Paola Cortellesi nei panni della Befana con “La Befana vien di notte”

Paola Cortellesi ha incontrato la stampa in occasione della presentazione del suo ultimo film “La Befana vien di notte” di Michele Soavi, in sala dal 27 dicembre.

All’incontro ha esordito con: “A Babbo Natale fanno fare la pubblicità e alla Befana niente. D’altronde cosa possono proporle, una crema per rughe? È vero: l’odio della Befana verso Babbo Natale è un mio personale contributo alla sceneggiatura”. Sì, perché in quest’ultimo lavoro cinematografico la Cortellesi interpreta e riabilita proprio la Befana!

“Babbo Natale è forse più protagonista perché maschio, a lui non lo hanno fatto brutto, sarebbe stato male accolto, mentre non è stato così per la Befana”. Nel film Paola è una maestra di scuola elementare dalla doppia vita. Di giorno è una brava insegnante, mentre di notte si trasforma nella leggendaria Befana. Ma un certo punto la donna viene rapita da un misterioso produttore di giocattoli, Mr. Johnny (Stefano Fresi) che ha un antico conto da saldare con lei e ha una sola mission: sostituirla nel suo lavoro. La Befana però troverà aiuto in sei alunni della sua classe. La Befana super-eroina? “Tutte le donne lo sono, fanno cose incredibili durante tutto il giorno. Ma in questo film – sottolinea l’attrice – sono protagonisti soprattutto i bambini. Sono loro al centro della storia e sono sempre loro che, proprio con questa storia, imparano a convivere e a capire che da soli non si va lontano”.

“Il mio percorso come regista – dice Soavi – trae origine dal cinema di genere italiano, con un amore particolare per il fantasy e l’horror . Per molti anni, il ‘genere’ e stato bandito e il cinema italiano si e isolato e ha censurato così la sua creatività”. “L’idea iniziale era quella di fare un film per tutta la famiglia – dice infine Nicola Guaglianone che ha curato soggetto e sceneggiatura – e di far incontrare due mondi e immaginari completamente diversi: il cinema teen anni ’80 e la tradizione popolare italiana. E chi meglio della Befana? E se poi ci metti anche sei ragazzini in bicicletta, il cinecarbone è servito”.

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