VIDEO – Accadde oggi, l’addio a De Andrè nel 1999

“E come tutte le più belle cose / vivesti solo un giorno come le rose”. Era l’11 gennaio 1999, quando l’Italia perdeva il suo Faber, portato via troppo presto da una terribile malattia.

In quasi quarant’anni di carriera ci ha regalato le più belle canzoni della musica italiana pubblicando 13 album. Assieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco ha rinnovato profondamente la musica leggera italiana, diventando uno degli esponenti di spicco della cosiddetta Scuola Genovese.

Il cantore della libertà, il poeta che ha regalato con i suoi versi l’eternità agli sconfitti e alle loro piccole storie di periferia.

Poesie inserite nei libri scolastici, derivanti dalla sua capacità di rielaborare i materiali, fossero le canzoni di Brassens (“Il gorilla”) o l’antologia di Spoon River, l’opera di Edgar Lee Master da cui ha tratto “Non al denaro non all’amore né al cielo”, un album del 1971 tra i capolavori assoluti della musica italiana, o semplicemente le intuizioni di chi gli lavorava vicino. Come quella di Mauro Pagani che, nel 1984, in anticipo sui tempi, lo ha portato nei territori della World Music, in un viaggio attraverso le musiche del Mediterraneo che ha generato “Creuza de ma”, un album cantato in genovese dal respiro internazionale. 

 

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