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ESCLUSIVA – Evasione Poggioreale, Ciambriello: “Si parla delle falle nella sicurezza, ma dove sono i 13mln per i lavori?”

È durata meno di due giorni l’evasione dal carcere di Poggioreale del polacco Robert Lisowki. Gli uomini della squadra mobile della questura di Napoli lo hanno catturato, mentre il fuggitivo si trovava nei pressi di corso Garibaldi, non lontano dalla casa circondariale.

Robert Lisowki, 32enne polacco evaso da Poggioreale

Robert Lisowki, detenuto con l’accusa di omicidio, è a giudizio da giugno scorso con rito abbreviato. L’accusa è di aver ucciso un 36enne ucraino, laureato in Storia e impiegato come manovale, da anni residente nella città partenopea. La clamorosa fuga di Lesowki è avvenuta domenica scorsa, usando una fune realizzata con lenzuola annodate dallo stesso detenuto.

«Come è strutturato il carcere di Poggioreale è complicato evadere. Sei anni fa, quando c’è stato l’ultimo tentativo prima di quello di Lisowki, chi scavalcò le mura si trovò nel piazzale adibito al parcheggio degli agenti e fu subito catturato», ha commentato Samuele Ciambriello, garante campano dei detenuti.

Dalla ricostruzione emerge come Lisowki sia riuscito nell’impresa, sfruttando l’assenza delle guardie nell’ampio cortile antistante la Chiesa. Ciambriello ha spiegato che ogni qualvolta c’è un attività ricreativa o un’iniziativa culturale o una celebrazione eucaristica «i detenuti vengono accompagnati dagli agenti dei rispettivi padiglioni, ma oltre a essere guardati a vista una volta dentro la Chiesa, restano a sorvegliarli anche fuori.»

LE MODALITA’ DELL’EVASIONE – Secondo quanto dichiarato dal garante campano, nella giornata dell’evasione del polacco, in Chiesa si trovavano circa 140 detenuti con appena due agenti all’interno e nessuno fuori. Resta da capire, però, come sia stato possibile che il detenuto abbia nascosto la corda fatta di lenzuola: «portarsi dalla propria cella 6-7 lenzuola legate tra loro, senza che nessuno ti possa scoprire è veramente una cosa che fa ridere. Sembra un film, una copertina di Topolino.» Ha aggiunto Ciambriello, ma c’è poco da sorridere in un momento in cui, così come ci fa notare lo stesso garante, la situazione degli agenti in Campania desta diverse preoccupazioni. Partiamo dal perché domenica scorsa, durante l’evasione del detenuto Lisowki, ci fossero così pochi agenti.

NUMERO AGENTI IN CAMPANIA«In Campania su 7800 attuali detenuti, abbiamo

Samuele Ciambriello, garante campano dei detenuti

la disponibilità complessiva di 4254 agenti su una pianta organica di 4442, in media mancano circa 200 agenti. – Ha subito precisato Ciambriello, sottolineando poi un altro aspetto primario dell’impiego degli agenti nelle carceri. – Queste persone vivono un malessere che affligge la popolazione carceraria e si riflette su di loro, in quanto operatori presenti nella struttura h24, che devono far fronte a ogni tipo di esigenza e problematica legata ai detenuti stessi. Basti pensare che ogni giorno devono fare i conti con atti di autolesionismo e tentativi di suicidio. Sul breve periodo i dati ci raccontano che tra i detenuti della nostra regione si sono registrati 11 suicidi e 77 tentativi. Per non parlare poi delle tantissime forme di autolesionismo, di cui solo a Poggioreale se ne contano 426. Per evitare la strage e situazioni ancora più critiche sono intervenuti sempre gli agenti. L’anno scorso in tutta Italia ci sono stati sette suicidi anche tra la polizia penitenziaria.»

Ogni giorno in Campania risultano 800-820 unità in permesso per malattia o altro. Tuttavia, il garante precisa. «Hanno ragione i sindacati a sottolineare la mancanza di un numero adeguato di agenti, tuttavia, non trovo giusto quando i sindacalisti della polizia penitenziaria chiedono la sospensione delle attività trattamentali. La Santa Messa non è un’attività trattamentale come la partita di calcio, è il diritto di professare la propria fede. Bisogna organizzare bene la macchina, perché se c’è una cosa che si conosce con larghissimo anticipo è il giorno, l’orario e il padiglione in cui si va ad assistere alla Messa.»

