Un turbinio di applausi per “Così parlò Bellavista” al Teatro Augusteo, lo spettacolo teatrale in scena dal 19 al 28 novembre, ispirato al capolavoro di Luciano De Crescenzo che ha visto la partecipazione di Geppy Gleijeses, Marisa Laurito, Benedetto Casillo e tanti altri.

In sala si respirava una certa emozione. “Così parlò Bellavista” più che un film o un romanzo è una vera e propria filosofia di vita che Luciano De Crescenzo ha saputo magistralmente spiegare attraverso i vari personaggi come Salvatore, Saverio, Luigino o Rachelina. Geppy Gleijeses che nello spettacolo cura anche la regia, nel film era Giorgio, il fidanzato della “figlia di Bellavista”. Oggi veste i panni del Prof. Gennaro Bellavista, sposato con “Donna Maria”, una vulcanica e spettacolare Marisa Laurito.
Molto curata la regia di Gleijeses, le scene di Roberto Crea e i costumi di Gabriella Campagna. Particolarmente piacevole l’interazione avvenuta con il pubblico in sala, in particolar modo nella famosa scena del “cavalluccio rosso” nella quale uno straordinario Gigi De Luca interpreta la parte che nel film era di Riccardo Pazzaglia.

La prova attoriale del protagonista è indubbiamente ineccepibile. Nella pellicola, Luciano De Crescenzo non recitava un ruolo, si limitava ad essere sé stesso, Gennaro Bellavista era lui in tutto e per tutto. Geppy Gleijeses ha dovuto recitare per vestire i panni di Luciano, ma lo ha fatto in maniera professionale.
Marisa Laurito, come detto poc’anzi, veste i panni della moglie di Bellavista. La sua interpretazione del personaggio ricoperto da Isa Danieli è piuttosto personale. La forte amicizia con Luciano De Crescenzo la spinge a recitare questo ruolo con passione e grazie al suo carisma e alla sua dote attoriale è riuscita a conquistare il pubblico.
Benedetto Casillo, invece, torna a vestire i panni di Salvatore, il vice sostituto portiere. A distanza di 37 anni, l’attore ha dimostrato di essere unico e insostituibile per la perfetta riuscita dello spettacolo. Le battute, i sorrisi sornioni e i suoi tempi hanno sicuramente impreziosito questo spettacolo. Di lui non si può che dire “la classe non è acqua”.

La storia, ormai, la conosciamo tutti. Gli eventi si susseguono, le scene memorabili ci sono quasi tutte. Molto piacevole la scena delle lezioni del professore ai suoi amici Saverio (Vittorio Ciorcalo), Luigino il poeta (Walter Cerrotta) e Salvatore, rigorosamente davanti al busto di Socrate e alla mappa dell’Europa che determina i popoli d’amore e i popoli di libertà; memorabile è stata anche la scena della lavastoviglie così come quella della “conserva di pummarole” con una bravissima Antonella Cioli che non ha fatto per nulla rimpiangere Marina Confalone.
Una menzione speciale anche per Ludovica Turrini e Gregorio Maria De Paola rispettivamente Patrizia Bellavista e Giorgio. La Turrini veste i panni della figlia di Bellavista con molta naturalezza, la sua impeccabile interpretazione è stata sicuramente di gran lunga superiore a quella della sua predecessora. Anche De Paola è stato all’altezza del compito con un ruolo, il suo, non facile vista la presenza di Gleijeses che nel film faceva quel personaggio.

Così come nel film, lo spettacolo termina con la scena dell’ascensore con Bellavista e Cazzaniga (Gianluca Ferrato) bloccati nel “budello oscuro” (citazione di Luigino il poeta). Qui il professore capisce che le sue antipatie verso il vicino milanese sono frutto di stereotipi. Nonostante sia settentrionale, Cazzaniga fa il presepe, beve il caffè e vorrebbe svegliarsi a mezzogiorno se potesse. Quando lo stesso, parlando della moglie tedesca, afferma che loro non sono come “noi italiani”, Bellavista capisce che in fondo “siamo tutti meridionali di qualcuno” e che un “uomo d’amore” può nascere ovunque. Quello è l’inizio di una profonda e sincera amicizia tra i due vicini di casa.

Questa trasposizione teatrale della pellicola De Crescenziana è sicuramente un esperimento riuscito, ottimi gli attori, nonostante alcuni di loro siano impegnati in diverse parti all’interno dello spettacolo, riescono con maestria a compiere egregiamente i propri ruoli. L’emozione è stata tanta, sia per gli attori che per il pubblico. Del resto, “Così Parlò Bellavista” più che un film o una rappresentazione teatrale è una vera e propria esperienza di vita che resta impressa per sempre nel cuore di chi lo guarda.

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