TEATRO

Anagnorisis: la donna del mito alla ricerca della sua identità al Serra

Con Anagnorisis, Francesca Esposito porta in scena al teatro Serra – dove tornerà stasera 19 aprile alle ore 18 – un’opera concettuale, coraggiosa ed ambiziosa.
Volevo scrivere qualcosa sul mito e sulla classicità. L’azione che vediamo dipanarsi sul palco – racconta Francesca – segue le fasi del processo ideativo e creativo. Anche il mio incipit: ‘Siete pregate’ crea un effetto di straniamento, perchè cerca di declinare l’universalità della lingua italiana al femminile “.
Il suo scopo ulteriore è quello di lottare – attraverso le parole – contro una società che da sempre relega la donna a un ruolo subalterno, come madre, sorella,compagna, moglie di un uomo.
Sempre una figura comprimaria in un racconto che non le appartiene. Sempre destinata a emergere lottando contro qualcosa o qualcuno e mai per sè stessa e il proprio valore intrinseco . Spesso costretta a fuggire e a nascondersi. A irrigidirsi in ruoli fissi e preconfezionati, piuttosto che nutrire sè stessa e splendere attraverso i molteplici sì detti alla vita. In lotta perenne con una società in cui, nonostante le donne cerchino di portare la voce pensante di uno sguardo alternativo, le schiaccia con la forza dell’imposizione, della violenza e della sopraffazione.
Le attrici in scena – Anna Bocchino e Adriana D’Agostino – attingono a piene mani al linguaggio del metateatro, in cui la forma, come sottolinea la Esposito si sdoppia, rivelando in controluce le trame del processo creativo, instaurando un parallelismo tra le due dimensioni e alternando stili espressivi, registri stilistici, toni e gestualità, per raccontare della loro ricerca di una donna universale.
In un gioco teatrale, le attrici si scambiano le identità e, assieme alla drammaturga, rappresentano i tre stadi di maturazione dell’io – bambino, genitore e adulto, in un rapporto di ribellione, di acquiescenza e di analisi trasformativa della realtà fattuale – tipici dell’analisi transazionale.
È un rinnovato modo – continua Francesca – per interrogarsi sul modello, che si spezza perchè non può dire tutto in un unico modo“.
Ma le donne che incontrano – la Dafne di Apollo; la Medea di Giasone, che rivela e rompe i tabù sulla maternità, dei suoi inconfessati e inconfessabili conflitti; l’Antigone di Polinice, Creonte e Ismene – vivono, come in un gioco di specchi, le infinite variazioni e declinazioni di una storia unica e insieme molteplice.
Quella che si nutre di un tentativo di ribellione. Della voglia di dire No. Del legittimo desiderio di percorrere strade diverse da quelle imposte. Di affermare il coraggio e la capacità di dissentire. A volte, sono le stesse donne a essere nemiche di sè stesse e delle proprie sorelle… L’universalità del racconto si nutre di storie singole. Di dolori acuti e profondi in cui ognuna immerge sè stessa. Gli allestimenti scenici sono pochi e minimalisti.
È una foresta di specchi – spiega l’autrice e regista-. Un ammasso che diviene lineare. È la fonte generativa del processo creativo, il nucleo da cui le attrici attingono oggetti e idee. È il centro propulsivo, che a ben vedere richiama a sè le figure materne“.
Mattoni che, da vasi dove germogliare e nutrire radici forti e foglie splendenti, divengono tomba. Foto che diventano specchi, che fanno dialogare l’interno con l’esterno e che proiettano e moltiplicano l’eterno ripetersi della stessa narrazione che si frantuma e si moltiplica. Le pareti dello stesso teatro divengono l’antro in cui le donne vengono private della loro luce, del loro respiro, anche se continuano a cercarli affannosamente

Le donne – strette e quasi soffocate nei costumi di scena –  appaiono contemporaneamente imprigionate in un’armatura che non permette loro di esprimere sè stesse – in dialogo costante tra struttura e sovrastruttura – e nude, scarnificate, esposte al giudizio altrui.

Lo spettacolo mette insieme nuda verità del pensiero, intensità e leggerezza.

Il teatro Serra si conferma un palco coraggioso, capace di dare voce a storie scomode, ma vere, autentiche e attuali.

Ph. Simona Pasquale

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