Antonio Russo e lo studio dell’emicrania. A Napoli il Greppi Award

Il 12% della popolazione italiana, circa 6 milioni di persone, soffrono di emicrania. In prevalenza si tratta di donne. Sono numeri molto importanti a cui spesso si associa le difficoltà delle persone che non sano come affrontare il problema. A Napoli il problema viene affrontato dal Centro Cefalee dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli coordinato dal dottor Antonio Russo della I Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia diretta dal professore Gioacchino Tedeschi. Il Centro Cefalee si occupa di attività clinica e di terapie di fase avanzata, di sperimentazione di nuovi farmaci e progetti di ricerca finalizzati alla comprensione del funzionamento del cervello emicranico.

Dottor Russo ci parla dei nuovi protocolli di ricerca sull’emicrania?
Il nostro gruppo di ricerca ha come obiettivo la comprensione dei meccanismi che predispongono il cervello a produrre attacchi di emicrania e questo lo facciamo utilizzando una particolare Risonanza Magnetica che definiamo “funzionale” perché permette di studiare oltre alla struttura del cervello anche come “funziona”. In questo momento uno dei nostri obiettivi principali è di studiare quegli aspetti dell’emicrania diversi dal dolore. Mi spiego meglio: l’attacco di emicrania oltre alla fase dolorosa ha anche altri sintomi come il fastidio per le luci e per i rumori, la difficoltà di concentrazione o la famosa aura emicrania, cioè quei fastidi alla vista che i pazienti sperimentano immediatamente prima di un attacco di emicrania.

Poco tempo fa il dottor Russo ha ricevuto un premio internazionale proprio sul fenomeno dell’aura emicranica, testimoniando il grande lavoro che si sta svolgendo nella nostra città. Ci parla del riconoscimento che ha ritirato?
Il premio che è stato conferito al nostro gruppo è in effetti molto prestigioso. Il “Greppi Award” che ho ritirato recentemente ad Atene insieme al prof Tedeschi, al prof Tessitore ed al dott. Silvestro nel corso del congresso della European Headache Federation, è considerato tra i massimi riconoscimenti al mondo nell’ambito della ricerca scientifica sulle cefalee ed è per noi un grande privilegio essere annoverati tra i neuroscienziati che hanno rivoluzionato la conoscenza nel campo delle cefalee. Il nostro lavoro ha chiarito un aspetto fino ad oggi sconosciuto e cioè la relazione esistente tra il disturbo visivo ed il mal di testa in corso di emicrania con aura. I nostri risultati hanno evidenziato, in maniera sorprendente ed inattesa, il ruolo del cervelletto, una parte del nostro cervello fino a poco tempo fa considerata coinvolta solo nei movimenti. Oggi sappiamo che il cervelletto gioca un ruolo importante anche nel dolore emicranico.

Come un paziente viene messo nel gruppo di sperimentazione?
I nostri pazienti sono sempre molto attenti ed interessati alla possibilità di far parte di una sperimentazione sia che riguardi la Risonanza Magnetica Funzionale sia che riguardi nuove strategie terapeutiche. In particolar modo i pazienti affetti da forme più severe di cefalee, spesso farmacoresistenti, si propongono per testare i nuovi farmaci a disposizione. Purtroppo non sempre i pazienti che si rendono disponibili possono sperimentare i farmaci di nuova generazione, perché i criteri di selezione sono molto stringenti. Ad esempio, per lo studio degli anticorpi monoclonali per i pazienti affetti da emicrania il nostro Centro Cefalee era tra i pochissimi Centri Cefalee italiani a poterli somministrare: purtroppo abbiamo dovuto negare la somministrazione a molti pazienti che avrebbero voluto essere tra i primi a provare l’efficacia del farmaco.

In che modo come equipe vi state muovendo e di che numeri di pazienti parliamo?
Il Centro Cefalee dell’Università Luigi Vanvitelli gestisce una popolazione di pazienti molto numerosa. Parliamo di circa 4000-5000 visite all’anno, cui vanno aggiunti i ricoveri per le cefalee più complesse da diagnosticare o da curare. Nel corso degli ultimi anni si sono rese necessarie alcune modifiche anche organizzative del Centro, sulla base dell’utilizzo di terapie di fase avanzata che richiedono modelli organizzativi più complessi. Attualmente noi gestiamo un ambulatorio di prime diagnosi, un ambulatorio di visite di controllo, un ambulatorio di terapie di secondo livello ed un ambulatorio di pazienti affetti da cefalee farmacoresistenti.

Che incidenza ha l’emicrania sulla vita delle persone?
 Il carico personale, familiare, sociale e lavorativo dei pazienti emicranici è davvero molto pesante. Il paziente emicranico non sente mai di essere padrone della sua vita, poiché il mal di testa può esordire in qualsiasi momento mandando all’aria programmi e progetti, dalla serata con gli amici ad un importantissimo viaggio di lavoro. Consideri che la metà dei pazienti emicranici deve chiedere al coniuge di svolgere le attività domestiche come tenere pulire la casa, fare il bucato o cucinare; che più della metà dei pazienti emicranici non riesce a partecipare ai festeggiamenti in occasione dei compleanni o degli onomastici dei propri figli, o alla cena di Natale; che 4 emicranici su dieci non riescono a passare del tempo o a fare i compiti insieme ai propri bambini, i quali spesso devono prendersi carico delle attività domestiche in vece del loro genitore emicranico. Spesso gli emicranici devono rinunciare alla loro carriera professionale a causa dei loro mal di testa o a molti giorni di lavoro con una riduzione significativa del guadagno,dello stile e del tenore di vita.

La sensazione di spaesamento del paziente che si trova ad affrontare sofferenze giornaliere in che modo può essere affrontata?
Spesso i pazienti sentono la mancanza di una relazione terapeutica che posso dare loro la forza per sostenere la fatica di essere emicranici, più che una terapia più o meno efficace. Purtroppo oggi si ha la tendenza ad avere delle prestazioni mediche, magari anche elevate dal punto di vista tecnico-scientifico, ma prive di alcuna empatia. La relazione con il paziente emicranico, al contrario, è proprio il trionfo della medicina narrativa, il paziente vuole raccontarsi, vuole scoprire che i propri sintomi sono riconosciuti, compresi ed infine curati. Infine, il paziente emicranico deve essere sostenuto nel suo percorso soprattutto quando esso sia ricco di sconfitte… bisogna evitare che il paziente si demoralizzi e spiegargli che l’emicrania è una malattia che si cura e per farlo abbiamo molte armi a nostra disposizione.
Spesso, si riesce anche a comprendere che alcune cefalee hanno un significato più profondo, psichico ed emotivo; l’emicrania ad esempio può inviarci dei messaggi che probabilmente, senza il sintomo cefalea, non saremmo riusciti a ricevere.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura a Colori