“Questa scuola non è un albergo” di Pino Imperatore

di Francesco Manca

Il protagonista del romanzo è Angelo D’Amore, un ragazzo di 17 anni bello, simpatico e disponibile, Angelo frequenta l’ultimo anno dell’Istituto Alberghiero “Lucullo” di San Giovanni a Teduccio, quartiere alla periferia di Napoli, assieme a un carrozzone di alunni e insegnanti bizzarri e divertenti, il suo miglior amico e compagno di banco è un gigante buono: Alfonso Attanasio detto ’o Muscio perché è di una lentezza esagerata, Pinuccio ’o Scienziato, secchione in tutte le materie scientifiche, Giggino ’a Lente, che primeggia nelle materie umanistiche ed è convinto che gli alieni verranno a rapirlo, Jamal, figlio di immigrati nigeriani, Stefania, dolcissima ragazza down, Maria Peppa Pig, che ama il cibo più di ogni altra cosa, Amalia ’a Spiona, pettegola e iettatrice, e Federico Bombolone, teppistello della scuola. I suoi professori sono uno più strambo dell’altro, fatta eccezione per la bella e preparata professoressa Fiorella Romano, docente di Italiano e Storia, di cui Angelo platonicamente si innamora, tutti tenuti in riga dalla Preside De Cecco, dirigente scolastica severa e tutta d’un pezzo, che nel suo ufficio tiene ben esposta la scritta “QUESTA SCUOLA NON E’ UN ALBERGO”, vero e proprio diktat della sua linea di gestione dell’Istituto.

Angelo vive a Bagnoli, in una casa affacciata sul Golfo di Napoli insieme a un padre creativo, una sorellina geniale e Cico, pappagallo loquace e “umano, troppo umano” che ha un ruolo di rilievo all’interno dello svolgimento della storia. Bizzarri e strani sono alcuni abitanti del condominio in cui vive: Pierino, spiritoso portiere vecchio stampo, l’anziana signora Formisano, che Angelo sospetta di omicidio, Onofrio Schiattarella, che nel suo attico organizza chiassosi festini che si concludono con il lancio di indumenti intimi nel cortile. Circondato da questa sarabanda di personaggi, Angelo potrebbe essere sereno e spensierato, e lui ce la mette tutta per esserlo. Non gli manca nulla. Tranne la persona più importante della sua vita: la madre, morta tragicamente durante una gita in barca col marito, in circostanze mai del tutto chiarite. Un mistero avvolge gli ultimi momenti della sciagura, e il padre di Angelo non ha mai voluto raccontarne i particolari. Cosa è davvero successo in quei tragici istanti? La donna si poteva salvare? È stato fatto tutto il possibile per strapparla alla morte? Domande che troveranno risposta solo nel finale del libro, in un crescendo di rivelazioni e colpi di scena.

“Questa scuola non è un albergo” è un romanzo di formazione, incentrato sul delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta, è il romanzo che tutti noi abbiamo vissuto durante gli anni dell’adolescenza, la fase più delicata della crescita di ogni individuo, il periodo dei primi amori, dei primi tradimenti, delle amicizie che dureranno per sempre, dei momenti di limpida allegria, delle delusioni, dei sorrisi e dei pianti. È un libro esilarante, ricco di episodi comici, ma anche appassionante e commovente. È un testo per lettori di tutte le età, che sicuramente si affezioneranno al protagonista e alle vicende della sua giovane vita. Perché Angelo D’Amore potrebbe essere un nostro fratello, un nostro figlio o un caro amico. Perché un Angelo D’Amore è dentro ognuno di noi. Leggendo il libro, si ha l’impressione di essere un compagno di classe del protagonista e si ha la sensazione di vedere la storia viva, davanti ai propri occhi. Inoltre, vi sono circa trenta personaggi e di nessuno di questi si perdono le tracce: si riesce a seguire perfettamente anche le vicende delle figure secondarie senza perdere il filo della narrazione. È un libro che sembra scritto per gli adolescenti; in realtà, assume un significato maggiore se letto da chi adolescente non lo è più, perché l’autore è capace di affrontare problemi e temi scottanti con ironia ma senza cadere nei luoghi comuni, riesce a mostrare il tunnel della crisi economica, della camorra e della droga con delicatezza e indicandoci la luce. Attraverso questo spaccato di vita nella periferia est della città, si arriva a comprendere l’importanza della scuola, che non dovrebbe essere costituita solo da libri e lezioni imparate a memoria, ma da quegli insegnamenti che si cristallizzano nell’animo degli studenti e che rappresentano le fondamenta per il loro futuro.

Imperatore alterna situazioni semiserie a spaccati di vita più intensi e commoventi, sempre mantenendo uno stile di scrittura fresco, leggero, immediato. La lettura quindi scorre via bene e regala momenti di grande ilarità, spesso collegati all’utilizzo del dialetto napoletano. Insomma, se ancora non avete letto questo libro, è ora di correre in libreria ad acquistarlo e, credetemi, le parole vi conquisteranno sin dalla prima pagina.

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