Bufala Village: valorizzazione della storia e della cultura del territorio casertano
Una tre giorni dove l‘oro bianco è stato declinato in mille sfumature di gusto e di consistenza con il menu bufalino e numerose varianti alla carta.
E’ il Bufala Village, che ha animato – dal 19 al 21 settembre – il polo fieristico A1 Expò di San Marco Evangelista (CE).
Un incontro di tipicità per esaltare le eccellenze del territorio e la sua vocazione.
Se con il casatiello con la salsiccia, sua maestà risulta essere il maialino casertano; nei primi alcuni formati di pasta tipici – come gli strozzapreti, le mezze maniche o i conchiglioni – hanno incontrato il gusto corposo e morbido della stracciata e della ricotta, ma anche l’aroma intenso di un ragù “pappuliante“.
Con i secondi via libera a panini, pizze, mozzarellone, hamburger e tagliate.
Nel dolce ritroviamo la leggerezza spumosa del latte di bufala che arricchisce la pasta porosa del più tipico dei dolci: il babà.
Ma il Bufala Village ha avuto numerose frecce al suo arco: la fattoria didattica con i cavalli, i pony e gli asini arabi; i volatili ornamentali – dai pavoni alle oche, passando per numerose razze di galline dal piumaggio variopinto.
E poi loro: le bufale, animali mastodontici ma mansueti, dal lucido pelo scuro.
Un modo per far scoprire e riscoprire a bambini e famiglie il contatto con la natura e le varie fasi di una sana filiera alimentare.
Anche la parte di spettacolo e intrattenimento è un inno alla cultura campana e alla valorizzazione delle radici meridionali.
L’intervista ad Antimo Caturano, presidente del polo fieristico A1 Expò
D. Qual è stata l’affluenza?
R. Oltre le più rosee aspettative. Siamo partiti con tanto entusiasmo ma con i pieni saldati a terra. È importante che la gente abbia recepito il messaggio, ossia un evento per la valorizzazione della bufala mediterranea italiana che comprendesse anche un palinsesto artistico, ma che è parte integrante di un discorso ben più complesso ed importante.
D. Com’è composto il target?
R. Il target di Bufala Village è riferito certamente alla famiglia ed in modo particolare ai bambini ed in effetti la manifestazione è su misura di bambino. Ma gli show cooking, gli animali presenti e gli spettacoli che si susseguono hanno portato un pubblico decisamente trasversale, magari accomunato dalla passione per la mozzarella di bufala e per la birra artigianale.
D. Si punta sulle eccellenze e il prodotto tipico. In che modo l’iniziativa si gemella con il territorio e le sue realtà produttrici?
R. Hai colto perfettamente il punto focale: Bufala Village è correlato alla perfezione con la nostra amata Terra di Lavoro e, sicuramente sono di parte perché sono un casertano, qui abbiamo la mozzarella più buona del mondo. Le eccellenze dei nostri allevamenti, però, sono oggettivamente delle eccellenze a livello internazionale e tali sono riconosciute. Noi, con tutta l’umiltà del mondo, cerchiamo di dare il nostro contributo affinché la promozione di queste straordinarie realtà possa avere l’eco che merita.
D. Il format è in ideale continuità con quello partenopeo o si propone di fornire all’area casertana un’alternativa con sue peculiarità?
R. Rispettiamo tutte le manifestazioni che fanno del bene al territorio, ma penso che il Bufala Village non possa costituire l’alternativa ad alcuna manifestazione, perché siamo un prodotto originale e portiamo in auge la “casertanità”, in particolar modo, ma strizzando l’occhio alle eccellenze che insistono sull’intero territorio campano. Quindi, anche le realtà del Cilento sono benvenute nel nostro evento. Inoltre, sappiamo bene che la competizione non può che fare bene all’intero indotto della filiera bufalina.
D. La parte artistica ha un suo fil rouge?
R. La parte artistica sicuramente funge da richiamo per i visitatori ed è determinante per una campagna di comunicazione più allettante. Abbiamo individuato un palinsesto musicale che potesse mixare in maniera trasversale alcune significative rappresentanze made in Campania: Tony Tammaro, artista ironico, mai volgare, e sempre più attrattivo, Suoni Antichi – I Bottari di Macerata Campania che hanno un legame viscerale con il territorio e che si sposano perfettamente con i valori del Bufala Village. Infine abbiamo affidato la conclusione della VII edizione agli Arteteca per una chiusura in leggerezza ed armonia.
Un po’ di storia
Gli allevamenti di bufala sono tipici dell’area casertana.
La mozza, una pasta filata ammorbidita in acqua calda, fattore che ne aumenta la lavorabilità, viene prodotta sin dal 1600 dai monaci dell’Abbazia di San Lorenzo a Capua.
Il radicamento e l’espansione territoriale di questo tipo di allevamento affonda le radici nelle decisioni di Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando. Infatti, se Ferdinando a S. Leucio aveva deciso di fondare Ferdinandopoli – una città a lui dedicata che avrebbe compreso nel suo perimetro un opificio e un villaggio operaio regolato da leggi eque – nella Reggia di Carditello – e poi a Capodimonte – i Borbone avevano strategicamente optato per impiantare allevamenti di bufale, atti a fornire mozzarella, ricotta e latte freschi tutti i giorni alla cittadinanza.
Inizialmente questi allevamenti sono diffusi solo a Napoli e a Salerno, perché associati ad aree paludose e malsane, ma si estendono progressivamente grazie anche al fatto che le bufale – rispetto ad altre varietà bovine – risultano più forti e resistenti a numerose malattie.
Le foto sono state fornite dall’Ufficio Stampa





