E’ scattato il conto alla rovescia per l’appuntamento in musica di stasera, sabato 6 novembre, a Sala Ichos con il cantautore Canio Loguercio.

Con lui sul palco Giovanna Famulari al violoncello, Luca De Carlo alla tromba, Massimo Antonietti alle chitarre, Bruno Zoia al contrabbasso e Luca Caponi alla batteria.

Protagonisti in note alcuni brani tratti dal suo ultimo album Ci stiamo preparando al meglio ( Squilibri Editore), composto da 10 tracce, di cui 5 inedite.

“C’è sempre qualcosa di meglio per noi tutti che potrebbe arrivare – evidenzia Canio – anche solo tra un minuto o un’ora. Tutti siamo chiamati a coltivare un progetto, seppur piccolo”.

Un lavoro discografico che affonda le radici in un’immagine che si staglia nitida nei ricordi: due vecchini che in un letto d’ospedale si stringono forte la mano, dicendosi, vincendevolmente, che si stanno preparando al meglio.

Un salto di consapevolezza, che si snoda attraverso un gioco di scatole cinesi, che, per certi versi, ricorda i voli del gabbiano Jonathan Livingston.

“Il Covid – continua Loguercio – ci ha ricordato la nostra finitudine e che ‘siamo tutti sotto al cielo’. Proprio per questo è davvero bello poter recuperare il contatto e lo scambio energetico con il pubblico, ma senza mai dimenticare il senso di responsabilità collettivo, che dovrebbe farci uscire fuori da un’ottica meramente individualista”.

Loguercio richiama anche un necessario apprendimento del senso del limite, inteso in senso etico come freno alla vanità e alla cupidigia.

I brani sono intrisi da un senso di malinconia, quasi un inno alla nostalgia, afflati privi però di rimpianto,

“Il passato di cui si può avere nostalgia – evidenzia il cantautore – è un prezioso patrimonio cui attingere. Infatti, si setaccia il proprio passato per attingere forza e muoversi verso il futuro”.

Un antidoto, quindi, alla stasi, alla tentazione di fermarsi e ristagnare.

Un cenno merita anche il gradito ritorno a Sala Ichos, un luogo sia interno che esterno, a livello di risonanza, che sa farsi scenario di un’esperienza partecipata.

“Nei miei testi trova sempre spazio il senso del fare insieme. Penso, per esempio, alla mia versione collettiva de La compagnia di Battisti o a quella dell’Incontro di Guccini. Con alcuni luoghi, come Sala Ichos, si è sviluppato un peculiare sentimento di autentica intimità, con uno scambio di vibrazioni. Io ho iniziato suonando nelle case. Mi piace pensare, quindi, che il teatro possa essere percepito e vissuto come una casa”.

Una casa della cultura ma anche un rifugio per le anime che sono in cerca della loro traiettoria e che si nutrono di scampoli di poesia, come quella che pervade le canzoni di Canio.

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