Pietrarsa, il gioiello ferroviario dei Borbone

Il 3 ottobre 1839, esattamente 180 anni fa, alla presenza del Re Ferdinando II delle Due Sicilie, per la prima volta in Italia, una locomotiva e quattro vagoni passeggeri correvano sulle rotaie tra Napoli e Portici.

Il risultato per quei tempi fu stupefacente: il percorso, lungo circa 7 km, venne compiuto in 9 minuti e mezzo. Oggi la Bayard, la prima locomotiva che compì l’arduo tragitto, è conservata nel Museo Nazionale di Pietrarsa, nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio, al confine con i comuni di Portici e San Giorgio a Cremano.

Costituito da sette padiglioni, per un’estensione complessiva di circa 36.000 metri quadrati, il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa ospita locomotive a vapore, locomotive elettriche trifase, locomotive a corrente continua, locomotori diesel, elettromotrici, automotrici e carrozze passeggeri.

Il primo padiglione è delegato alla conservazione dei mezzi del “passato”, ad iniziare dalla ricostruzione storica del primo convoglio della Napoli-Portici, per seguire con le locomotive a vapore e i locomotori elettrici trifasi. Il secondo padiglione raccoglie una vasta rappresentanza di rotabili e carri in scala ridotta, nonché plastici e oggetti di uso comune in ferrovia.

Il terzo padiglione, diviso in tre settori, ospita vecchi macchinari della ex officina, un settore navale con modelli ed oggetti vari, nonché locomotive rappresentanti il “passato prossimo” e cioè automotrici diesel ed elettriche, carrozze e locomotori elettrici a corrente continua.

Ma il vero gioiello è il treno Reale, convoglio di undici vagoni, costruito nel 1929 per le nozze di Umberto II di Savoia con Maria José del Belgio, con un salone stile liberty dal soffitto in oro zecchino e dal tavolo in mogano esotico, e donato al Museo dall’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Nel museo trovano spazio anche celebri locomotive a vapore come la gruppo 290gruppo 835gruppo 480, elettriche in corrente continua come la E.326E.626, nonché locomotive elettriche trifase, gioielli della storia ferroviaria italiana.

Imponente è la statua di Ferdinando II di Borbone, sita nel cortile del Museo, una delle più grandi fusioni artistiche in ghisa realizzate in Italia. Venne fusa nelle Reali Officine Borboniche di Pietrarsa nel maggio 1852 su modello in gesso realizzato dallo scultore napoletano Pasquale Ricca, e ritrae il sovrano nell’atto di ordinare la costruzione dell’Opificio. L’opera, inaugurata l’11 gennaio del 1853, in occasione del compleanno del Re, pesa circa 7 tonnellate, è alta 4,50 m e poggia su un basamento di circa 3 m.

Considerata la prossimità con il capoluogo partenopeo, la cucina e i prodotti enogastronomici di Portici e di San Giorgio a Cremano sono quelli tipici napoletani, con un particolare risalto alle coltivazioni del Vesuvio. Le ricette tipiche, infatti, risultano gradevolmente “contaminate” dagli spongilli, i famosi pomodorini del Piennolo DOP, la cui coltivazione ha radici antiche e ben documentate. La testimonianza storica più illustre è quella dello studioso Achille Bruni, nel 1858, nel suo “Degli ortaggi e loro coltivazione presso la città di Napoli”, dove parla di pomodori a ciliegia coltivati alle falde del Vesuvio, molto saporiti, che “si mantengono ottimi fino in primavera, purché legati in serti e sospesi alle soffitte”.

I tradizionali spaghetti con le vongole, i polipetti affogati e le fritture di paranza vengono solitamente accompagnati dai vini DOCG degli antichi vigneti vesuviani: il Vesuvio e il Lacryma Christi su tutti.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

No Banner to display

No Banner to display

No Banner to display

No Banner to display

Cultura a Colori