Editoriale: 11 settembre, quindici anni dopo il buio…

Come ricordare l’11 settembre 2001 o meglio, come dimenticarlo. Sono passati quindici anni da quella tragedia che scosse gli Stati Uniti ed il mondo intero. Il crollo delle due torri gemelle, è impresso più nel cuore che nella mente di quanti come me hanno assistito impotenti di fronte ad un televisore. Era un martedì, uno come i tanti e mentre a New York il sole splendeva non curante del disastro, in Italia si andava spegnendo il giorno. Non vorrei sembrare blasfema, ma nella mia mente quando penso a quel giorno, si va facendo tutto buio come alla morte di Cristo sulla croce: la stanza con la voce della giornalista che cerca di ricostruire i fatti, la fisionomia di mio nonno, che per me è stato un padre, che guardando il Tg corruga la fronte e fa silenzio… Tutto buio, come se fosse calata una notte profonda senza stelle, senza luna, ma solo tenebre. Dopo quindici anni, quella “notte buia” si intreccia agli ultimi fatti di Parigi, Nizza… Nel mondo. Le morti si sovrappongono e ne viene fuori un libro scritto col sangue, un libro di storia, purtroppo, dolore e terrore. 

Una volta una persona molto semplicemente mi ha chiesto “cosa ne pensi del terrorismo”. Lì per lì ho sorriso ironicamente “cosa ne posso pensare del terrorismo”, mi sono chiesta, pensando tra me e me. Il terrorismo è una minaccia per il mondo, una minaccia per l’essere umano spesso, la piaga che divorerà il mondo, la follia del nostro secolo. Il terrorismo nasce da generazioni lontane, ma trova il suo cibo preferito nella mente degli uomini e delle donne, di bambini e adolescenti, di tutti quelli che del terrore fanno la propria vita. Noi occidentali siamo un popolo strano, diamo per scontato che per essere felice, basta volerlo, basta sorridere, dimentichiamo che in alcune parti del mondo, non si conosce il sorriso. Si vive di fame, stenti e soprusi. Le donne, che per noi sono un fiore delicato – o almeno per la parte migliore della nostra società – in alcune parti del mondo sono solo una macchina procreatrice di altri essere umani. Le donne sono uno spreco della natura, buone solo a mettere altra carne sulla terra. 

Dopo quindici anni da quell’11 settembre 2001 cosa è cambiato? Tutto e niente. Forse non sono io la persona più adatta per rispondere a questa domanda, ma quello che posso dire è che se ancora si continua a morire per mano di altri uomini che si giustificano nel nome di una “religione”, forse non è cambiato poi molto. 

Il cancro è ancora lì, è sopravvissuto alle chemio. Dopo quindici anni siamo ancora in lotta contro il terrorismo. Ma andiamo indietro, riavvolgiamo il nastro. Negli anni ’70 e ’80 l’eversione internazionale colpiva con una cadenza impressionante. Prendete Roma. Il suo aeroporto ha subito due assalti (nel ’73 e nell’85 ) , molte ambasciate sono state attaccate, ci sono stati agguati a diplomatici e sono state lanciate granate sui clienti del Cafè de Paris a Via Veneto. Potremmo continuare a lungo, coinvolgendo altre capitali europee di quegli anni. 

E allora? Allora il terrorismo non nasce con l’11 settembre 2001. Oggi ci sentiamo più esposti, insicuri, fragili… Abbiamo paura di viaggiare, di prendere un aereo, in particolare. Vediamo il nostro avversario, i terroristi, come un avversario invisibile e dinamico, abile e presente, forte su più fronti e a livelli internazionali. Un nemico che ha creato fratture importanti nella nostra società. Al Qaeda – che ha sorpreso con il suo assalto all’America – c’è ancora, superata però, nei fatti dallo Stato Islamico e da una serie di realtà minori che comunque contribuiscono ad accrescere le nostre paure. 

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