39 anni dalla scomparsa di Peppino Impastato: “la nostra pena non ha testimoni”

9 maggio 1978, 9 maggio 2018. Oggi ricorre il 39esimo anniversario della morte di Peppino Impastato che dopo aver dedicato quasi una vita intera al giornalismo e alle sue denunce contro la Mafia, è stato ucciso in un attentato lunga lo tratta ferrata Palermo-Trapani da una carica di tritolo.

Nato a Cinisi, paesino di circa13mila anime del palermitano il 5 gennaio del 1948, Impastato nasce da una famiglia legata agli ambienti mafiosi palermitani. Da subito, tuttavia, cerca di allontanarsi dalle idee paterne affacciandosi sin da giovane alla politica. E’ subito malvisto dalla Mafia, fonda il giornale L’Idea Socialista che, dopo pochi numeri, viene chiuso. Siamo nel 65’, più o meno. Il nostro prese parte alla rivoluzione culturale di quel periodo, alle lotte studentesche e alle prime occupazioni, alle lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno.
La sua vita inizia a cambiare qualche anno dopo. Nel 1977 Giuseppe Impastato porta a termine il progetto di Radio Aut, un’emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi di Cosa Nostra.

Oggi sono 39 anni da quel nove maggio del 1978 in cui Peppino venne ucciso dalla mafia nell’indifferenza degli italiani e, come spesso accade, ci si dimentica tropo presto o si tende ad ignorare chi ha cercato – per una vita intera – di intraprendere una crociata contro qualcosa di più grande che spesso soffoca ed opprime le idee di tanti giovani e che continua, senza disturbo alcuno, nei propri comodi.
E come ha scritto in una delle sue poesia più famose ..

“Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni” ..

 

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Giuseppe Secondulfo

Mi chiamo Giuseppe Secondulfo e sono uno studente laureando in lingue e letterature straniere presso l’Università di Napoli l’Orientale. Amo scrivere di calcio, reportages, e di attualità estera di cui sono un grandissimo appassionato. Nel tempo libero amo leggere, guardare documentari sull’arte, la cucina, approfondire la conoscenza delle lingue straniere e viaggiare. Sono un appassionato, oltre che del calcio, anche di tennis e di basket.

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