Lina e le altre: Napoli e le sue intense, forti, coraggiose donne
Il Sannazaro tiene a battesimo Lina e le altre di e con Lina Sastri che tornerà in scena anche stasera, sabato 8 novembre, alle 21:00, e domani, domenica 9, alle 18:00. Un lavoro contraddistinto dal coraggio e dalla voglia di osare e di sperimentare per far vivere emozioni autentiche.
Napoli è una città femmina per eccellenza. Un’urbe che si fonda sull’operato non solo dei suoi figli, ma anche e soprattutto dalle sue figlie.
Esiste un libro, Le invisibili, che mette in luce il corposo contributo, spesso non riconosciuto, proprio delle donne, attraverso lo spazio e il tempo.
Ebbene: attraverso questo spettacolo, che disegna un percorso di parole in musica – Lina valorizza le molteplici identità delle figlie di Napoli, protagoniste della storia della città e vero e proprio pilastro a sostegno delle grandi icone maschili.
Il percorso narrativo si snoda a partire dalla morte di Masaniello, sacrificato alla causa della rivoluzione. Narra della sorte toccata a chi è rimasto, cioè sua moglie, sua madre e sua sorella, vilipese da quelli che prima erano amici. Donne che divengono nuove martiri: infangate, vittime di ingiurie, trasciscinate per “le zizze bianche“, il simbolo più puro della loro femminilità e della maternità.
Poi fa tappa nel vicolo di Filumena Marturano, con la sua scelta coraggiosa di vita e di maternità, attraverso il celebre monologo dedicato alla Madonna delle Rose.
Lina incontra e incarna Medea, donna straniera in una terra ostile. Lei che è raffinata e consapevole conoscitrice di libri, erbe e magie. Temuta, ma ghettizzata, ha sacrificato tutto in nome di un uomo, bugiardo, debole e traditore, perchè alle donne spesso viene imposta la necessità di avere uno sposo.
E c’è Matilde Serao che di Napoli racconta la bellezza e i lati più oscuri. Un ventre che nutre talenti e contraddizioni.
Intense, dolci, impetuose e sanguigne le canzoni parlano alle donne e delle donne. Donne giovani e meno giovani, divenute adulte troppo presto, che si trovano di fronte alla durezza della vita, sferzate dal pregiudizio e dallo stereotipo. Figure muliebri che hanno la capacità, la forza e la grande dignità di ripensare sè stesse. Donne che decidono di essere tali come Bambinella dei quartieri. Donne che amano profondamente, ma sono vittime di violenza. Donne di guerra e in guerra con il mondo e con sè stesse.
Lina alterna tutti i registri dell’animo umano: è dolente, intensa, rabbiosa. Sui tacchi rossi, simbolo di sensualità e monito contro la violenza di genere – vestita con un abito rosso fuoco e poi nero – è seducente, giocosa, irriverente e sciantosa. Sul palco, attraverso la voce e il corpo, emana consapevolezza femminile e un carisma trascinante.
Come un pifferaio magico incanta il pubblico e coinvolge in un ideale balletto collettivo, chiamandole a sè, anche le sue compagne e sorelle musiciste. Sei artiste che suonano la chitarra, la batteria, il piano, le nacchere e il tamburello, guidate con maestria da Elisabetta Serio.
Grata verso una città che sa essere madre e matrigna, Lina mostra la strada di un dialogo possibile con le figure maschili in generale e con quelle che hanno contraddistinto la sua vita. Primo fra tutti, Edoardo De Filippo, che fu suo grande maestro. A lui dedica una commovente lettera. Con questa e con un’intensa canzone, emozionata, si congeda dal suo pubblico.
“Signori in piedi davanti a una donna“.

