La Venere dei terremoti: Roberto Azzurro si riconferma in stato di grazia al Serra
La Venere dei terremoti Di Manlio Santanelli è uno spettacolo che Roberto Azzurro porta sulle scene da circa vent’anni, con la medesima instancabile energia emotiva e fisica.
Tornerà in scena stasera, domenica 15 marzo, alle 18:00 al teatro Serra, uno spazio off che si distingue per una programmazione coraggiosa e di elevata qualità.
Una rappresentazione che si affida a una lingua letteraria – quella di un grande autore teatrale – nata per fermare la parola scritta, ma che conserva tutte le sfumature di veracità e le movenze della lingua parlata.
UNA SFIDA LINGUISTICA
Una sfida linguistica, piena di neologismi, di crasi, di iperboli, di citazioni.
“Questa è la riprova – sottolinea Roberto Azzurro – che non è vero che il pubblico vuole soltanto cose semplici, barzellette, e che non è affatto pigro“.
Il tentativo riuscitissimo attuato da Roberto Azzurro è quello di “mettere in piedi le parole, che nascono stese sul foglio, adagiate sulla carta. Di conferire loro una verticalità“, come ribadisce lui stesso.
La Venere dei terremoti nasce come un racconto lungo, ma Santarelli, un autore prolifico, ha scritto anche dei racconti brevi: il personaggio non viene propriamente interpretato, bensì raccontato nelle sue caratteristiche precipue.
In tal senso la lingua risulta un medium fondamentale, perché scende nel dettaglio: è colta e divertente, caratterizzata da una grande forza descrittiva e immaginifica, che si trasfonde nelle descrizioni delle situazioni che si abbeverano – come sottolinea Azzurro, che le presta la straordinaria plasticità espressiva del suo corpo – di un numero strabiliante, quasi infinito, di parole.
“È una giostra verbale – rimarca Azzurro – dove la cifra stilistica riesce a raggiungere vette altissime, per poi a scendere improvvisamente in basso. Per esempio, nel parlare delle parti intime dei due amanti, l’autore diviene quasi triviale, ma inaspettatamente compie un parallelismo con gli orafi fiorentini e cita Ludovico Ariosto“.
IL RAPPORTO CON IL PUBBLICO, I MOTI DELL’ANIMO UMANI E I MOMENTI DI RIPIEGAMENTO INTERIORE
Richiamando le parole di Roberto, il teatro si esprime attraverso le parole scritte, ma quello che interessa maggiormente al pubblico sono i pensieri dei personaggi.
“Io credo – continua Azzurro – che sia importante stimolare lo spettatore e il suo ragionamento. Stimolarne la volontà di pensare. Questo spettacolo è una valanga, in cui il personaggio dialoga ritmicamente con il pubblico”. Un ritmo travolgente, che viene, in qualche modo, lievemente rallentato da alcune pause profonde.
Attimi, di cui spesso non si ha piena percezione, che danno momenti di respiro al pubblico.
Sono i canticchi, tipici di Roberto Azzurro: memorie che vengono in mente e che servono a stimolare il ricordo. Piccole nenie. Parole che non sono mai richiamate a caso, ma che sono legate a doppio filo alla narrazione.
Secondo quanto spiega l’interprete, gli scritti di Santanelli non nascono con aspettative di ilarità, anche se sono sempre molto ironici e inevitabilmente finiscono per avere effetti comici.
“ Il teatro – continua Azzurro – permette di risintonizzarsi su un altro ritmo, con riferimenti narrativi e citazionistici“.
Sotto la superficie di ironia, si agitano i moti più feroci dell’animo umano. Viene rinsaldato il connubio tra un eros carnalissimo e una thanatos simbolica, perché alla fine il protagonista impazzisce: il terremoto del 1980 lo smuove fuori e dentro e la sua onda lunga lo fa cadere a pezzi.
La Venere dei terremoti – che vede protagonista Fortuna, una Sofia Loren della Sanità – è proprio la consacrazione di una napoletanità verace.
LE OPERE DI SANTANELLI E LA COMMEDIA DELL’ARTE
Roberto Azzurro, nel corso del tempo, si è misurato anche con altre opere di Manlio Santanelli. Per esempio, l’adattamento de L’oro di Napoli, e con L’aberrazione delle stelle fisse.
Un prossimo progetto scenico potrebbe riguardare l’interpretazione del racconto Uscita d’emergenza.
“Sicuramente – evidenzia Azzurro – in quest’opera troviamo una filiazione della commedia dell’arte, che nasce proprio nell’area casertana, a Orta di Atella. Le Atellane evolvono nel teatro plautino con i suoi tipi fissi. Nelle opere di Scarpetta e Viviani viene delineata la psicologia dei grandi tipi napoletani“.
Secondo il pensiero di Roberto Azzurro, il ruolo del teatro è quello di un’arte deputata a riqualificare la realtà, ricorrendo anche alla comicità, che abbassa le difese dello spettatore, ma che poi non gli risparmia il colpo di grazia, con i suoi risvolti tragici.
IL RAPPORTO TRA I DUE GENERI NELL’AGONE FAMILIARE
Protagonista delle opere di Santanelli è il controverso rapporto tra i due generi, il maschile e il femminile, soprattutto quando sono legati da parentele. Si tratta di legami difficili da sciogliere e imbricanti.
“Santarelli – evidenzia Azzurro – svela sè stesso e incrocia alla narrazione inventata la sua biografia. Non è un caso che lui sia l’autore di Regina madre, un testo che è stato rappresentato da poco, con grande successo, in Romania. Il mondo femminile descritto è sempre problematico, caratterizzato da madri terribili, che rendono i figli infelici, castrati. E da uomini succubi, perché il rapporto edipico è la relazione per eccellenza, che appare determinante soprattutto per i figli maschi e plasma la natura umana“.
La Venere dei terremoti è un’opera trascinante, dal ritmo vorticoso, dove la scenografia è veramente minimale, ridotta all’osso. Tutto è affidato alla fisicità, alla plasticità del corpo. Alla forte espressività della voce, della gestualità e delle parole. Livello linguistico e paralinguistico si intrecciano e si fondono in un corsa a perdifiato, di cui Roberto Azzurro è interprete eccelso.
Ph. Simona Pasquale











