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Accadde oggi, l'omicidio di Francesco Ferdinando causa la Prima guerra mondiale nel 1914 - Cultura a Colori

Accadde oggi, l’omicidio di Francesco Ferdinando causa la Prima guerra mondiale nel 1914

Il nazionalista serbo Gravilo Princip uccide l’erede al trono d’ Austria Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este e sua moglie Sofia in visita a Sarajevo. La scusa perfetta per l’Austria di dichiarare guerra alla Serbia ed iniziare il primo conflitto mondiale.

La Russia interviene in favore della Serbia, l’Austria risponde con la dichiarazione di guerra alla Russia facendo scoppiare la I guerra mondiale.

Francesco Ferdinando e la moglie nel giugno del 1914 si trovano in Bosnia-Erzegovina per una visita ufficiale: passano in rassegna le truppe locali impegnate in un’esercitazione e successivamente, il 28 giugno 1914, giungono a Sarajevo. La data stessa scelta dall’arciduca, il giorno di San Vito, rappresenta una ricorrenza infelice: infatti in quel giorno, nel 1389, gli ottomani avevano pesantemente sconfitto l’esercito serbo, ponendo fine al loro dominio nei Balcani e creando le condizioni per l’annessione della Serbia all’Impero ottomano.

Ad attenderli tre giovani nazionalisti appartenenti alla giovane Bosnia, ma sostanzialmente pedine della Mano Nera. La Mano Nera è un gruppo nazionalista serbo nato nel 1911 sull’ onda della radicalizzazione ideologica seguita ai fatti del 1908-1909, ovvero l’annessione della Bosnia da parte dell’Impero Austro-Ungarico, alla quale sia la Serbia che la Russia avevano provato ad opporsi senza successo. Lo scopo dell’organizzazione, che si muove in segreto, è l’unificazione degli slavi del sud, cominciando dall’ annessione della Bosnia dove la minoranza serba era molto numerosa. ognuno di loro è armato di bombe a mano e revolver e possiede una dose di cianuro: una volta commesso l’attentato terroristico è infatti previsto che i congiurati si uccidano per non far trapelare nulla sulle responsabilità nel complotto.

Un primo tentativo viene fatto mentre i reali si recavano al municipio costeggiando il fiume. Il primo attentatore viene preso dal panico e non agisce, il secondo lancia una bomba a mano ma manca l’auto dell’arciduca colpendo una delle macchine del corteo. Gli ospiti dell macchina vengono solo feriti e le maestà reali portate di corsa al municipio. L’attentatore cerca di uccidersi buttandosi nel fiume ma data l’acqua bassa, non ci riesce e viene arrestato. L’arciduca chiede di poter visitare i feriti, nessuna precauzione straordinaria viene presa, nonostante ci fosse stato l’attentato. Unico accorgimento fu il cambio della strada che però non fu comunicato agli autisti. L’autista della macchina dei reali infatti intraprese la stessa strada precedente. Bloccato e redarguito sul da farsi, cambiò direzione e, prorpio mentre stava invertendo la rotta Gravilo Princip, fortunatamente nel posto giusto al momento giusto, ne approfittò per attentare nuovamente alle loro vite, stavolta riuscendoci. Gli attentatori furono condannati al carcere a vita in quanto minorenni. Solo l’organizzatore Danilo Ilić fu condannato  a morte.

I mandanti di questa operazione invece non vengono invece catturati: tuttavia, l’appartenenza dei giovani al gruppo della Giovane Serbia basta all’Austria-Ungheria come pretesto per mandare alla Serbia l’ultimatum che, di lì a breve, scatenerà la guerra in tutta Europa.

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