“L’Italia nel contesto migratorio internazionale ha svolto da sempre un ruolo principale: dall’unificazione fino alla metà degli anni ’70 ha rappresentato uno dei più importanti paesi d’emigrazione dell’Europa, per poi diventare una delle più importanti mete di immigrazione dai paesi a forte pressione migratoria”.



Il dottor Luca Paffetti, laureato in Relazioni Internazionali percorso Cooperazione internazionale allo sviluppo, tesi di laurea magistrale in Migrazioni e Società dal titolo “L’immigrazione in Italia: il caso romano”, ci ha spiegato attraverso i dati uno dei fenomeni più imponenti degli ultimi anni. Attraverso un’analisi scrupolosa dei dati, tutti risalenti all’anno appena concluso e quindi recentissimi, ha messo in evidenza alcuni fattori:

“Nel 2016 erano residenti in Italia 5.026.153 cittadini stranieri, i quali rappresentano l’8,2% dei residenti totali. Il rapporto tra i generi è nel complesso abbastanza equilibrato anche se la presenza femminile, pari al 52,6%, risulta leggermente maggiore rispetto a quella maschile. Più della metà degli stranieri è residente al Nord, il 58,2% dei quali il 34,1% nel Nord-Ovest e il 24,1% nel Nord-Est; mentre al Centro sono residenti il 25,4% e al Sud e sulle Isole il 15,8%.
Il 52,1% degli stranieri proviene dall’Europa, in misura maggiore dall’Europa comunitaria, il 20,6% degli stranieri sono cittadini di un paese africano, il 19,7% di uno asiatico, il 7,5% proviene dal continente americano. Le prime cinque comunità per presenza numerica sul territorio italiano rappresentano il 51% degli stranieri residenti. La comunità più numerosa è quella romena pari al 22,9% degli stranieri, al secondo posto, fortemente distaccati dalla prima posizione, ci stanno i cittadini albanesi che rappresentano il 9,3%, seguiti dai cittadini del Marocco (8,7%), della Cina (5,4%) e Ucraina (4,6%). Dal punto di vista del genere, tra i cittadini provenienti da un paese europeo e americano più della metà sono donne, mentre per gli stranieri provenienti dall’Africa e Asia, sono gli uomini ad essere più numerosi”.
Dati importanti che, innanzitutto, sconfessano la credenza popolare che associa la figura astratta dell’immigrato all’Africa. Difatti asiatici ed africani sono presenti sul territorio italiano quasi nelle medesime percentuali mentre la maggior parte del flusso arriva dall’Europa stessa. Questo flusso, a quanto pare, svecchia anche il Paese:

“La struttura per età della popolazione straniera residenti in Italia è notevolmente diversa rispetto a quella della popolazione italiana: gli stranieri hanno un età media pari a 33,1 anni, notevolmente più bassa di quella degli italiani, che è pari a 45,1 anni. Il 18,5% degli stranieri residenti ha un’età compresa tra 0-14 anni, mentre gli italiani in questa classe rappresentano il 13,6%, ma il dato che impressiona è quello relativo alla classe d’età che va dai 65 anni e oltre, che per gli stranieri rappresenta l’appena 3,5% della propria popolazione mentre per gli italiani la percentuale sale al 22,2%. La popolazione italiana è una delle più anziane al mondo, insieme a quella tedesca e giapponese, e cresce soltanto grazie all’apporto dell’immigrazione. Le donne italiane hanno un tasso di fecondità totale pari al 1,27, notevolmente più basso del livello di sostituzione pari al 2,06, che permette un ricambio generazionale. Il tasso di fecondità totale delle donne straniere, invece, è dell’1,96, vicino, quindi, al livello di sostituzione, quindi grazie alla loro maggiore fecondità garantiscono oltre ad un ricambio generazionale anche una maggior presenza nelle fasce giovani”.
Altri fattori positivi rappresentano l’occupazione:
“Le motivazioni di ordine economico restano la causa principale dei flussi migratori, visto che nella maggioranza dei casi l’immigrazione rappresenta un tentativo di  aumentare il proprio reddito. Lavorativamente parlando la popolazione straniera ha un tasso di occupazione superiore a quello della popolazione italiana, pari, rispettivamente, al 60% e al 56%, soprattutto le donne straniere hanno tassi di occupazione superiori alle donne italiane. Il 28,5% lavora nel settore industriale e il restante 5,6% in agricoltura. Complessivamente producono l’8,6% della ricchezza nazionale”.
Il conclusione il dott. Paffetti aggiunge un’analisi personale, condivisibile:

“Gli stranieri risultano essere per lo Stato una ricchezza piuttosto che un peso, come molto spesso si vuol far credere, dando dello straniero una figura distorta e non veritiera. Il ruolo degli stranieri è importante e lo sarà in futuro a fronte di una dinamica demografica fortemente negativa della popolazione italiana che cresce soltanto grazie all’apporto degli stranieri”.

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Di Daniele Naddei

Giornalista iscritto all'ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania da maggio 2014. Caporedattore.

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