C’era una volta il Napoli di Napoli

Ci sono annate calcistiche che assomigliano a delle favole, quelle che ti restano impresse negli occhi anche a distanza di anni.

E noi, la storia scritta dal Napoli di Maurizio Sarri vogliamo ricordarla proprio così. Ecco lo storytelling presentato nel corso del concorso televisivo “Il migliore di tutti” su Italiamia:

E’ imponente, ricco di luci che sottolineano ogni emozione: è il San Paolo di Fuorigrotta. Dove la compagnia teatrale azzurra ha messo in scena uno spettacolo senza eguali nella storia recente del Napoli. Ogni calciatore è stato espressione di Napoli, dei suoi luoghi, dei suoi monumenti, della sua tradizione e delle sue usanze. Sarri, ad esempio, avrebbe potuto esserne il Sindaco: ha portato avanti le sue idee, con coraggio, e caricandosi i problemi sulle spalle. Spalle larghe come quelle di Pepe Reina: verace e passionale come i Quartieri Spagnoli, cuore della città. Città che ha vibrato d’amore al gol di Koulibaly contro la Juventus: Kalidou è la trasposizione calcistica del Vesuvio, lava nera che ha pietrificato Buffon.

Buffo poi che Albiol, dopo 2 gol in 151 partite di Serie A, ne abbia messo a segno altrettanti contro Genoa ed Udinese: un gigante che salta in area di rigore come la fontana del gigante di Bernini. Gigante Mario Rui non lo è, è arrivato e sembrava quasi una meteora, poi si è preso la fascia sinistra orfana di Ghoulam. Per lui vale il detto “vedi Napoli e piangi due volte, quando arrivi e quando te ne vai”.

Venti metri più avanti c’è Hamsik, monumento di se stesso, recordman per gol e presenze in campionato. Uno che più che trofei ha preferito vincere l’amore di una città. Città di cui è simbolo Piazza del Plebiscito che, con Jorginho, ha in comune senso geometrico, ampiezza e visione periferica.

E l’altro brasiliano, Allan, assomiglia alla collina di Pizzofalcone, il punto esatto dove nacque Napoli. Perchè dai suoi palloni recuperati è nato il gioco di questo Napoli. Finalizzato da Mertens, centravanti per necessità. Un po’ come la storia della pizza, creata perchè c’erano soltanto acqua, farina e pomodoro. Ma anche da Callejon, e qui l’equazione è inevitabile: i suoi tagli sul secondo palo stanno ai gol del Napoli come il caffè sta ai napoletani. Imprescindibili e puntuali.

Chalet di Mergellina: il suono del mare che sfiora gli scogli

Il caffè dove se non in uno dei tanti chalet di Mergellina: il suono del mare che sfiora gli scogli, il sole che accarezza i visi ed il cielo azzurro che ha qualcosa a metà tra magia e meraviglia. Come le giocate, gli assist, i gol di Lorenzo Insigne. Hysaj, lasciato alla fine, perchè racchiude il senso di tutto. Di una squadra e di una città capaci di andare oltre i limiti, gli errori e le imperfezioni. Perchè vincere non è mai stata l’unica cosa che conta.

Questo è il Napoli che fu, adesso toccherà ad Ancelotti scrivere una nuova storia.

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