Supercoppa Italia, il calcio svenduto che vola in Arabia Saudita

La supercoppa italiana svenduta. Stavolta non ci sono scenari differenti da quelli polemici già descritti. La stampa si indigna, giustamente, ma è soltanto la prima volta che ci sono polemiche.

Polemizzatori di tutti il mondo unitevi. Quest’anno c’è davvero tanto, tantissimo materiale su cui lavorare. I moviolisti social ed i tifosi arrabbiati già si sfregano le mani all’idea di ciò che potranno scrivere su Facebook e Twitter.

Peccato. Già nel 2014 avrebbero potuto dire la loro, invece tacquero (e non ne capirò mai il perché, nda), ma quella volta si giocava in Qatar. Stavolta però l’hanno davvero fatta grossa: hanno addirittura annunciato alle donne di tenersi pronte a subire una discriminazione. Facciamo un passo di lato per capire cosa andrà e cosa è andato in scena.

Nel 2014 la Supercoppa si giocò a Doha e vinse il Napoli

All’epoca l’unica polemica fu incentrata soltanto sul fatto che si giocasse lontani da casa. Nel 2014 però le cose non erano tanto diverse né per le donne né per il luogo. Si giocava a Doha, il 22 dicembre, in Qatar che lontano da Gedda proprio non è, ma lo scenario dipinto sembrava un altro. Lo ricordo bene perché ne fui partecipe: c’era entusiasmo tra la tifoseria napoletana per quella Supercoppa che si poteva alzare, un trofeo da vincere. Nessuna polemica sul calcio che emigrava o sulle donne che non potevano recarsi allo stadio. Però giocava il Napoli… Lo spettacolo insomma era simile, sono cambiate solo le squadre, sono passati 5 anni e ci siamo finalmente accorti che le cose non vanno. Se avesse giocato il Napoli anche quest’anno ce ne saremmo resi conto?

Le ragioni economico sociali, la supercoppa italiana emigra come il nostro calcio

E’ un calcio affamato di denari perché l’uomo è così: ambizioso, avido e sempre pronto a calpestare gli altri per proprio interesse. La Lega calcio ha svenduto i diritti della propria coppa. Il 16 gennaio andrà in scena un vero e proprio ratto di Proserpina.

Le ragioni economiche ci sono, ed hanno scavalcato il diritto dei tifosi di assistere alla partita e di andare allo stadio. Quando si giocava a Roma la Supercoppa era uno spettacolo estivo incredibile, un modo per ammirare le squadre che uscivano dal calciomercato rinforzate o depotenziate. Era un banco di prova importante, il primo in assoluto, mentre oggi è soltanto una partita come le altre da giocare in pieno inverno.

Ha senso credere che si possano calpestare così i tifosi ed i diritti civili delle donne in ragione del denaro. In realtà così non dovrebbe assolutamente essere, e nessuno ha mai smentito che lo si faccia per ragioni economiche. Hanno, in pratica, sostituito il pubblico pagante con uno più facoltoso ed importante, peccato perché Juventus – Milan era uno spot per il calcio italiano. Era un prodotto nostro e lo hanno svenduto.

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Daniele Naddei

"Giornalista iscritto all'ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania da maggio 2014. Appassionato di politica, sport ed attualità, il tutto incorniciato dalla passione per la scrittura e per il giornalismo".

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