Draghi

La strada di Mario Draghi si fa complicata. Nei suoi confronti un appoggio a singhiozzo, la coalizione di destra ed il Movimento 5 Stelle traballano.

Draghi al primo giorno da incaricato: ecco chi lo appoggerà

Si deve fare chiarezza su molti punti. La deve fare soprattutto Mario Draghi, al primo giorno da incaricato Presidente del Consiglio. La riserva va sciolta presto, la squadra va formata il prima possibile perché la pandemia e la crisi economica avanzano. Basta balletti quindi: Forza Italia, Italia Viva ed il Partito Democratico (suo malgrado) sono già sul carro di Draghi. A questi si unisce la Bonino di +Europa, Leu ed Azione.

E’ notizia di oggi che all’interno del centrodestra ci sono frizioni importanti. Giorgia Meloni tiene a stento a freno Matteo Salvini, che al governo vuole partecipare. Le indiscrezioni dei giornali nazionali mostrano un quadro molto chiaro sotto questo punto di vista ma il vero ago della bilancia è il Movimento 5 Stelle che, anche in questo caso, potrebbe subire una scissione epocale.

I dubbi del Movimento 5 Stelle: Draghi e i poteri forti

Tra un post di Alessandro Di Battista, ed una dichiarazione evasiva di Luigi Di Maio, trapela una tendenza negativa all’appoggio a Draghi. Il Movimento 5 Stelle resta con Giuseppe Conte e vuole lui e soltanto lui, ma il rischio delle elezioni spaventa i parlamentari. C’è una spaccatura profonda tra i leader del Movimento (che sono sicuri di poter essere rieletti anche nel nuovo parlamento ristretto) ed invece i semplici parlamentari sconosciuti che si sono persi nell’oceano del 34%.

La maggior parte dei figuranti vuole andare avanti ed appoggerebbe chiunque. E’ bastato, in pratica, che dopo gli anni bianchi del “non esistono più destra e sinistra” si tornasse alle solite categorie per scatenare il fuggi fuggi. Stavolta però la spaccatura potrebbe essere epocale ed immaginate la prospettiva di due anni a stipendio pieno.

La destra sull’orlo della frattura: Carfagna guida lo sbarco dei 50

Mara Carfagna tiene sotto scacco Silvio Berlusconi. L’ex premier, capo indiscusso del Partito, non ha ancora deciso in via ufficiale e 50 dei suoi, guidati da Mara Carfagna, gli hanno chiesto ufficialmente di prendere posizione accanto a Draghi.

L’endorsement spaventa Fratelli d’Italia e la Lega: perché l’alleanza con Silvio non crea un contradittorio e tiene unita l’alleanza. La Meloni sa bene che rubare elettori a Silvio Berlusconi è più semplice quando sta buono tra le sue grinfie e si lascia divorare, piuttosto che quando impugna la spada. Lo sa bene anche la Lega che resta vaga nelle parole di Matteo Salvini e non dice no a prescindere.

La strategia è evidente: Salvini vuole capire se gli conviene stare all’opposizione ma deve avere la certezza che il governo nasca perché votare adesso per lui non sarebbe cosa buona. Giorgia Meloni, invece, dice che per il bene della coalizione si asterrà ma aprirebbe le urne anche il giorno dopo. A questo punto resta da chiarire la posizione di Forza Italia: Carfagna tira Berlusconi, e da lui potrebbe dipendere anche la nascita dell’esecutivo a guida Mario Draghi.

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Di Daniele Naddei

Giornalista iscritto all'ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania da maggio 2014. Caporedattore.

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