Pinocchio Back to Wood: Napoli come il Paese dei Balocchi
Pinocchio Back to Wood è un coinvolgente viaggio sensoriale immersivo allestito presso il laghetto della partenopea Mostra D’Oltremare, fino al 28 settembre, da This is Wonderland, il Parco delle Fiabe.
Un percorso di progressiva formazione del burattino nato da un semplice pezzo di legno da catasta – buono da ardere – la cui crescita è segnata dall’ incontrare lungo l’itinerario giochi differenti. Si passa, infatti, dai giochi di legno al cavalluccio a dondolo. Dall’orsacchiotto ai birilli. La simbologia adottata appare molto legata alla presenza degli orologi, che segnano lo scorrere del tempo non solo in avanti, ma anche e soprattutto indietro.
Uno strumento per ripensarsi, ripensare l’altro da sé e ingaggiare con lui un dialogo di rispecchiamento e riconoscimento, dove il percorso di crescita si innesti sulla cultura dell’errore. Una progressiva presa di consapevolezza per poter poi rinascere in infiniti modi e forme differenti. Il percorso è segnato da vari elementi visuali, terrestri e marini: piante e fiori colorati, ma anche pesci, meduse e polpi, che simboleggiano l’ideale incontro tra i due mondi.
L’experience propone un ritorno al legno. Non si tratta solo di un richiamo fisico, ma soprattutto di un ritorno alla memoria, alle radici e alla materia viva da cui tutto ha avuto inizio.
“Il filo conduttore di questo progetto è il ritorno al legno, al bosco – evidenzia Alessandro Esposito, il direttore artistico -. Il legno non è soltanto un elemento fisico, un rientro alle origini, bensì un richiamo profondo alle radici, alla materia viva da cui tutto ha inizio. Non è soltanto scenografia, bensì un elemento narrante. Il bosco diventa uno spazio pulsante, in cui lo spettatore viene accolto, per poi intraprendere un viaggio di riscoperta e rinascita. I personaggi si moltiplicano in più versioni di sé e questa pluralità arricchisce la storia di nuove sfumature“.
Richiamando le parole degli organizzatori, alle lanterne è affidato il racconto, a mo’ di memorie sospese. Gli interpreti restituiscono le forme più classiche e strutturate della fiaba originaria. Il musical dona energia, immediatezza e impatto emotivo. Ogni volto è una parte diversa della stessa anima, capace di raccontare prospettive differenti di un’unica storia. L’ambientazione prende forma non solo attraverso le lanterne colorate, ma anche con i tessuti naturali: corde, carte lavorate a mano, elementi lignei scolpiti, dettagli in ferro… Sono materiali che trasmettono colore, tattilità e autenticità, creando un ecosistema scenico che il pubblico percepisce come vivo e reale.
Un messaggio inclusivo, dove le catene delle convinzioni autolimitanti e delle credenze altrui diventano nastri colorati color dell’arcobaleno che accompagnano gli attori in sinuosi ed energici movimenti di danza, che hanno il sapore della vita e della libertà.
Ampio spazio anche alle discipline circensi e alla ginnastica ritmica.
“La musica – continua Esposito – è fondamentale ed è originale. Rappresenta il filo emotivo che unisce le scene, scandendo il ritmo del racconto e accompagnando le emozioni, mentre le parole dette o proiettate diventano punti di orientamento, capaci di guidare lo spettatore e stimolarne l’immaginazione. Il nostro Pinocchio unisce due anime: da un lato, la profondità e la complessità emotiva. Dall’altro, un linguaggio narrativo diretto e immediato, arricchito da immagini potenti e riconoscibili, che ci permette di parlare a pubblici diversi, mantenendo, però, una coerenza stilistica e una forte identità visiva“.
Secondo gli addetti ai lavori, la presenza di atmosfere intense e ricche di contrasti visivi porta in scena figure che sanno affascinare e sorprendere, coinvolgendo tantissime famiglie, adulti e visitatori in cerca di un intrattenimento culturale di qualità. L’obiettivo del team organizzativo è però quello di mantenere un’esperienza fruibile a più livelli, in cui ogni spettatore possa trovare un proprio punto di connessione. Sul piano dell’attrattività, il bilancio è molto positivo: lo spettacolo ha registrato un notevole richiamo di pubblico da diverse aree geografiche, con una crescita costante anche nella partecipazione internazionale.
” Questo però – ribadisce il direttore artistico – è stato possibile grazie anche a un linguaggio visivo universale e a un’esperienza immersiva capace di superare le barriere linguistiche“.
Le tre narrazioni che accolgono il visitatore contengono un elemento comune: il viaggio di trasformazione. In ciascuna storia l’attraversamento di mondi diversi diventa un’occasione di crescita e di cambiamento sia per i personaggi sia per chi assiste, in un costante intreccio tra realtà e immaginazione.
“L’esperienza passata – racconta il referente – ci ha insegnato l’importanza di una scenografia modulare e di una gestione del pubblico capace di preservare il flusso narrativo senza sacrificare l’efficienza organizzativa. Questa metodologia ci ha permesso di dare vita a uno spettacolo ancora più avvolgente, performante e facilmente adattabile a contesti diversi“.
Ph. Pino De Pascale


















