“Ellissi”, una coppia d’ali per volare via: la metamorfosi delle libellule in terra!

Il romanzo “Ellissi” di Francesca Scotti, edito da Bompiani è in libreria dallo scorso 15 febbraio al costo di 17,00 euro con  172 pagine. La sua storia ha come protagoniste Erica e Vanessa, due adolescenti di sedici anni, affette da disturbi alimentari. L’opera è già un caso letterario…


“Tessuti, vasi sanguigni, fegato, cellule, calcificazione ossea. Pulsazioni cardiache, reni, muscoli, neuroni, cheratina, polmoni. Termini che Erica e Vanessa hanno segnato distrattamente sul quaderno di biologia, convinte non le riguardassero per davvero. Puoi trovarli sulle tavole anatomiche appese in infermeria o al massimo al reparto carni del supermercato. Descrivono il corpo umano, non il loro. Perché a loro spunteranno ali incolori da libellule. Non importa essere magre, ma leggere, invisibili. Per tronco uno spillo, un fuso ben tornito.” (pagina 27 del capitolo 7)

“Il contrario di cielo è mare, non terra.”
Ellissi
Photo Michela Chimenti

Ellissi”, un titolo che dice già tutto. Un libro che non lascia nulla al caso, dove l’autrice milanese Francesca Scotti, cura ogni dettaglio. Ellissi, omissione, mancanza. Tra le righe dell’opera edita da Bompiani, si avverte l’esigenza di comunicare al mondo, nel silenzio di un segreto troppo grande da nascondere. Un patto in due, che può portare alla morte… consapevole o inconsapevole? Forse voluta, forse addirittura sperata, ma leggera, sì, per volare come una libellula! Una storia che ti rapisce dal primo “sguardo”. Una lettura che ti accompagnerà sorso dopo sorso, come un buon vino, mentre le protagoniste ingurgitano aria come se fosse veleno. “Ellissi” è una condanna che due adolescenti, amiche, si infliggono sentendosi fuori posto in una società in cui non amano vivere e che vorrebbero diversa. Erica e Vanessa, due belle ragazze, che soffrono una vita che non sentono propria, gettandosi nel sogno di diventare libellule. Il loro è un rapporto “speciale”, è un amicizia malata, fatta di amore, di odio per se stesse riversato negli occhi dell’altra. Una passione, che il lettore scopre con la consapevolezza di guardarsi dentro.

Erica cerca gli occhi di Vanessa, vuole guardarla in faccia e dirle che la disprezza per quel pianto debole. Non doveva buttarsi a terra – il contrario di cielo è mare, e le libellule volano, non si schiantano. Le libellule hanno occhi formati da minuscole unità a sei facce che permettono di vedere in ogni direzione, per questo sono l’amuleto per superare i propri limiti. Ma Vanessa, impegnata a calmarsi, non se ne accorge, guarda le persone radunate attorno a lei, impaurite. Anche sua madre ha paura di lei.” (pagina 47 del capitolo 11)

Il libro mette a nudo le paure adolescenziali delle due protagoniste, Erica e Vanessa, che si muovono sullo sfondo di vicende personali complicate, sfociate nel disturbo alimentare. Dopo diversi problemi ed eccessiva magrezza, le adolescenti vengono portate dai propri genitori a Villa Flora per curarsi. Un posto dove oltre al Dott. Talevi e sui sottoposti, trovano altri personaggi con disturbi simili. Qui intrecciano rapporti, formano legami e spezzano alcune delle loro convinzioni. Qui tentano di portare avanti il loro progetto di diventare invisibili e volare via dalla realtà che le circonda. In tutta la vicenda resta molto evidente la grande difficoltà sociale e culturale tra vecchie e nuove generazioni. Più nello specifico si evince un chiaro segno di distanza nel rapporto tra figli e genitori.

“La vegetazione oltre il cancello di villa Flora odora di terra umida, smossa, è un bosco spontaneo di querce castagni. Nel parco invece tutto è in ordine, le azalee formano bolle di colore sul verde rasato. Aree calde di sole si alternano all’ombra impressa dalle canfore, le aiuole fiorite aspirano a una geometria. È un momento vuoto. Vanessa spia la madre, nei suoi occhi scopre una sicurezza celeste che vorrebbe sporcare.” (pagina 17 del capitolo 4)
Photo Michela Chimenti

A rendere sempre più reale la storia è la tranquillità con cui la vita continua a scorrere lentamente, inesorabile. Nonostante le problematiche vissute da Erica e Vanessa, nulla turba la natura di Villa Flora o la quieta quotidianità degli altri personaggi. Mentre loro sono all’interno di un’atmosfera apparentemente rassicurante, il mondo esterno è lo stesso di sempre. Il padre di Erica ha la sua fidanzata che presenta alla figlia non appena viene dimessa per qualche giorno dalla Villa. Allo stesso modo, il fratello di Vanessa continua ad essere lo scapestrato di sempre, sveglio di notte e addormentato di giorno. La madre è la solita donna borghese dalle unghia laccate e dall’insicurezza sotto al naso, il padre resta il povero succube, che vive della pasticceria di famiglia.

