Stipendi, sperperi e vitalizi: le tre promesse non mantenute di Di Maio

Tante promesse e pochi fatti. Venti minuti, una seduta del Consiglio dei Ministri, questo era il tempo necessario promesso da Luigi Di Maio in campagna elettorale per approvare il primo decreto del governo del Movimento 5 Stelle.
L’esecutivo Conte ha compiuto cento giorni, ma i soldi dei parlamentari non sono stati toccati. Come i presunti sperperi. E le pensioni sono state solo ricalcolate. Ma cosa aveva promesso Luigi Di Maio nel suo decreto?

«al primo punto dimezziamo lo stipendio ai parlamentari della Repubblica, al secondo punto togliamo i vitalizi ai politici e al terzo punto di questo decreto tagliamo 30 miliardi di sprechi e privilegi e li rimettiamo in aiuti verso aiuti alle famiglie che fanno figli, a chi perde il lavoro e ai pensionati». La folla in piazza, che esplodeva in boati sempre più fragorosi ad ogni annuncio alla fine era in visibilio e ha intonato il canto della vittoria pentestellata: onestà! onestà! onestà!

Purtroppo di quel decreto non se n’è più parlato dal giorno del giuramento del governo Conte. I cento giorni sono passati: è arrivato il momento di rivelare dove sono finite quelle nove pagine del decreto e perchè il Consiglio dei ministri non ha avuto 20 minuti di tempo per approvarlo.

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