DICHIARAZIONI DEL CAPPELLANO DI POGGIOREALE – Dopo l’evasione dal

Don Franco Esposito, cappellano a Poggioreale

carcere di Poggioreale del polacco Robert Lisowki, anche don Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale ha commentato con un post su Facebook. Le sue sono state parole forti e polemiche, che hanno riportato l’attenzione sulla problematica del degrado in cui verte la casa circondariale: “Perché stupirsi davanti a una evasione dal carcere? È la cosa più naturale che possa accadere – ha scritto – Quello che è innaturale è tenere rinchiuse delle persone in una situazione disumana e degradante”

IL DEGRADO E QUEI 13 MILIONI INUTILIZZATI – «Eccetto i lavori fatti al padiglione nuovo, il Genova e questo che si dovrà aprire entro settembre che è il Venezia, basta fare un giro in tutti gli altri padiglioni per capire che ci troviamo di fronte a un mondo disumano.- Ha detto Ciambriello, per commentare il degrado in cui sono costretti a vivere i detenuti. – Ci sono problemi di sovraffollamento e di natura igienico-sanitaria. Una situazione complicata e indegna. Appena cinque anni fa una commissione europea per i diritti umani venne nel carcere di Poggioreale, riscontrando numerose criticità tali da far intervenire il Ministero. In quell’occasione fu rimossa l’allora direttrice, la dott.ssa Teresa Abate.»

Graziano Delrio, ex ministro dem

I lavori di ammodernamento sono necessari, ma servono i soldi per realizzarli, soldi che come ci racconta il garante campano dei detenuti ci sono e come. «Grazie all’ex ministro Graziano Delrio sono arrivati 13 milioni di euro al provveditorato regionale delle opere pubbliche e di intesa con la sovrintendenza questi soldi sarebbero serviti per abbattere quattro padiglioni e ricostruirli, nonché ammodernare il complesso di Poggioreale. Non è stato fatto nulla e anche i lavori per questo nuovo padiglione li fa realizzati l’amministrazione penitenziaria. Alla persona che sbaglia deve essere tolto il diritto alla libertà, ma non quello alla dignità! »

Un’incognita preoccupante che pone mille interrogativi sul mancato utilizzo di questi 13 milioni, alla luce delle reali problematiche legate all’invivibilità di determinati ambienti, come come ci racconta Ciambriello. «La rivolta nel padiglione Salerno, di qualche tempo fa, ha portato al trasferimento di 210 detenuti in altre carceri per lo più a Secondigliano per consentire di fare dei lavori necessari per garantire le minime condizioni di vivibilità. La situazione era davvero impressionante, nel padiglione c’erano fili appesi, umidità, docce inutilizzabili e molto altro. Se ne sono accorti sia la Procura della Repubblica che il capo del dipartimento, Francesco Basentini, che hanno effettuato i sopralluoghi.»

A questo punto la domanda sorge spontanea e se non ci fosse stata quella rivolta si sarebbero accorti ugualmente della situazione?

CORSO BLSD PER AGENTI – Importanti iniziative si stanno cercando di portare

Lucia Fortini, assessore regione Campania

avanti per tentare di migliorare le condizioni dei detenuti, come per esempio l’inserimento di un frigorifero nelle celle, già donato dalla giunta regionale tramite il garante campano dei detenuti. Inoltre, partirà anche un corso di pronto soccorso a cui potranno partecipare gli agenti:

«Molti detenuti soffrono di patologie cardiache, sindrome ansioso-depressiva, ipertensione ecc… Intervenire celermente in situazioni di emergenza è davvero importante. Perciò, ho chiesto e ottenuto dall’Assessore alle Politiche Sociali, la dott.ssa Lucia Fortini, un finanziamento per far partire entro ottobre un corso regionale per centinaia di agenti. Lo scopo è quello di intervenire in maniera competente e tentare di salvare la vita di chi è in pericolo.»

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