– “Quando ci verranno reali potremmo volare,” sussurra Vanessa, osservando la costruzione bianche verde insieme a Erica. Le voci dei loro genitori si mescolano poco lontano: “E’ un bel posto. Davvero un bel posto.” Quasi gli avessero portato in vacanza.- (pagina 19 del capitolo 4)
“Fra due suoni c’è il silenzio, tra due nuvole il cielo, tra due pietre un nascondiglio misterioso. Tra due ali c’è un corpo” Ellissi
Photo Michela Chimenti

La ricerca della felicità: l’essere umano nei secoli ci ha provato spesso, ha quasi sempre fallito e nel tragitto ha commesso numerosi errori. Anche Erica e Vanessa cercano di raggiungere la propria. Ancora adolescenti, non possono allontanarsi da quella vita con le proprie gambe. Ancora un po’ bambine, scelgono di dileguarsi, sparire… a modo loro. A trovare la soluzione è Erica, la più spigliata ed intraprendente. Cresciuta senza una madre, donna che non appare mai all’interno della storia se non come pensiero della figlia. Resta un’incognita, un tranello per legarsi all’idea di non essere stata amata abbastanza. La figura materna, per l’adolescente, è la consapevolezza dell’abbandono, senza conoscere realmente il motivo dell’allontanamento: è morta o è fuggita? L’unica certezza è l’assenza di una Lei, che il padre deve sostituire. Un uomo che per Erica è sicuramente molto importante, per il suo essere padre, appunto, ma allo stesso tempo un po’ “mammo” inconsapevole. Una figura amata e odiata, per quanto sia possibile, non condivisibile con altre donne, che comunque entrano nell’esistenza dei due e la sconvolgono nelle piccole cose, come può essere la presenza di uno spazzolino in più in bagno o un “segreto casalingo” svelato accidentalmente!

– “Vuoi diventare una ragazza con le ali insieme a me?” Vanessa aveva dimenticato come si muovono le labbra per rispondere. “Ali di libellula, non di farfalla.” Vanessa sentiva in gola qualcosa di buio e divertente. Si era resa improvvisamente conto che desiderava lo stesso segreto di Erica, condividerlo, toccarlo. Essere unica con lei. “Sì. Voglio.” (pagina 30 del capitolo 7)
Photo Michela Chimenti

Erica, una ragazza come tante, carina, ma a tratti mediocre, si lascia trascinare nella “trappola”, come una mosca cade nella ragnatela di un ragno – perdonate il cliché – e non resiste al fascino del segreto. E’ eccitata di avere, finalmente, uno spazio suo e un modo per fuggire dalla monotonia. Forse un dispetto verso sé e gli altri, sua madre in particolare. Il sogno di emancipazione di se stessa e della propria esistenza. Difatti, gli esperti ci insegnano che le difficoltà più o meno gravi, di questi disturbi possono essere collocati nell’ambito di una violenta, ma passeggera, crisi adolescenziale, oppure tendere a strutturarsi in una patologia. Essi segnalano la necessità di scaricare attraverso un’azione ciò che non può essere detto o pensato. Per Vanessa è proprio così!

Le mani del padre di Erica sono sui fianchi, le vede. Anche a questo servono i sogni, ad arrivare dove gli occhi non sanno. Le mani hanno i tatuaggi di Diego, triangolo, picche, spirale, cerchio. Ora è lei a spingere più forte, lui respira contro il suo orecchio, sa di sudore, è un piacere acuto, inarrestabile; aggrappata a lui dondola, poi uno spasmo, un fiotto di paura. Paura che Erica sia lì, che li abbia osservati tutto il tempo. Si sveglia con la mano stretta fra le cosce, le dita sanno di mare e sudore. Sta per alzarsi, aprire la finestra, cercare ossigeno. Invece si ferma, appoggia le dita sulle labbra, sulla lingua. Lascia che le precipitino in gola, che la mano le segua. Sente i denti raschiarle il polso, gli angoli delle labbra lacerarsi. Spinge il suo sapore in gola finché tutta la notte non le risale lo stomaco.” (pagina 121 del capitolo 33)
Photo Michela Chimenti

