Brexit, banche e aziende in fuga

Grande clima di incertezza in Gran Bretagna, dove l’ipotesi di un “no deal” mette in fuga banche e aziende. 

A preoccupare gli imprenditori e manager che operano in Gran Bretagna non è solo il divorzio di Londra con l’Unione europea, ma anche le modalità della separazione. Nel novembre scorso, un report del governo sottolineava che con un piano Brexit come quello della premier Theresa May, l’economia del Paese sarebbe stata del 3,9% più piccola; diversamente, con un ritiro senza accordo, la Gran Bretagna avrebbe perso il 9,3% del suo prodotto interno lordo nei prossimi 15 anni.

Dopo la disfatta di May alla Camera dei Comuni, l’uscita dall’Unione senza un accordo certo, diventa sempre più possibile e così l’incubo di nuove barriere commerciali e costi più alti per le compagnie impedisce sogni sereni alle grandi aziende.

La Sony ha annunciato di trasferire la sede legale delle sue attività europee ad Amsterdam, abbandonando così Londra. E non è la sola, visto che già Panasonic aveva detto nell’agosto scorso che avrebbe spostato la sua sede legale europea in Olanda.

A fronte di tali annunci, la compagnia di navigazione P&O ha annunciato che registrerà la sua intera flotta di traghetti che attraversa la Manica sotto la bandiera cipriota, deponendo i vessilli britannici. Da Londra fuggono anche le grandi banche americane, come JP Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup negli ultimi tempi hanno pensato di spostare circa 250 miliardi di euro a Francoforte.

“Se c’è una Brexit senza accordo, noi di Airbus dovremo prendere decisioni potenzialmente molto dannose per il Regno Unito”, ha affermato ieri il Ceo di Airbus, Tom Enders, che in un video ha sottolineato il timore per gli impianti del colosso di aeromobili nel Regno Unito, che potrebbero non sopravvivere a una rottura tragica dell’armonia comunitaria, da cui dipendono legami commerciali e catene di distribuzione. “Se non ci dovesse essere un accordo per la Brexit, noi di Airbus dovremmo fare delle scelte potenzialmente dannose per la Gran Bretagna”.

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