Break Catena: un inno all’emancipazione femminile
Break Catena è il titolo dello spettacolo che ha inaugurato la rassegna Teatro alla deriva al Giardino, diretta per il XV anno dal direttore artistico Giovanni Meola.
Ma è anche un’esortazione a rompere le catene che tengono le donne assoggettate. Che le snaturano e che le schiavizzano. Un ribaltamento e una messa in discussione di tutto l’impianto della favola classica occidentale, proposti e realizzati dal regista e drammaturgo Ferdinando Smaldone, coadiuvato in scena dalla forza espressiva e trasformativa delle attrici Chiara Vitiello e Noemi Pirone.
“Quella proposta in scena – spiega il regista – è una rivoluzione narrativa che va ben oltre la rivoluzione culturale. Per creare quest’opera ho letto alcune delle principali favole classiche, onde rintracciarvi elementi comuni e di sovrapposizione. Nella fase successiva, le ho riscritte mettendo in evidenza come la donna, l’elemento femminile, possa affrancarsi dallo strapotere maschile attraverso un processo di risveglio ed emancipazione“.
Quest’opera non è la prima né risulta isolata, bensi rientra in un progetto al femminile che ha visto mettere in scena un lavoro sulle donne di Stefano Benni. Nel 2015 Le Piccole Donne, proprio nell’ambito della rassegna del Teatro sulla zattera. Ancora: un adattamento sulla censura operata nei confronti della figura femminile, tra passato e contemporaneità.
Le protagoniste rappresentano delle donne che cercano di sottrarsi al diktat del “devi vivere secondo le altrui aspettative” o, meglio, di trasformarlo in un “devi vivere la vita a modo tuo“, al di fuori d un sistema di regole costituito di tipo patriarcale.
Le due “principesse” si incontrano presso il bar Timeless, il luogo – al confine tra due mondi – dove il tempo si ferma per poi ricominciare. È gestito da Peter Pan, che – come sottolinea il drammaturgo – rappresenta l’elemento maschile, ma anche colui che ha scelto consapevolmente di rimanere un bambino.
In questo luogo sospeso a livello spazio- temporale, le protagoniste prendono coscienza della loro reale condizione di sopraffazione, ma anche del loro legittimo anelito all’emancipazione.
Riescono, però, a dichiararlo solo attraverso (e nascondendosi dietro) il medium dell’alcool. Uno stato di alterata coscienza che, in qualche modo, legittima e giustifica quello che viene decodificato come uno sfogo e non come una presa di piena consapevolezza, frutto del coraggio di essere sè stesse.
“In realtà – spiega il regista – si tratta di una proiezione della loro mente. Biancaneve guarda sè stessa attraverso lo specchio e Cenerentola si osserva attraverso il baluginio di una candela che illumina il buio della soffitta che idealmente la imprigiona. Sono una sola anima divisa in due corpi, connesse da una relazione implicita. Ho cucito questa storia non sulle persone in sè, ma sul potenziale attoriale di Noemi e di Chiara, che conosco come attrici da lungo tempo”.
Per essere rappresentata al Giardino dell’Orco, al calar della sera, l’opera è stata oggetto di una messa in scena “rischiosa”, en plein air.
“Inizialmente – racconta Smaldone – abbiamo rappresentato lo spettacolo al teatro Rostocco, in uno spazio chiuso, costruendo un’atmosfera buia, claustrofobica e una messa in scena minimale. Le protagoniste, pur credendosi libere ed emancipate, sono ancora vittime di gabbie mentali e vincoli sociali. Per questo, abbiamo proiettato l’ombra delle gabbie a terra, che assomigliavano, peraltro, alle mura del palazzo“.
Le gabbie sono costituite dalle aspettative sociali e di ruolo riassunte in una frase ripetuta ossessivamente con tono cantilenante “Strizza, lava, stira, sprizza“.
Un cantilena, dal ritmo ipnotico, che descrive il destino coattivo di ogni donna subalterna al potere costituito, costretta a vivere all’ombra di qualcun altro, mentre la sua luce interiore di offusca e si spegne.
Quindi loro dovranno imparare ad ascoltare i loro reali bisogni e rompere le catene, con la consapevolezza che essere davvero libere implica riportare delle ferite e delle cicatrici.
Noemi e Chiara sono forti, intense, autentiche fino alle lacrime e incarnano appieno un progressivo, e talvolta doloroso, processo di coscientizzazione. Quello che ci rivela che si può vivere senza sapere sin dall’inizio chi si è (è abdicando a quello che gli altri si aspettano o vorrebbero imporci di essere).
Ma anche che l’happy end, il finale delle favole classiche “e vissero felici e contenti”, nasconde una profonda violenza emotiva che ogni giorno si perpetra tra le mura domestiche silenziosamente.
Cosa fare allora? Semplicemente vivere per sè stesse, per volare solo per il puro piacere di poterlo farlo senza perseguire obiettivi eteroimposti.
Portatrici di un messaggio educativo di autentico risveglio, da sussurrare dolcemente a tutte le bambine del mondo che ancora vengono socializzate ad aspettare il principe azzurro che le salverà con un matrimonio fiabesco.
Risvegliarle dicendo loro che si può vivere solo per sè stesse, anche con qualche capello fuori posto e le unghie non laccate.
Che esiste una grande differenza tra l’essere salvate e il risvegliarsi in uno stato di autentica libertà.
il prossimo spettacolo si svolgerà stasera, domenica 12 luglio alle 19:00. Si tratta de Le Preziose ridicole di Molière, per la regia di Giovanni Meola.
Uno dei primi testi dello scrittore francese, ancora poco conosciuto. Un’interessante messa in scena che ricorre allo strumento del metateatro, dove tutti i protagonisti, piano piano, mostrano la loro intrinseca animalità, sotto la superficie antropomorfa.
Poi sarà la volta di Flo, cantante di respiro internazionale, che porterà sul palco un’opera dedicata a un grande protagonista della canzone classica partenopea: E. A. Mario.
Sarà accompagnata da un bravissimo polistrumentista e fisarmonicista, Francesco Di Cristofaro.
Una Chimica musicale perfetta, frutto, forse, di una magica congiunzione astrale.
Infine toccherà, il prossimo 26 luglio, alla rivisitazione di un topos della drammaturgia internazionale; l’Amleto che diventa un Amleto Annascunnuto.
Il regista, Mario Autore, si affida allo strumento della farsa napoletana e lo rivisita.
il fil rouge di questa edizione, come sottolinea lo stesso Meola, è il fatto di portare in scena opere giovani e giovanissime – tutte debutti o semidebutti, che si confronteranno, in questa seconda edizione che si svolge al Giardino dell’Orco, con un pubblico più ampio e trasversale.
Un filo rosso ancora più sottile, ma tenace, è costituito dall’ronia che permea ognuna di queste opere e viene declinata nei suoi vari volti.
Ph. Marika Moretti










In una società, ancora in parte troppo patriarcale, quest’ opera può essere un risveglio delle coscienze non solo femminili, ma anche e soprattutto maschili.
Le due attrici hanno rappresentato egregiamente quella che è la condizione del genere femminile fragile, e ancora troppo annichilito, di fronte a quella che possiamo definire illusoria superiorità maschile.
Il regista, ancora una volta, è stato bravissimo. Complimenti a tutti ❤️