Non solo debito record, ma anche dipendenti attempati, dirigenti strapagati e una diffusa insoddisfazione dei cittadini. Nel rapporto ‘Government at a Glance’, l’Ocse mette sotto la lente l’amministrazione pubblica dei Paesi membri e lo ‘sguardo’ spesso si posa inclemente sugli squilibri italiani, noti e meno noti.

Non mancano, d’altro canto, i progressi e le aree di distinzione. L’Italia, ad esempio, e’ seconda solo alla Germania nell’Ocse per indipendenza delle autorità’ di regolamentazione dei principali settori di rete. Sui conti pubblici – rileva lo studio – il deficit dell’Italia e’ migliorato, passando dal 5,3% del 2009 al 2,7% nel 2015, migliore del 2,8% medio Ocse, ma a causa della duplice recessione il debito resta molto elevato, avendo raggiunto nel 2015 il 157,5% del Pil – in base alle definizioni Ocse – contro una media del 112% ed e’ il terzo peggiore dell’area, dopo Giappone e Grecia. Il pagamento degli interessi sul debito e’ stato pari al 4% del Pil nel 2015, inferiore solo al 4,2% portoghese.

L’Ocse riconosce, per altro, che l’Italia per contenere la spesa ha messo in atto nel 2008-2016 ben sei spending reviews, che “l’hanno aiutato il Governo a navigare attraverso la stretta ai conti pubblici”. La spesa pubblica nel 2015 e’ stata pari al 50,5% del Pil contro il 40,9% Ocse ed e’ stata assorbita per il 42,6% dalla protezione sociale contro il 32,6% medio Ocse. Ai servizi pubblici generali e’ andato il 16,6% contro il 13,2% Ocse, mentre all’istruzione e’ stato destinato il 7,9% sotto la media Ocse che e’ del 12,6% e alla sanita’ il 14,1% contro il 18,7%. Nel welfare il 64,3% della spesa va alle pensioni contro il 53,5% Ocse. Agli investimenti pubblici e’ andato solo il 2,1% del Pil nel 2016, in calo dal 2,3% del 2015, contro una media Ocse del 3,2%. L’Italia resta in ritardo sulla spesa tramite appalti pubblici, che riguarda solo il 20,5% del totale della spesa contro il 29% Ocse. Le entrate pubbliche sono salite al 47,1% del Pil nel 2016 dal 45,2% del 2007 e per il 63% derivano dalla tassazione (media Ocse 59% nel 2015). Passando alla forza lavoro pubblica, il rapporto sottolinea che l’Italia ha la piu’ alta quota tra i Paesi industrializzati di dipendenti statali ultra-55enni, con il 45% contro il 24% medio e la minore proporzione (2%) di giovani tra i 18-34 anni che lavorano per il Governo centrale.

Questo – sottolinea il rapporto – richiede e’un’attenta pianificazione della forza lavoro in modo da assicurare che il pensionamento massiccio dei dipendenti non porti a una perdita di memoria istituzionale e non incida sulla qualita’ dei servizi pubblicie’. I dipendenti pubblici, per altro, sono il 13,6% dell’occupazione totale in Italia, contro il 18% medio Ocse. I livelli di retribuzione sono piu’ elevati rispetto alla media soprattutto nelle posizioni piu’ elevate: i senior manager tricolori, cioe’ i piu’ alti dirigenti della Pa, nel 2015 avevano un compenso annuo lordo di 395.400 dollari, il piu’ alto dell’Ocse dopo l’Australia, a fronte di una media di 231.500 dollari. Anche per le mansioni di segreteria la P.a italiana e’ piu’ generosa della media Ocse, mentre lesina sui compensi dei professionisti, cioe’ i dipendenti pubblici con competenze tecniche specifiche (67.900 dollari contro 88.700). Quasi biblici rispetto ai parametri internazionali i tempi della giustizia: oltre 2 anni e mezzo per le cause amministrative (solo in Grecia sono piu’ lunghi) contro i 4 mesi della Svezia. Da ultimo, il grado di soddisfazione dei cittadini nei confronti dei servizi pubblici: anche in questo caso l’Italia si ritrova in coda. Nel 2016 solo il 49% degli interpellati nei sondaggi si dichiarava soddisfatto dei servizi sanitari. Il dato, che relega l’Italia al sestultimo posto nell’Ocse, e’ in calo dal 56% del 2007 e si confronta con il 70% medio Ocse.

Tra scuole senza materiale didattico (secondo peggior caso dell’Ocse), test di apprendimento deludenti, istituti poco accoglienti e insegnanti poco collaborativi secondo gli studenti (e in coda per salario secondo il confronto internazionale), la Penisola e’ quintultima per soddisfazione nel sistema scolastico con il 55% contro il 67% Ocse. Penultimo posto, poi, per la fiducia nel sistema giudiziario, apprezzato solo dal 24% dei cittadini contro il 55% Ocse. Nel complesso la fiducia nel governo nazionale, gia’ scarsa nel 2007 (30%), nel 2015 e’ scesa al 24%. E’ piu’ bassa solo in Cile e in Grecia.

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Di Daniele Naddei

Giornalista iscritto all'ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania da maggio 2014. Caporedattore.

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