“Rete a difesa del Sarno” è il nome scelto dai cittadini scafatesi per rappresentare la manifestazione che si è tenuta il 29 ottobre per le strade cittadine contro l’inquinamento del fiume Sarno.

Un’immagine scattata dalla pista ciclabile sul fiume Sarno. (foto di Attruia Giovanna)

“Volevo fare una pazzia”, così inizia il discorso di Domenico Pedone fondatore del comitato cittadino per il disinquinamento del Sarno, come se fosse un’idea folle voler vivere in una città dove il fiume non sia tristemente conosciuto per il più alto tasso d’inquinamento in Europa.

La manifestazione si è aperta con un gesto simbolico. Don Giovanni, il parroco della Chiesa Santa Maria delle Vergini di Scafati, che si trova proprio sul fiume, fa gettare in acqua dei fiori e l’acqua pulita della sorgente del fiume. Questo gesto ha “significato scuotere le anime dei cittadini. Rispettiamo ciò che è bene comune. Il nostro bene comune più grande ci fa avere un’immagine nel mondo impietosa”

Tra le tante associazioni anche l’Unione degli Studenti di Scafati. “Quando si parla di fiume noi pensiamo si debba tener conto di un mosaico molto più ampio. Possiamo parlare di ecomafie, dei roghi sul Vesuvio, dello sfruttamento degli operai, infatti alcuni degli studenti sono scesi a manifestare con le tute blu sporche di rosso e di nero ad indicare lo sfruttamento dell’operaio nell’azienda e in ricordo dei roghi, per ricordare che alla base di tutto questo c’è e l’ignoranza. Insieme alle amministrazioni possiamo fare molto. A partire dalle scuole dobbiamo utilizzare  i saperi per combattere il male perché l’ignoranza è il male più grande”.

Una battaglia che accomuna tutti indipendentemente dall’appartenenza politica. Perché la salvaguardia della salute delle persone che vivono nel territorio interessato non può essere sponsorizzata da una sola parte politica e non necessita di esser strumentalizzata per banali fini elettorali. Sulla salute non si costruiscono illusioni.  In tutto 23 i comuni coinvolti, quelli cioè attraversati dal fiume: si tratta di Angri, Bracigliano, Castellammare di Stabia, Castel San Giorgio, Cava de’ Tirreni, Mercato San Severino, Montoro, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Poggiomarino, Pompei, Raccapiemonte, San Giuseppe Vesuviano, San Marzano del Sarno, San Valentino Torio, Sarno, Scafati, Solofra, Sorrento, Striano e Torre Annunziata tra Napoletano, Salernitano e Avellinese.  Secondo un report di lega ambiente “Il fiume Sarno continua a versare in uno stato di forte sofferenza causato da scarichi di reflui urbani e industriali non depurati, inquinamento da fertilizzanti e pesticidi dell’agricoltura e difese naturali ridotte ai minimi termini. E se qualche risultato si intravede all’ orizzonte, resta ancora tanto da fare considerato che ancora oggi più del 55% della popolazione che risiede nell’ area non è servita da un impianto di depurazione. A conferma delle criticità ancora presenti i dati dei monitoraggi effettuati dai volontari di Legambiente: la metà dei punti campionati lungo l’asta principale del Sarno presentano criticità e l’80 per cento dei campionamenti lungo canali e corsi secondari presenta livelli di inquinanti considerevoli.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura a Colori