Non esiste una teoria unitaria esaustiva sull’eziopatogenesi dei disordini alimentari. Il modello più utile è quello che descrive il disturbo come l’espressione finale di interazioni, di volta in volta diverse, fra forze ed eventi molteplici. Ognuna delle due adolescenti è paladina nel microcosmo che ha creato e al contempo vittima della realtà. È in questa condizione che altri si interfacciano, creando proiezioni ed ombre più o meno importanti. Vanessa e Lorenza, Vanessa e Diego, Diego e Erica… Erica, Diego e Vanessa. Si innescano segreti da nascondere, nascono legami da capire, si perdono congetture e si perseguono delle convinzioni sbagliate. Diego è un ragazzo che a causa di disturbi simili a quelli delle protagoniste, è stato portato a Villa Flora. Dopo un approccio tutt’altro che normale, inizia ad avere un rapporto speciale con Erica, con lei ascolta musica e parla. Un feeling sporcato da un segreto, che Vanessa tace e non ha alcuna voglia di svelare.

Erica ricomincia a respirare, la testa è così leggera, il cuore pesante. Trovatelo trovatelo trovatelo. Va alla vetrata, vorrebbe inventarsi una preghiera da rivolgere tutte le sere alle stelle, alle rondini, persino alle api.” (pagina 127 del capitolo 34)

Quando si parla di disturbi alimentari, la psicologia prende in considerazione le varianti situazionali. A scatenare il problema può essere un senso di personale inefficacia, difficoltà nella separazione e/o nella relazione con il genitore, intensa paura di diventare fisicamente ed affettivamente adulti, tendenza al perfezionismo. Le cause possono essere tante e diverse, così come i punti di non ritorno e persino il contrario. La storia di queste due ragazze, ci insegna a guardarci dentro, per trovare risposte a domande di cui abbiamo paura. Ci insegna ad essere meno presi da noi stessi, meno assenti di fronte al mondo. Soprattutto, ci ricorda che, spesso, quella felicità a cui aneliamo e attendiamo tanto che venga ad abitare nelle nostre vite, è già presente e ci avvolge. Perché la vera felicità sta in chi ci ama. Accorgersene è facile, basta partire dall’amore, quello per noi stessi. Solo così impareremo a guardare agli altri con affetto, comprendendone dubbi, paure e debolezze.

 

Nella foto scattata a Milano in Piazza Della Scala, ritroviamo da sinistra l’autrice di “Ellissi”, la scrittrice Francesca Scotti e il direttore di “Cultura A Colori”, la giornalista Sonia Sodano.

L’AUTRICE secondo “Cultura A Colori”Francesca Scotti, è milanese di nascita, ma per amore vive tra Milano e Giappone. Trentasei anni da compiere quest’anno e tanta voglia di raccontare, che nonostante la sua laurea in giurisprudenza, l’ha portata negli ultimi sei anni a regalare ai lettori, dei libri bellissimi. Ha esordito nel 2011 con “Qualcosa di Simile” (ed. Italic), una racconta di racconti, dal cui libro è stato tratto un cortometraggio omonimo per la regia di Alessandra Pescetta. Da qui tante soddisfazioni. Vince il Premio Fucini e arriva in finale al Premio Joyce Lussu Città di Offida. Scrive molti altri libri, tra cui “L’origine della distanza” (ed. Terre di Mezzo), “Il Cuore Inesperto” (Ed. Elliot) ecc… 

Il fascino di quest’autrice vive nei suoi libri, scritti con attenzione verso i particolari con stile pulito e semplice, mai banale. I temi sono tutti interessanti e posti all’attenzione del lettore con estremo rispetto e padronanza. La Scotti è una autrice che racconta i suoi personaggi con forza e debolezza, un ossimoro che non delude. Elegante e travolgente, accompagna piacevolmente i lettori più esigenti.

DALLA QUARTA di “Ellissi”Vanessa ed Erica. Una farfalla e un fiore. Le conosciamo mentre preparano i bagagli, le vediamo lasciarsi deporre davanti a una bella casa sul lago, congedarsi dai genitori. Ma non le aspetta una vacanza. Villa Flora è una clinica per chi come loro ha problemi col corpo che brucia. Strette in un patto d’intesa profonda, sono decise a non lasciarsi scalfire dalle cure, perché quello che hanno, quello che sono insieme non deve risolversi, non può guarire. Per restare ferocemente unite si misurano, si toccano, si consumano a vicenda. Ma la vita, il resto del mondo, gli altri premono ai confini del cerchio che le racchiude, lo strappano. Perché bisogna cambiare; perché una libellula si trasforma quindici volte prima di diventare quello che si vede.

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