Feste nazionali disertate: 25 aprile e 1 maggio due flop mediatici per i nazionalisti

Il 25 aprile ed il 1° maggio disertati dal Governo dei tweet. Il concetto di Nazione è estraneo a chi, per primo, parla di nazionalismo.

“Il complesso delle persone che hanno comunanza di origine, di lingua, di storia e che di tale unità hanno coscienza, anche indipendentemente dalla sua realizzazione in unità politica”. Non è la citazione di uno storico ma la definizione che si può trovare sul sito della Treccani. La parola coscienza contenuta nella definizione passa, molto spesso, attraverso una serie di eventi storici celebrati in ricorrenze quali il 25 aprile ed il 1 maggio.

Chi si definisce nazionalista dovrebbe, quanto meno, essere a conoscenza di questi “particolari”. Invece c’è chi pensa che il concetto di Nazione significhi, fondamentalmente, tre cose: esercito nazionale, frontiere sorvegliate (quindi sicurezza nazionale) ed identità etnica. Mai pensiero fu più erroneo, poiché il concetto nazionalistico che nacque nel ‘900 e accrebbe avendo come apici il Fascismo, il Nazismo, il gaullismo in Francia e tutte le correnti simili d’Europa. Lontani da quel modello la società ed il concetto di Nazione si sono evoluti in qualcos’altro.

La gravità della situazione: i concetti non la partecipazione

Il concetto è questo: in quanti possono dire di andare ogni anno a Roma ad assistere al concerto del 1° maggio ed alla festa del 25 aprile, oppure al 2 giugno? Un comune cittadino approfitta spesso di quelle date per far festa e staccare la spina, o partire per un weekend.

Che il Governo dei Tweet, però, non si dedichi a queste faccende è alquanto inusuale e sconcertante. Il 25 aprile, ad esempio, è una festa che da sempre divide e definirla “comunista” è un atto gravissimo e che dimostra un’ignoranza palese. Quella data rappresenta il giorno in cui l’Italia tornò unita e Nazione, libera da costrizioni dittatoriali e pressioni di altre potenze europee. Fu, in pratica, il giorno simbolico in cui le città italiane combatterono e si liberarono da sole dall’occupazione tedesca: le 4 giornate, le 5 giornate ed il sangue di tanti civili che imbracciarono le armi per combattere.

Ebbene il Governo del Tweet non dedica un solo carattere a tutto ciò. Lo fa in un secondo momento, posto sotto la pressione mediatica, incurante della storia e della Nazione. Sulla pagina di Matteo Salvini c’è la campagna elettorale perenne “tra la gente”, tra i bagni di folla e di follia collettiva del 1° maggio nei dintorni di Roma, ma non una parola per i lavoratori. Addirittura un messaggio di amicizia nei confronti di Marine Le Penne che, divenisse Premier francese, certamente in nome del suo nazionalismo non farebbe carte false per aprire all’Italia.

E’ una situazione grave perché i ministri rimandano tutto a dopo le elezioni di maggio, qualsiasi cosa. I cdm hanno molte sedie vacanti, dopo ore di colloqui si esce con un nulla di fatto. E’ la stasi politica. L’immobilismo che sta lentamente fermando il Paese e che lo inchioderà ad una crescita (lo 0.2%) irrisoria.

Share This:

Daniele Naddei

Giornalista iscritto all'ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania da maggio 2014. Caporedattore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura a Colori