La Serie A non si ferma, noi sì

Avremmo voluto raccontarvi il ritorno in Serie A di Carlo Ancelotti dopo 9 anni di assenza dalle panchine italiane. Avremmo voluto narrarvi le giocate di Cristiano Ronaldo nella sua prima uscita ufficiale, oppure ancora scoprire insieme l’InterCroazia di Luciano Spalletti o la Roma delle giovani scommesse di Monchi.

Avremmo voluto, ma abbiamo deciso di non farlo. Non perchè il nuovo campionato non ci piaccia, anzi, bensì per questioni extracalcistiche che si legano, però, indissolubilmente al nostro sport nazionale per eccellenza.

Riavvolgiamo il nastro, torniamo indietro al mezzogiorno circa del 14 agosto: è la vigilia di Ferragosto, Genova brulica di automobili in viaggio e sul viadotto Morandi, ponte posto sull’A10, succede qualcosa che l’Italia intera farà fatica a dimenticare. Crolla il ponte, provocando 43 morti e oltre 600 sfollati. Il destino beffardo ha voluto che quel tratto del viadotto cascasse mentre Genova era scenario di uno dei tanti diluvi a cui sono abituati i liguri. Così come avvenne, per esempio, il 4 settembre 1967, giorno dell’inaugurazione della maestosa opera architettonica.

E chissà se quella pioggia pulirà mai le coscienze di chi questa tragedia poteva, e doveva, evitarla. E chissà se gli interessi economici verranno mai dopo la sicurezza dei cittadini. Per il momento, questi ultimi vengono sicuramente prima del lutto nazionale, tenuto conto che la Lega Calcio ha comunicato la decisione di far giocare 8 delle 10 partite in programma nel primo week-end di campionato, ovvero tutte tranne quelle che vedevano impegnate Genoa e Sampdoria, rispettivamente, contro Milan e Fiorentina.

La macchina dello sport entertainment muove troppi soldi, interessi, business per poter concedersi il lusso di fermarsi un giorno. A riflettere, a restare in silenzio senza esibizionismi, ad onorare la memoria di chi quel ponte si è portato via per sempre. Noi, invece, ci fermiamo e lasciamo che sia il silenzio a raccontare il nostro dolore.

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