Io e Francesca Favotto siamo in contatto su Facebook da circa quattro anni. Illo tempore ho cliccato sul pulsantino “aggiungi” accanto alla sua immagine di profilo perhè avevo letto dei suoi articoli le cui tematiche erano attinenti a un progetto a cui stavo lavorando. Era un periodo in cui ero fortemente concentrata sul lavoro per esorcizzare i brutti pensieri conseguenti ad una storia d’amore finita male.

Chi si occupa di comunicazione, che faccia il giornalista a tempo pieno oppure che si occupi di uffici stampa, pubbliche relazioni, etc., si ritrova spesso a utilizzare i social per intessere rapporti utili allo scambio di informazioni, favori, consigli, e così via. Si tatta di rapporti utili, edificanti, che raramente sfociano nel privato. Nel caso di Francesca, però, è stato per me inevitabile non approfondire la sua conoscenza attraverso i contenuti privati che postava: le foto che ritraggono lei e Matteo trasmettono una serenità contagiosa, i loro sorrisi e i loro sguardi innamorati gridano a chi li osserva che l’amore esiste ancora… Dopo decine di “mi piace” pigiati sotto i suoi post ho ripreso anche io a credere che “c’è ancora speranza in questa terra“.
Matteo Losa da un po’ di mesi non è più fisicamente accanto a Francesca, ma lo è ancora – e lo sarà per sempre – con il cuore e lo spirito. Prima che ciò avvenisse, ha portato a compimento un suo grande sogno, ovvero ha pubblicato il libro “Un altro giorno insieme“, che Francesca sta presentando – Covid permettendo – lungo tutto lo stivale. Ecco una piacevole conservazione fatta via mail con lei, da cui noi tutti possiamo trarre insegnamenti e spunti utili a vivere meglio questo periodo borderline…

1. Chi è Matteo? Vorrei che tu mi facessi una sua breve descrizione in qualità di sua compagna, in qualità di sua amica ed, infine, di collega. Capita raramente nella vita che questi tre ruoli convergono in una sola persona…
Matteo è (non riesco a parlarne al passato) un compagno eccezionale: supportivo sempre, motivante anche, ha sempre saputo vedermi dentro meglio di quanto riuscissi a fare io. La donna che sono oggi l’ha promossa lui: mi ha fatto capire quale fosse la strada giusta per me, mi ha dato il coraggio di inseguire i miei sogni. Poi il resto del lavoro l’ho fatto io. Ma il fatto di sentirmi amata sempre e nonostante tutto mi ha davvero cambiata dentro e fuori. 
Come amico, credo di aver già risposto sopra. In ogni caso, era un ottimo consigliere e ancor più un buon ascoltatore, presupposto fondamentale per saper dare poi buoni consigli. Lui mi conosceva meglio di chiunque altro, senza che io parlassi lui sapeva già cosa mi passava per la testa. 
Come collega, anzi come capo, era fantastico: ci completavamo a vicenda. Non prevaricava, ma anzi sapeva motivare e tirar fuori il meglio dalle persone, sempre. Era ispirante, perché sempre ispirato: è stato meraviglioso stargli accanto e vedere come abbia saputo portare avanti i suoi sogni, nonostante la fatica e la sofferenza. 
Abbiamo condiviso tutto, lavoro, amore, casa: è stato bellissimo, rifarei tutto daccapo domani. Ora. 

2. Un altro giorno insieme: quale dei tanti (mai troppi), tutti ugualmente importanti, ricordi con particolare allegria?
Abbiamo un milione di ricordi insieme. Porterò nel cuore i più recenti: il suo sorriso immenso e i suoi occhi pieni di gioia nel vedere le copie del suo libro, anche se erano quelle per i librai, e il suo sorriso quando ci siamo imbarcati sul volo per Tokyo, il suo sogno di una vita. Felice che ne abbiamo realizzati tanti. Insieme. 

3. Che cosa è l’amore per Francesca?
L’amore è rimanere quando sai che ti sta per togliere tutto. Quando il rischio vale tutta la candela. Quando sai che si spezzerà la corda, ma tu ti lanci lo stesso dal ponte, facendo bungee jumping. Sapevo quale sarebbe stato l’epilogo, ma sapevo anche che amarlo mi avrebbe ripagato di tutta la fatica, il dolore, la sofferenza, il sacrificio. L’assenza. Io ora sono piena, completa, perché ho conosciuto cos’è l’Amore. Non mi accontenterò di niente di meno. E se mai dovessi, è perché lo sceglierò coscientemente. 

