Nel parco termale di Telese, regno dell’acqua sulfurea

Ai piedi del monte Pugliano, alle cui falde sgorgano sorgenti di acqua sulfurea, troviamo Telese Terme, il cui complesso parco termale è rinomato per l’aerosolterapia e le cure idropiniche.

Le acque di Telese Terme hanno una tradizione antichissima. I fenomeni di vulcanismo secondario hanno avuto inizio dopo il terremoto del 1349, che causò la scomparsa di Telesia e la nascita di sorgenti sulfuree con la fuoriuscita di acque minerali. Durante i primi anni del XIX secolo furono compiuti degli studi su queste acque, ricche di zolfo, giungendo  alla conclusione che esse non erano dannose. Ben presto, anzi, si rivelarono utilissime per la cura delle malattie della pelle, dell’apparato digerente, dell’apparato respiratorio e dei reumatismi. Nel 1876 si avviò la costruzione dell’impianto termale, inaugurato nel 1883, e sul Rio Grassano fu creato un Parco Naturalistico.

L’acqua minerale di Telese, dall’odore caratteristico e inconfondibile, è un’apprezzata e rinomata acqua da tavola, ricca di idrogeno solforato, gradevole da bere per il gusto unico e frizzante, dovuto alla presenza di anidride carbonica. Effervescente naturale, sulfurea, carbonica bicarbonato-calcica e magnesiaca, l’acqua minerale di Telese è particolarmente indicata per reintegrare i sali minerali che gli sportivi perdono con la sudorazione, riequilibrando il bilancio salino corporeo. È consigliata anche per il trattamento terapeutico di gastriti o sofferenze epatiche e biliari.

Al turismo termale, negli ultimi anni si è aggiunto nella zona anche quello religioso, considerato che a soli 40 km di distanza, sulla collina della Murgia, nei pressi del fiume Tammaro, sorge Pietrelcina, il paese di nascita di San Pio. Il suo nome deriva da Petra Pucina (pietra piccola) in contrapposizione a Petra Majuri (pietra maggiore), situata sull’altra riva del fiume.

Nel centro storico di Pietrelcina, un ambiente suggestivo ricco di atmosfere medievali, in vico Storto Valle, si trova la casa natale di Francesco Forgione, colui che sarà universalmente conosciuto come Padre Pio: è possibile visitare la cucina, con il focolare e l’arredo originario, e nel pavimento della camera da letto vi è ancora la botola che conduceva al magazzino adibito a stalla.

Altri siti simbolo del pellegrinaggio sono la Torretta, con la stanzetta da studio, preghiera e riposo, e l’antico borgo del Pantaniello, perfettamente conservato lungo i secoli, lo stesso che il giovane frate cappuccino attraversava per recarsi nella campagna di Piana Romana, dove amava raccogliersi in preghiera.

Un anno prima di essere nominato sacerdote, Francesco, che era di salute malferma, passava ore e ore immerso nella preghiera e nello studio nei pressi di un olmo che gli faceva ombra. Fu in quel luogo che, nel 1910, il giovane, durante un’estasi, ricevette le stimmate.

Uno degli aneddoti più famosi sulla vita del santo, racconta che quella stessa sera, Francesco tardò a tornare a casa per la cena. Arrivò a casa e non disse una parola, scuotendo continuamente le mani come se gli bruciassero. La madre non capì cosa fosse successo e si rivolse a lui ironica dicendogli “Ecchè, suoni la chitarra?”

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