Pandemia, lockdown e quei sentimenti morali che non ci sono

Nella prima fase del lockdown si cantava alla finestra per sentirsi più vicini. Grandi e piccoli disegnavano arcobaleni a mo’ di incoraggiamento, dicendo che sarebbe andato tutto bene. Qualcuno sussurrava speranzoso che questa pandemia ci avrebbe forse reso migliori, più consapevoli di ciò che abbiamo, più responsabili nei comportamenti, più solidali e rispettosi del patto sociale.

Sono arrivati, tra luci e ombre, la didattica a distanza, meglio conosciuta come DAD, e lo smart working, facendoci sperimentare un nuovo modo di vivere e lavorare. Mentre si ragiona sulle potenzialità di questi strumenti, che permetterebbero ad esempio di ripopolare i vecchi borghi semidisabitati, non sfuggono alcuni lati oscuri come la inevitabile sovrapposizione tra vita privata e lavorativa, che crea un loop continuo. Ecco perchè si sta cercando di regolamentare il diritto alla disconnessione. Questo è il possibile futuro che si dischiude a partire dal presente; c’è però un uso sbagliato delle potenzialità della rete che è figlio della stessa mancanza di empatia e scarsa educazione all’affettività che oggi si teme che forme di interazione a distanza potrebbero amplificare.

E’ quello che induce a schernire e bullizzare chi è più debole, esposto, incapace di difendersi, che diviene oggetto di un gioco feroce. Gesti che andrebbero denunciati e che dovrebbero indurre solo discredito e infamia e isolamento sociale vengono invece ripresi per essere caricati e fatti circolare sul web. Un modo per ottenere una visibilità e notorietà transitoria e distorta, mentre rischia di essere imperitura la gogna mediatica cui è destinata la vittima, dato che attualmente il completo oblio sul web è impossibile.

Capita così che due ragazzotti gettino un secchio d’acqua gelata, ridendo sguaiatamente e filmando con il telefonino, addosso a un uomo con evidenti disturbi mentali. Lui li guarda con sguardo smarrito, poi ferito, ma forse è abituato alle vessazioni, ai colpi bassi e crudeli, abbassa lo sguardo e tira dritto, continuando il suo monologo interiore. No, la pandemia non ci ha reso migliori, non ha rafforzato quei sentimenti morali di coesione e solidarietà umana di cui parla l’economista Adam Smith, ci ha reso più feroci e disuniti, gli uni contro gli altri.

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