Caro diario,

è il settembre nero. Un 2017 che si lascia l’estate alle spalle e confluisce in un autunno che più caldo di così certamente non potevamo aspettarcelo. In Europa c’è la psicosi Isis (o meglio Is), lotta al terrore contro la causa araba mentre in Corea del Nord si decidono le sorti del pianeta Terra.

In ordine di importanza: a Londra scoppia una bomba caricata con gas ustionante in metro. Nell’orario di punta una trentina i feriti e nulla più, città blindata per giorni proprio mentre si discute di Brexit. Rinviata? Rinviabile? Sicuramente il Regno Unito vuole chiudere le frontiere indiscriminatamente. Nell’Asia orientale Kim Jong-un non smette di minacciare il mondo, la Cina offre un appoggio velato perché detiene una grande quota del debito americano e le scelte del dittatore fanno impennare i mercati arrivando a saldare quel deficit. Giorno dopo giorno, un test nucleare dopo un altro, Donald Trump si fa sempre più irrequieto ed alle Nazioni Unite, davanti ai delegati di tutti gli stati del mondo, minaccia in ordine: Corea del Nord, Iran (con il quale l’amministrazione Obama tanto aveva lavorato in direzione distensiva) e tutti gli stati dell’america latina con Venezuela in testa. Il messaggio: state al vostro posto.

Nell’Italia che crolla a pezzi sotto scosse di terremoto (come accade ad Ischia che però è un caso montato ad arte), si sviluppa la vicenda politica delle prossime elezioni. Grillo sceglie Luigi Di Maio come candidato premier, poi monta una farsa di primarie con altri candidati fittizi, e gli offre le chiavi della rappresentanza pentastellata in Parlamento. Come mai a quelle primarie Di Battista e Fico si sono autoesclusi? La risposta la dà Maurizio Crozza il venerdì sera nel suo show presentando il nuovo sistema operativo targato Grillo: De MaIos (scimmiottando Ios). L’Italia che vorremmo dall’uomo che per dieci diverse domande, come la giri e la rigiri, ha sempre e solo una risposta.

Ci stiamo preoccupando tutti per la povera Spagna. Nemmeno il tempo di uscire dal franchismo del 1975 e già l’incubo ritorna. Quella tovaglia che si chiama Stato spagnolo (molto similmente al tessuto italiano) cucita con filo giallo a legare troppi ex Regni moderni si sta stracciando. Il Referendum (illegale) in Catalogna lo sta dimostrando, e lo stato agisce con la forza com’è normale dinnanzi ad un atto secessionista. Resta soltanto una preoccupazione: visto che il referendum in questi primi di ottobre ha vinto, e vista la forte ascesa economica di Barcellona, se i cittadini si armassero sarebbe guerra?

Tornando a temi leggeri è stato il primo mese del Var. Le partite durano di più, le polemiche sono sempre accese e nessuno è mai contento. Cos’è cambiato? Le tifoserie si continuano ad odiare come fossero in guerra intanto in Europa si salvano solo quella dell’Europa League. Juve e Napoli fanno flop alla prima per poi rimediare nei secondi turno. In contesto europeo il Var non c’è ancora. Là bisogna ancora giocare al calcio. Chissà per quanto ancora, poi è possibile che si passi alle racchette da tennis.

Share This:

Di Daniele Naddei

Giornalista iscritto all'ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania da maggio 2014. Caporedattore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura a Colori