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“Il francese, Biancaneve e i Settebello”, romanzo di Marianna Scagliola che ribalta le apparenze tra black humor e denuncia

Nel suo romanzo “Il francese, Biancaneve e i settebello” ( ed. Napoletanamente, 380 pagine), Marianna Scagliola affida al black humor il compito di guidare il lettore attraverso una narrazione cruda, spietata eppure profondamente umana. Lo fa con l’intento dichiarato di alleggerire il peso di tematiche dolorose senza mai sminuirne la gravità, consapevole del potere dell’ironia come strumento narrativo ed empatico. Al centro della vicenda ci sono Vincenzo e Gaetano Gallo, due fratelli cresciuti a Scampia e catapultati in un contesto completamente diverso: una scuola privata del Vomero. Ma il presunto “salto di qualità” si rivela presto un’illusione, e ciò che affiora – in un ribaltamento dell’immaginario comune – è una Napoli “bene” attraversata da crimini indicibili, violenze taciute e una corruzione sistemica che scava in profondità.

La letteratura, in questo racconto, si fa atto di resistenza, una seconda vita dove riconoscersi, riflettere, forse persino salvarsi. E se la finzione narrativa attinge a piene mani dalla cronaca, la scrittura di Scagliola trasforma i fatti in un’esperienza emotiva forte, urgente, necessaria. Un romanzo che non chiede il permesso di essere letto, ma che pretende ascolto, parlando dello scottante tema degli abusi sui minori e su come l’apparenza spesso possa trarre in inganno anche l’osservatore più esperto per colpa dei luoghi comuni a cui la società di ha abituato.


Abbiamo incontrato l’autrice per porle qualche domanda su un testo che è stato anche presentato durante il salone “castello di Carta” tenutosi lo scorso 22 e 23 marzo presso il Castello D’Alagno di Somma Vesuviana. 

 

Nel tuo romanzo usi il black humor per raccontare temi estremamente delicati e crudi. Cosa ti ha spinto a scegliere questa chiave narrativa?

Credo molto nel potere comunicativo dell’ironia e nella sua capacità di edulcorare la narrazione dando respiro al lettore, in particolare quando si tratta di tematiche così delicate e dolorose come quella da me trattata.


Vincenzo e Gaetano Gallo sono cresciuti a Scampia e poi si ritrovano in un contesto completamente diverso, in una scuola privata del Vomero. Come il contrasto tra questi due mondi influenza la loro storia e le loro scelte?

Spesso l’apparenza ci inganna orientando le nostre scelte in direzioni sbagliate. Purtroppo in tutti i contesti esistono gli stessi pericoli, a cambiare potrebbero essere eventualmente( e non sempre è così) le probabilità di accadimento.

Nella nostra società, affascinata molto dalle apparenze, a mio avviso dovremmo ridefinire il concetto di bello e di brutto, di bene e di male.

Vincenzo e Gaetano sono convinti che al Vomero la loro vita migliorerà, ma ben presto si troveranno a fare i conti con una triste realtà dove avvengono dei crimini molto più gravi di quelli ai quali fino a quel momento i due hanno assistito. E questo li spingerà ad un continuo parallelismo tra il loro mondo e quello nuovo, senza mai perdere di vista il senso di giustizia che è insito in loro.


Nel libro metti in luce la violenza e gli abusi sui bambini da parte di una certa “Napoli bene”, un ribaltamento dell’immaginario comune. Come hai lavorato per rendere credibile questa rappresentazione?

Ho semplicemente raccontato la realtà dei fatti. Purtroppo questi crimini, al contrario di come comunemente si pensi, avvengono anche in contesti apparentemente elitari.

Ad esempio, come racconto nel libro, esiste un business dei minori “ben pagato”dove i bambini vengono venduti ad ore ai pedofili che abusano sessualmente di loro.


La corruzione e l’ingiustizia sono elementi centrali del romanzo, ma accanto a questi c’è anche la letteratura come strumento salvifico. In che modo la narrazione diventa un atto di resistenza e di speranza?

La letteratura ci consente di entrare in una vita parallela (una sorta di second life) dove il lettore spesso si immedesima o addirittura si identifica nei personaggi. Questo ha un duplice vantaggio: il primo è quello di acquisire e fare tesoro delle esperienze raccontate come se le stessimo vivendo in prima persona; il secondo è quello di trovare un rifugio dove attingere le risorse necessarie per affrontare la nostra quotidianità.

Hai avuto fonti di ispirazione reali per questa storia o per i personaggi, o si tratta di una costruzione completamente immaginaria?

Ho tratto ispirazione da fatti di cronaca ma li ho rielaborati assecondando la mia fantasia e immaginazione.

 

L’AUTRICE

Marianna Scagliola nasce a Napoli nel 1978 e si appassiona al dialetto napoletano grazie al suo nonno paterno. Inizia, successivamente, a scrivere poesie in vernacolo. Nel 2000 si cimenta nella scrittura di alcuni racconti, che entrano a far parte di raccolte pubblicate da case editrici locali: è il caso di 19 (Diciannove), pubblicato in Le affinità affettive a cura di Livia Greco, edito da Albus Edizioni nel 2008; e l’altro lavoro dal titolo Precario nel libro Lavoro in Corso a cura di Gennaro Chierchia, dello stesso editore. Nel 2007, Marianna partecipa al laboratorio di scrittura comica e umoristica Achille Campanile, fondato dallo scrittore Pino Imperatore. Con il libro “Una famiglia allargata, cane compreso” pubblica il suo primo romanzo.

 

IL LIBRO: “Il francese, Biancaneve e i Settebello”

I gemelli Vincenzo e Gaetano Gallo sono i protagonisti di una black comedy ambientata a Napoli. Nati e cresciuti a Scampia tra mille difficoltà si ritroveranno, dopo un misterioso evento, a vivere da “abusivi” in una scuola privata del Vomero. Qui, dietro la facciata tranquilla di un asilo, scopriranno un covo di insospettabili pedofili. Sullo sfondo di una città magica ma contraddittoria questo romanzo alterna irresistibili risate ad amare lacrime, in un racconto appassionante che mette a nudo la corruzione, l’ingiustizia, la lotta contro l’indifferenza e pone l’accentosul ruolo salvifico della letteratura. Una storia toccante, che catturerà il lettore sin dalle prime pagine e lo farà ridere, riflettere, indignare e perfino commuovere.

 

 

 

foto di Pino De Pascale, riproduzione riservata

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