Instagram corre ai ripari, divieto d’accesso ai dati

Instagram crea il panico tra gli sviluppatori.  Arriva a sorpresa un cambiamento nella gestione del rilascio delle Api. Probabilmente lo scandalo Cambrige Analytica ha fatto la sua parte e così, il social network fotografico,  limita la possibilità di “rubare” i dati agli sviluppatori di app esterne. 
Instagram ha ridotto sensibilmente il numero di dati Api da poter raccogliere. Che significa? Cosa sono le Api?

Le Api,  Application Programming Interface, sono utilizzate dagli sviluppatori per “semplificarsi” la vita. Quando uno sviluppatore deve creare un’applicazione o un software può ricorrere ai dati Api per interfacciarsi con le altre applicazioni. Sono una sorta di librerie di dati a chiamata a cui si può ricorrere per  5000 volte all’ora. Ogni sviluppatore ha un suo linguaggio di programmazione ed utilizzare i dati Api serve a velocizzare il lavoro ed evitare ridondanze di codice. Ne sono un esempio tutte le applicazioni create per essere utilizzate su Facebook. Per essere create infatti sono stati utilizzate  Api di Facebook. Questo significa che si può avere accesso  anche i dati degli utenti  . Non tutti rilasciano Api facilmente però . Ad esempio le più diffuse sono quelle di Twitter, Google, Ebay e Amazon. Microsoft e Sony, al contrario, custodiscono molto gelosamente le proprie API di sviluppo per Xbox e PlayStation. Entrambe, infatti, hanno interesse a distribuire le API a un numero ristretto di programmatori e case sviluppatrici, così da tenere sotto controllo il numero di chi sviluppa giochi per queste piattaforme. Sempre la Microsoft invece distribuisce liberamente le Api Windows, in quanto maggiore è il numero di software esistenti per il suo sistema operativo, maggiore sarà la diffusione del sistema operativo stesso.

Il taglio delle “Api”

Instagram ha  ridotto drasticamente la possibilità di attingere ai dati Api ogni ora. Infatti sono stati portati da 5000 a 200 all’ora.  In parole povere significa che gli sviluppatori potranno prelevare meno dati rispetto a prima. In alcuni casi l’accesso sarà completamente negato. Il tutto è ovviamente frutto del recente scandalo che ha visto protagonista “papà” Facebook. Stavolta mettono le mani avanti prima. Si cambia rotta con lo scopo di favorire la collaborazione solo con partner verificati.

 

Basterà ad evitare le critiche?

 

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