Nei nostri sogni: storia di denuncia e di legami profondi

Cosa succede se una vita basata su solide certezze viene improvvisamente scossa sin dalle sue fondamenta? Forse può raccontarci la sua storia Emma, la protagonista del romanzo Nei nostri sogni, che altri non è se non l’alterego dell’autrice, Antonella Capobianco.

Succede che all’inizio la presa di consapevolezza costa fatica, fa finanche male.

Infatti, fa male separarsi dalle proprie convinzioni, dalla vecchia esistenza. Fa male sentir cedere le basi della propria vita. Ma da quella lacerazione possono nascere nuove possibilità, nuova forza, nuove forme di comunicazione, nuovi obiettivi e legami piu autentici. 

L’autrice ci racconta una storia quotidiana, una vicenda fatta di piccole cose e di grandi temi come quelli dell’orientamento sessuale che si rispecchia nell’identità di genere; dell’intolleranza più bieca che diviene ferocia e violenza cieca; della valorizzazione delle differenze interetniche, una valorizzazione che percorre il sentiero dell’amore; dell’accettazione profonda dell’altro da sè, che può nascere e crescere solo se ci sono radici salde, radicate nella famiglia d’orgine.

L’autrice ricorre alla tecnica del sogno lucido. In esso rifluiscono aspettative svanite e lacrime ingoiate, ma anche una nuova leggerezza  che si gemella alla speranza.

Lo stile narrativo, essendo un’opera d’esordio, non è privo di qualche rigidità e di passaggi eccessivamente didascalici, ma nel complesso è ricco a livello lessicale, ben articolato e rende la lettura godibile. 

Ora passiamo la parola ad Antonella

D. La notizia dell’omosessualità del figlio sconvolge Emma per prima, le sue convinzioni e i suoi progetti di madre. Quanto è difficile scardinare le proprie stesse idee e qual è il processo intrapreso di accettazione di una nuova realtà e di nuovi orizzonti possibili?

R. I progetti di un genitore non sono quasi mai quelli di un figlio, per cui apprendere una realtà totalmente contrastante con le proprie idee  è talmente doloroso, che il genitore deve risalire un’immaginaria scala di emozioni, man mano più sopportabili, prima di raggiungere l’accettazione serena. Si scende inevitabilmente in un abisso di dolore.

D. La storia è raccontata come il dialogo tra due realtà che si sfiorano sul confine. Emma stessa all’inizio non se ne rende conto. Metaforicamente cosa rappresenta questa progressiva presa di consapevolezza?

R. Emma comprende gradualmente di non essere più viva. Simbolicamente la presa di coscienza lenta e dolorosa di appartenere  ad un altro mondo rappresenta la sofferta  consapevolezza di una mancata attenzione  riguardo le difficoltà esistenziali dei suoi figli. Tuttavia la sua nuova e surreale condizione, le suggerisce silenziosamente una nuova e più efficiente modalità di dialogo, come mai era successo quando era in vita.

D. Il libro si chiude con un messaggio di speranza, in grado di prevalere su tutto. Per te di fronte ai fatti che stiamo vivendo e alla recrudescenza di intolleranza e violenza è un orizzonte ideale o una possibilità reale?

R. Possibile, ma allo stato attuale poco probabile. Nella vicenda che ho raccontato, prendo spunto da situazioni reali. Se “Nei nostri sogni”, la sofferta storia d’amore tra Andrea e Luca e quella tribolata tra Claudio e Adila hanno un lieto fine, purtroppo nella vita reale legami sentimentali tra culture diverse o omosessuali spesso ancora non sono vissuti serenamente alla luce del sole. Per ora si tratta di un orizzonte ideale che tra qualche decennio, quando si estingueranno gli ultimi retaggi culturali, insieme a pregiudizi e credenze altrove sorpassati, diventerà finalmente una possibilità reale.

D. In cosa la protagonista ti somiglia? In cosa differisce?

R. Abbiamo solo nomi diversi.

D. Quali sono i tuoi prossimi progetti?

R. Spero di scrivere una storia che possa far riflettere, come spero abbia fatto “Nei nostri sogni”.

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