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Lo stronzo geniale: una guida contro gli inganni del cuore

Nino Serratore merda!”


È questa la scritta ricamata su una shopper che Raffaella Ferrè indossa con orgoglio.

È così che inizia il racconto del suo “Lo stronzo geniale, guida semiseria ai Nino Sarratore” edito da Colonnese, tra i protagonisti della rassegna “Castello di Carta” (22-23 marzo, Somma Vesuviana).

Un libricino fucsia che può rappresentare un antidoto contro gli uomini sbagliati della nostra vita.


Quando una donna decide di dare una svolta alla sua esistenza – spiega l’autrice – e di chiudere con una fase sofferta, lo fa attraverso un un taglio simbolico con il passato. Attraverso un cambiamento evidente affidato, per esempio, alle sapienti mani di un parrucchiere. Cambia taglio, colore, piega. Per questo ho voluto che questo libricino avesse un costo sociale, inferiore a quello di una piega per capelli”.


La domanda che si forma spontanea nella nostra mente è:” Perché una shopper che definisce un uomo come un pezzo di melma provoca simpatia, solidarietà e condivisione? Strappa un sorriso tra persone lontane che non si conoscono, facendole improvvisamente sentire amiche?”

Richiamando le parole di Raffaella, ognuno di noi ha incontrato un Sarratore nella sua vita, che ha lasciato un segno tale che quel periodo della propria vita è associato a un nome ben preciso più che a una collocazione temporale o a uno stato d’animo.


Quanti stadi di elaborazione della sofferenza una donna (o un uomo) ha dovuto attraversare per riuscire oggi a farne dell’ironia e a riderne insieme o, meglio ancora, alla faccia sua?


Non sono una psicologa – ribadisce Ferrè -. Ho approfondito il tema del narcisismo patologico per scrivere questo libro è anche per interesse personale. Quello che spero, però, è che possa aiutare a recidere un legame tossico. Spesso, anche dopo anni dall’incontro fatidico, molte donne mantengono, loro malgrado, un legame con una persona tossica, generato dal trauma. Mi piacerebbe che potessero chiudere quella storia per sempre, al pari di come chiuderanno questo libro dopo averlo letto“.


La Ferrè dissemina piccole, sapienti “mollichine” di conoscenza e indizi, come Pollicino, incrociando epoche, linguaggi e generi, mostrandoci come anche da ambiti che potrebbero apparire distanti dal tema, come quello neomelodico, sia possibile trarre insegnamenti, come se ci si guardasse allo specchio, riconoscendosi simili attraverso l’apparente distanza.


Fin dall’indice, Raffaella ci prende per mano  in questo percorso, per consentirci di leggerlo in base ai nostri bisogni emotivi e ai nostri ritmi di progressiva “digestione” dei pensieri.


C’è chi lo leggerà dall’inizio alla fine cercando un filo conduttore che non è legato necessariamente all’Amica geniale, utilizzando questo libricino fucsia come una sorta di guida sentimentale.

Chi, invece, sceglierà una lettura non sequenziale, andando, per esempio, a cercare le radici del male di vivere sarratoniano. Il momento esatto  in cui in lui si manifesta un’inesorabile trasformazione in negativo. Ma ostinandosi anche a rintracciare un barlume di speranza, una possibilità di redenzione.


Oppure chi cercherà di capire cosa renda qualitativamente diversa la violenza che il Sarratore pratica sottilmente rispetto alla violenza fisica che  possiede – come un atavico demone – gli uomini del rione.

Raffaella Ferrè, con ironia e con leggerezza calviniana, ci conduce in questo libretto a tinte forti, con la speranza che sia strumento di liberazione e – ancor di più  – un  viatico di consapevolezza che ci conduca tra le braccia giuste, innanzi tutto le nostre.


Se i Sarratore esistono nella realtà e trovano nelle pagine di questo libro la propria proiezione, è altresì innegabile che Nino non potrebbe esistere se nelle pieghe dei libri e delle canzoni – finanche della nostra anima – non si nascondesse l’idea dell’amore romantico.

Un sentimento che da una parte rappresenta lo scisma tra quello che siamo e quello che vorremmo essere – e che quindi giustifica in qualche modo quel tormento tossico cui siamo sottoposte. Dall’altra è desiderio ed espressione di una pioggia d’amore e di attenzioni, dalle più piccole alle più inverosimili.

Un libro che ci fa riflettere sul fatto di essere state almeno una volta nella vita una Lenù, forse per eccessiva ingenuità sentimentale o per un bisogno d’amore che si trasforma in dipendenza affettiva.

Non c’e alcuna colpa di cui tacciarsi, bensì una consapevolezza crescente sul perché in specifici momenti della propria vita, si è rimaste vittima del fascino a lunga gittata di quest’uomo, bravo a “manipolare” e ad apparire geniale, ma in fondo banale e mediocre.


Un uomo che, sebbene mefitico e concentrato solo su sè stesso, la sua eccellenza e i suoi presunti meriti, forse qualche effetto collaterale positivo ce l’ha. Quello di farci aprire gli occhi sul nostro reale valore e i nostri innumerevoli talenti.


A volte è proprio grazie a quest’uomo, a un progressivo processo di liberazione, al rafforzamento dell’amore verso sè stesse e all’accettazione non solo di quel bisogno d’amore, ma anche del fatto di meritarlo, che riusciremo col tempo a riconoscere il valore sostanziale e “sostanzioso” e a scegliere uomini come Pietro, Enzo o Antonio.


Nella peggiore delle ipotesi finiremo per diventare amiche di un seduttore recidivo e redivivo come nel caso di Bridget Jones con Daniel Cleaver o ci innamoreremo di uno stitico emotivo (che però dopo vari tentennamenti e ritardi resta, al netto di qualsiasi considerazione opportunistica) come Carrie Bradshaw con Big, ma diventeremo immuni (o quasi) al fascino sarratoriano, un uomo che ci mostra – come sottolinea Raffaella “quanto danno può fare un po’ di cultura messa nelle mani di un uomo senza etica“. 

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