Airbnb, il Tar boccia il ricorso

Il noto portale dovrà riscuotere la cedolare secca e comunicare il nome dei locatari e i relativi redditi.

Dopo una lunga battaglia il Tar del Lazio con la sentenza n. 2207/2019 ha respinto le richieste di Airbnb che finora si era rifiutata di riscuotere la cedolare secca sulle locazioni brevi e comunicare all’Agenzia delle Entrate i nomi degli host e i dati dei contratti. Airbnb ha subito annunciato che farà ricorso al Consiglio di Stato.

A commentare subito l’esito della sentenza Federalberghi: “Non ci sono più alibi per chi, da quasi due anni, si prende gioco delle istituzioni: Airbnb deve riscuotere la cedolare secca sulle locazioni brevi e comunicare all’Agenzia delle Entrate i nomi dei locatari e i relativi redditi”, si legge in una nota. Federalberghi stima anche che “nei primi diciotto mesi di (mancata) applicazione dell’imposta Airbnb abbia omesso il versamento di più di 250 milioni di euro”.

 Il ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio ha commentato l’accaduto dicendo: “la sentenza del Tar conferma quanto abbiamo sempre sostenuto: la lotta all’illegalità, che sta investendo e danneggiando il turismo, è prioritaria per il rilancio del settore. Il nostro impegno è costante, lavoriamo insieme alle Regioni per trovare una soluzione”.

Non tarda la risposta di Airbnb. “Siamo delusi dal pronunciamento del Tar del Lazio e intendiamo fare ricorso presso il Consiglio di Stato, anche ai fini dell’eventuale interessamento della Corte di Giustizia Europea”. Per la piattaforma online, si tratta di una pronuncia che punisce “chi non usa il contante”.

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