Morte del piccolo Tito, solo una condanna

Il 3 luglio 2013 Tito Traversa, dodicenne campione del mondo di arrampicata, morì precipitando dalle montagne di Orpierre in Francia.  Si è chiuso oggi a Torino  il processo per l’incidente.

“Mio figlio è morto a causa di un concatenarsi di responsabilità di cui solo una è stata dichiarata con la sentenza. Mancano all’appello tutta una serie di responsabili che, grazie a una serie di fattori, non sono stati fino ad ora presi in considerazione dalla giustizia”.

Solo una condanna e due assoluzioni. Il tribunale ha inflitto 2 anni di reclusione all’istruttore del ragazzo, Nicola Galizia. Sono stati assolti il titolare della scuola di arrampicata e l’imprenditore bergamasco che produsse una piccola parte dell’attrezzatura. Per il tribunale dunque, l’istruttore Galizia a cui era stato affidato il gruppo di giovani atleti avrebbe dovuto controllare quel giorno i rinvii di Tito che erano stati montati male da una sua compagna di corso minorenne. I rinvii sono i moschettoni che devono reggere in caso di cadute e attenuarle. I moschettoni in quel caso invece hanno ceduto uno dopo l’altro senza frenare la caduta in alcun modo. l pm Francesco La Rosa aveva chiesto la condanna anche del produttore (a 4 anni di carcere) sostenendo che avrebbe omesso cautele, non avendo inserito le istruzioni del montaggio insieme ai gommini, contribuendo così alla caduta e alla morte di Tito. Aveva invece chiesto l’assoluzione del titolare del Bside, in quanto la gita non era stata organizzata direttamente dalla scuola ma da Galizia.

 

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