Agosto: in scena al Serra una donna soffocata dalle aspettative sociali
In Agosto, Simone Somma, che ne cura la regia, assieme a Roberta Astuti – che conferisce sembianze ed emozioni a Minnie, la protagonista – racconta la storia di una donna che ha deciso di vivere in un mondo frutto della sua immaginazione, per sfuggire al peso delle aspettative sociali che la schiacciano.
Lo spettacolo, realizzato con la produzione di Itaca Colonia Creativa, è in scena al Teatro Serra fino a stasera, domenica 30 novembre, alle 18:00
Un’area di comfort – soffocante come il mese torrido che dà il titolo all’opera – perdipiù con i climatizzatori spenti – che lei si illude la possa proteggere e sia fatta a sua misura.
“Quando ho scritto Agosto – racconta Simone – non pensavo necessariamente che la potagonista dovesse essere una donna e non avevo la pretesa di parlare di tutto l’universo femminile. Mi era venuta incontro la figura di una donna specifica, che non trae alimento da una persona reale, bensì da una serie di insicurezze che appartengono o sono appartenute a me. Fragilità come il senso di solitudine; l’aver paura; il senso di colpa; la dipendenza affettiva. Emozioni che ognuno di noi può avere dentro”.
Con Agosto Simone si misura con quello che è il fondamento del teatro, cioè l’empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro da sè.
“Per me – spiega – Agosto è stata una sfida, perché era davvero interessante pensare di scrivere, mettendosi nei panni di una donna. Di pensare come una donna”.
Nell’ultimo periodo – richiamando le parole del regista – il teatro parla molto di violenza di genere.
“Io credo – ribadisce – che di violenza debba parlare chi la vive o la cronaca, che è deputata a esporre i fatti. L’opera artistica ha un altro obiettivo. Riveste anche un ruolo sociale, ma non è il suo fine, anche se indubbiamente ci può essere un intento di denuncia”.
Secondo le parole di Simone, narrare una serie di dinamiche attraverso la voce di una donna sarebbe risultato emotivamente più impattante, perché socialmente le figure muliebri sono maggiormente schiacciate dalle aspettative sociali, frutto di dinamiche di potere e di privilegi tipicamente maschili, che si iscrivono in una radicata sovrastruttura culturale, che genere effetti perversi, come per esempio il fenomeno del soffitto di cristallo, che frappone barriere invisibili alle aspirazioni di carriera femminili.
“Alcuni temi impegnati e impegnativi – ribadisce Somma – possono essere trattati attraverso lo strumento del paradosso e il senso del grottesco. Io punto a decostruire, sin dall’inizio, alcuni stereotipi. Per esempio, la convinzione che una sorte angosciosa possa capitare solo a una donna brutta. Minnie è una bella donna e viene trattata da tale”.
Il ricorso a una miscela di grottesco e paradossale consente di avvicinarsi progressivamente al nucleo di senso e significato da un’altra prospettiva.
“Il pubblico – rincara la dose l’autore – non sa se ridere o piangere e resta spiazzato rispetto alla reale identità del fidanzato della donna“.
Minnie è letteralmente schiacciata dalle aspettative sociali, cui lei sente di non poter rispondere senza tradire i propri sogni e gli altrui bisogni.
“Si rifugia in un mondo immaginario – racconta Roberta Astuti – del tutto sganciato dalla realtà. Lì riesce a respirare e si percepisce vincente. È molto sola, immersa in un’atmosfera che le impedisce di stringere relazioni autentiche“.
In Minnie confluiscono, secondo la Astuti, molti di quelli che sono i conflitti degli artisti: la ricerca di una perfezione assoluta, una tensione reiterata all’infinito, perchè il raggiungimento di ogni traguardo, per quanto ambizioso e grande, finisce per rappresentare una grandezza comunque incompleta.
L’attore – e ogni artista – convive con una precarietà lavorativa ed esistenziale che innesca un loop di illusione e delusione.
“Voglio proprio bene a questo personaggio. In lei c’e molto di me. Una sovrapposizione parziale che mi sorprende e mi entusiasma“.
Ph. Simona Pasquale e Natale Verdicchio













