Tra poco più di un’ora l’appuntamento è con Lolita Lobosco, in una Bari che vive in bilico tra la ricerca della legalità e un’arte dell’arrangiarsi che costeggia un confine a tratti pericoloso e dai bordi frastagliati e incerti, spesso taglienti. Lo sa bene la protagonista, la poliziotta interpretata da Luisa Ranieri, che, parimenti, vive sospesa tra passato e presente, tra incapacità di perdonare fino in fondo e sensi di colpa difficili da smaltire.

Incastrata tra stasera e domani, un giorno destinato a passare il testimone a tutore dell’ordine del presente, Salvo Montalbano, resta l’emozione impigliata nel cuore per un altro commissario: Luigi Alfredo Ricciardi.

Storie che parlano del Sud e che affrontano temi simili, attuali e invarianti come i moti dell’animo umano.

Questi tre tutori della legge sono accomunati da una profonda umanità e capacità empatica. Ricciardi riesce a vedere le anime dei trapassati e questo rimanda a due realtà parallele. Il rapporto intenso con una Napoli esoterica, che cammina, come una funambola, su suggestioni magiche e religiose, come ben sottolinea l’antropologo Ernesto de Martino. Una Napoli dove i vivi e i morti si parlano, dialogano, dove per i cari defunti si piange sempre, con immutato dolore, dal giorno della dipartita fino a svariati anni dopo. Ne è testimone un culto ibrido come quello delle “capuzzelle”, delle anime pezzentelle, sopravvissuto ad alterne vicende e a proibizioni, perché frutto della devozione popolare più autentica, che cerca conforto e aiuto nel rispecchiarsi con chi è simile per vita e livello sociale. Una Napoli affascinante e maliarda che ha saputo stregare scrittori, poeti e artisti come il regista Ferzan Ozpetek.

L’altra realtà è quella dei marginali, quelli spesso ignorati in vita, gli invisibili (o al contrario i volti noti di cui si ignora la vera natura).

Sono proprio loro che il commissario, nobile d’animo prima ancora che di lignaggio, riesce a vedere e a sentire: avverte la loro la loro richiesta incessante di giustizia, trasformatasi con la morte in un urlo muto, in una nenia, in una cantilena che si ripete identica a se stessa in attesa di una risposta.

Ed è a loro che il commissario, capelli brillantinati ed impermeabile grigio, cui presta volto e fattezze l’attore Lino Guanciale, cerca di dare ascolto e, subito dopo, dignità, elementi negati loro in vita. E’ così per la piccola fioraia che lo ha spinto a lasciare la facoltà di filosofia, in favore di quella di legge; per il mendicante insultato e picchiato a morte da un gruppo di fascisti; per la giovane prostituta che sognava di poter vivere finalmente la vita e l’amore che le erano stati rubati con l’inganno; per il gioielliere che aspetta il ritorno dell’amata instancabilmente.

Al fianco del commissario, che reca anche dentro il suo animo mille fantasmi , e che vive al riparo dalle emozioni e dalle passioni, perché ha sperimentato che gli omicidi si compiono per fame o per amore, fa da spalla il fido Maione, che non è solo un collega, ma anche e soprattutto un amico.

E’ lui a sostenerlo nella ricostruzione degli indizi, ma anche emotivamente quando Luigi Alfredo è vicino al crollo. Maione, al di là dell’aria burbera, è molto affezionato a Bambinella, un “ragazzo di vita”, abbandonato a se stesso, ormai adulto. E’ lui a  conoscere, raccogliere e riferire i fatti e gli umori dei quartieri, dove “voce di popolo è voce di Dio”, rivelandosi cruciale nella risoluzione di molti casi e nella cura dei cuori feriti.

<< Il successo di Bambinella – spiega Monica Florio, autrice del libro Storie di guappi e femminielli, edito da Guida – attesta la simpatia di cui gode, ancora oggi, tra i napoletani la figura del femminiello. Caratteristica di questo personaggio, che incarna la realtà dei quartieri in cui si prostituisce, è l’empatia. La vita di stenti e di umiliazioni non ha inaridito Bambinella ma ne ha rafforzato l’umanità. Tra la gente del vicolo è riuscito a integrarsi, trovando accoglienza e solidarietà. Bambinella ama ascoltare gli altri ed è sempre informato su ciò che accade. Le sue confidenze sono spesso utili al Brigadiere Maione che, in apparenza infastidito, ha nei suoi confronti un atteggiamento benevolo e tollerante. Con atteggiamenti seduttivi e ammiccanti, Bambinella provoca l’integerrimo poliziotto ma proprio una sua ‘dritta’ lo aiuterà a superare l’assurda gelosia nei confronti della moglie. È l’ironia, aspetto tipico del popolo napoletano, il tratto distintivo di Bambinella, ciò che gli consente di sopportare con un sorriso amaro l’emarginazione a cui lo condanna la condizione di donna prigioniera in un corpo maschile>>.

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