Era il 9 novembre 1989 un giovedì, che cambiò la Storia del XX secolo. 

Il muro di Berlino era il simbolo della cortina di ferro, della divisione ideologica, politica ed economica che, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha spaccato l’Europa in due. Per 28 anni ha separato non solo una città, ma anche una nazione e un continente. Il 9 novembre 1989 è finalmente crollato sotto i colpi di una rivoluzione pacifica, che ha cambiato per sempre la storia dell’Europa.

Quella “notte” cominciò quasi alle sette di sera a Berlino Est dove Günter Schabowski, ministro della Propaganda della Ddr (la Germania Est), sta tenendo una conferenza stampa. Tra le domande, c’è quella posta da Riccardo Ehrman, il giornalista italiano corrispondente dell’agenzia di stampa Ansa. L’oggetto è una nuova legge più permissiva per i viaggi all’estero che, fino a quel momento, per i cittadini della Germania Est erano possibili solo in casi eccezionali. Schabowski assicura che i permessi si sarebbero potuti chiedere «senza condizioni, anche per semplici motivi turistici e per rapporti di parentela». Ehrman lo incalza: «Da quando?». E il ministro risponde: «Da subito». I berlinesi dell’est interpretano la risposta come l’autorizzazione ad oltrepassare il Muro e si accalcano verso i posti di frontiera fra le due parti della città. Le guardie, colte di sorpresa da un afflusso così massiccio, chiesero ordini su come comportarsi ma comunque permisero a tutti di passare senza controlli, da lì a poche ore, il Muro iniziò a essere abbattuto.

La sera stessa a Kurfürstendamm, grande viale di Berlino Ovest, vengono offerte bevande gratis ai berlinesi dell’Est. Festeggiamenti, abbracci, famiglie riunite.

Indimenticabile il concerto del 21 luglio 1990 di Roger Waters, ex leader dei Pink Floyd, che sulle note di “The Wall” suggella a tutti gli effetti la caduta del Muro.

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