La denuncia: amore e inganno al Sannazaro
Il sipario del Sannazaro è calato su uno spettacolo intenso, forte, in grado di calamitare l’attenzione e di suscitare una discussione a più voci sui principali temi trattati, ma anche su una serie di argomenti satellite. Si tratta de La denuncia scritto e diretto da Ivan Cotroneo.
Due bravissime attrici, Marta Pizzigallo ed Elisabetta Mirra, reggono la scena.
A fare da apripista, non permettendo allo spettatore di distrarsi, bensì attirandolo letteralmente sul palco con lei, è la professoressa. Con un fare quasi sdegnoso racconta alla preside la sua versione della situazione, reggendone con grande dignità anche le accuse più bieche.
Poi sentiamo il controcanto della liceale Alice. In maniera quasi automatica siamo portati a schierarci a favore di quella che sembra la controparte più debole ed esposta.
Ben presto, però, la prospettiva si ribalta, si sovverte.
Quella che sembrava poter essere verosimilmente la carnefice rivela le sue fragilità e le vessazioni subite, dalla fine della storia con l’amata Giulia alle scritte offensive e denigrarorie lasciate impresse sui muri dei bagni della scuola.
L’amore e una legittima condizione esistenziale diventano veicolo e avallo di un atto di accusa dall’esito certo e irrevocabile.
Il pathos che le due attrici riescono a creare è altissimo. L’atmosfera è carica di tensione, ma anche di tenerezza, di dolcezza e di fragilità umane. La storia è resa in maniera estremamente verosimile.
Alla fine, la fa da padrone un processo di umanizzazione.
Un progressione segnata dal passaggio da un tono formale all’utilizzo dei nomi di battesimo, che sigla l’uscita dai ruoli contrapposti di docente e discente e, maieuticamente, consente la rivelazione della persona.
Arriva il momento di adottare un tono più confidenziale, all’interno del quale si alternano un processo di strumentalizzazione dei punti più indifesi e a rischio di rottura con la scoperta di un’autentica intimità, accompagnata dal disvelamento della reciproca personalità – che riposa sotto la superficie – e di frammenti di vita privata, in un gioco di luci e ombre.
La forza interpretativa delle attrici riesce a parlare con tagliente durezza e insieme con delicatezza di temi attuali come il diverso orientamento sessuale; la funzione educativa; il rapporto tra persone di differenti generazioni; il precario equilibrio tra vita privata e professionale; l’alternarsi tra scena e retroscena; la tracotanza di chi crede di farla franca e la delusione per lo smacco inevitabile che la vita ha riservato alle proprie aspettative, facendo lo sgambetto a qualsivoglia macchinazione.
Ne risulta una narrazione che rimane In bilico tra molteplici dimensioni e che pure ci lascia addosso la sensazione di una dolente compartecipazione umana a un dramma che è individuale, ma che non può ignorare la dimensione collettiva, della quale è intriso.
Un plauso al teatro Sannazaro che ancora una volta, con coraggio, dà spazio a opere di così grande levatura umana e sociale.