4. L’insegnamento che vorresti venisse fuori dalla lettura del libro “Un altro giorno insieme”?
E’ un libro per ragazzi e giovani, ma non solo: è un libro anche per noi adulti, perché parla di malattia, ma non è un libro triste. Insegna come stare accanto a un malato di cancro, cosa prova, le sue sensazioni, spesso così oscure a chi non lo è. E poi è un libro di speranza: sboccia l’amore qui, laddove ci dovrebbe essere solo cemento. E’ un libro sulla resilienza, sul sapere piegarsi ma non spezzarsi, un valore così necessario oggi. E’ un libro scorrevole, ma scritto benissimo, con un bel lessico, un’ottima sintassi. E’ un libro che lascia qualcosa. E poi dentro c’è Matteo: per chi l’ha conosciuto, è un averlo sempre accanto; chi non l’ha conosciuto invece può farlo leggendo le sue pagine. 

5. Stiamo vivendo un periodo molto particolare: il Covid-19 mette in serio pericolo chi purtroppo ha una salute già cagionevole, e non solo… A causa della crisi legata alla pandemia, tanti ragazzi si sono ritrovati senza lavoro e sono stati costretti a congelare i loro sogni d’amore, ovvero quello di andare a vivere insieme, sposarsi, oppure fare un figlio. Da compagna forte, quale sei, cosa consiglieresti loro?  
Io e Matteo siamo andati a convivere proprio quando la sua malattia si è acutizzata. E abbiamo cominciato a parlare di fare un bambino proprio durante la pandemia. Quindi, non c’è difficoltà che ci deve fermare da ciò che desideriamo davvero: se è qualcosa che ci scalda il cuore, facciamolo lo stesso, in due tutto si supera. Se mettiamo davanti delle scuse (perché di questo si tratta) è perché quella cosa non la desideriamo davvero. 

Un altro giorno insieme

Giovanni – ma preferisce essere chiamato J – ha diciotto anni e vorrebbe una vita normale. Ne ha abbastanza dei continui controlli, delle visite in ospedale, dei progetti a breve termine-perché-chissà-quanto-tempo-gli-concederà-ancora-la-malattia. Per una volta tanto, vorrebbe lasciare da parte il dolore che si abbatte sulle sue giornate come la pioggia sulle strade di Londra. Per una volta tanto, non vorrebbe più pensare alle cose di cui ha nausea, ma a quelle di cui ha fame.
Anche Barbara – odia quando la chiamano Barbie – ha diciotto anni. E non è mai uscita con un ragazzo. Potrebbe essere la zitella più giovane del mondo, lo sa bene. Ma sa bene anche che se hai dei sogni alti, ti ci devi dedicare con tutta te stessa – almeno questo le ripete sempre suo padre, primario nell’ospedale in cui è in cura J.
Per ragioni diverse, si sentono entrambi profondamente soli. E, quel che è peggio, entrambi sono convinti che il loro destino sia osservare immobili le vite degli altri.
Poi un giorno si incontrano, per caso. Bevono un caffè e un mezzo cappuccino insieme. Si piacciono, eppure, alla fine, ognuno dei due va per la sua strada. Una piccola crepa, però, seppur ancora impercettibile, inizia a formarsi nelle loro esistenze sempre uguali.
Quando si rivedono, mesi dopo, J e Barbie non commettono lo stesso errore. Questa volta decidono di rimanere. Dopo tutto, quando capisci che stare con una persona ti rende la vita luminosa come l’alba, è inevitabile volerla accanto, e provare a entrare nel suo mondo. Anche se è difficile comprenderla, visto che sembra il tuo esatto opposto. Anche se è difficile lasciare andare le vecchie abitudini, le vecchie paure. Anche se tutto, il tempo soprattutto, sembra essere contro di te, di voi. Ma niente, proprio niente è impossibile per due cuori che battono emozionati per il loro primo amore. L’importante è guardare nella stessa direzione e camminare, insieme. Un giorno alla volta.

 

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