A Cetara, nel regno delle alici e dei limoni

Dici Divina Costiera e pensi immediatamente alle sue bellezze paesaggistiche: ma le sue specialità gastronomiche, infatti, sono conosciute e apprezzate a tutti gli angoli del globo.

A cominciare da Cetara, patrimonio dell’Unesco, con l’intera Costiera Amalfitana, famosa per la sua colatura di alici, il gustoso liquido ottenuto dalla fermentazione del più famoso fra i pesci azzurri.

Cetara è sempre stato un paese di pescatori, non a caso il suo nome deriva dal latino cetaria, cioè tonnara.

Le origini del paese risalgono al primo MedioEvo, quando il suo territorio, quasi totalmente disabitato, apparteneva alla giurisdizione della città etrusca di Marcina, attuale Vietri sul mare, come riporta il Chronicon Salernitanum. Il primo insediamento marinaro risale invece alla seconda metà del IX secolo, quando una colonia di pirati saraceni si stabilì nella vicina Fuenti, scegliendola come base dove nascondere le proprie galee, per compiere incursioni lungo la costa.

I pescatori applicavano alle loro attività  il capitolo sulla ripartizione degli utili, menzionato nella Tabula Amalphitana, una raccolta di leggi marittime che prevedeva la divisione degli utili, derivanti dalla vendita del pescato, in tre parti uguali: una parte spettava al proprietario della barca, un’altra al comandante e la terza all’equipaggio.

Dopo l’assalto delle armate turche nel 1551, che fecero strage di chi non voleva imbarcarsi al loro servizio. Dopo quel tragico episodio, a seguito dell’ordine del Vicerè spagnolo di costruire lungo la costiera 19 torri di avvistamento per scongiurare il pericolo arabo, anche a Cetara fu innalzata una possente torre, la Torre Vicereale, oggi restaurata e adibita a Museo del mare, simbolo del paese.

Un antico ed autentico borgo di pescatori che ha preservato, nei secoli, il forte legame con le antiche tradizioni marinare. Una tradizione tuttora viva e presente nella realtà cetarese, che ne caratterizza fortemente l’attività economica e turistica, basate prevalentemente sulla pesca.

Grazie alla numerosa flottiglia di cianciole, dotate delle caratteristiche lampare, Cetara assicura un abbondante pescato di pesce azzurro, che viene sapientemente lavorato e conservato, sotto sale o sott’olio, dalle piccole industrie di conservazione del posto.

La gastronomia tipica di Cetara è infatti essenzialmente a base di pesce (tono e alici su tutti), ma il piatto tipico di punta, in questo che è sostanzialmente rimasto un borgo di pescatori, sono gli spaghetti con la colatura di alici, il liquido ricavato dalla fermentazione delle alici, rigorosamente pescate in primavera, e poi pulite, lavate e messe sotto sale, pressate con pesi diversi, e  messe a marinare negli orci. Si dice corrisponda all’antico “garum” dei romani, quella “salsa” liquida dal colore ambrato ricavata dal processo di fermentazione delle alici.

Ma poiché quello pescato nelle acque di Cetara viene considerato il miglior pesce azzurro di tutta la costiera, altro piatto caratteristico è il cosiddetto “cuoppo”, cioè il cartoccio contenente pesce fritto, soprattutto, ovviamente, alici.

Il piccolo gruppo di case arroccate in una verde insenatura rocciosa, la torre saracena che sorge sulla spiaggia, e il piccolo porto dove sono ormeggiati i gozzi dei pescatori, hanno fatto di Cetara il set naturale scelto da moltissimi registi: da “Sgarro alla camorra” e “Il mare non c’è paragone”, alla fiction “Capri”.

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