Racconti per assecondare la malinconia di Cars: analisi chirurgica di un tempo spietato
Il 23 aprile sarà La giornata del libro e in vista di questa ricorrenza ho scelto di parlarvi dei Racconti per assecondare la malinconia di Raffaele Cars, edito Homo Scrivens.
La malinconia è un’emozione che contempla tante sfumature e note dell’anima: dalla tristezza profonda alla depressione. Ci parla di noi. Dei nostri desideri. Delle nostre aspirazioni, frustrazioni, paure e delusioni.
Raffaele Cars declina questo sentimento attraverso cinque storie di uomini e di donne comuni.
Coloro che non riescono a vivere in una società che non riconosce loro la possibilità di essere legittimi destinari di uno sguardo autentico di accettazione e di amore.
Quindi si rifugiano in pensieri insonni, in sogni utopici e distopici insieme. Immaginano di infilarsi sotto la pelle e nelle identità di altre persone contraddistinte – diversamente da loro – dal coraggio di osare.
Si perdono nelle trame della rete – che per loro diventa una possibile via di fuga dalla realtà o di contatto con essa. Altare di estremo sacrificio di sé, esposti allo sguardo impietoso altrui. O occasione di riscatto e di notorietà.
Ma questa scelta fa mancare loro l’incontro con la realtà fattuale, che pure si presenta attraverso fugaci sguardi e sorrisi, che alla fine essi rifiutano, perché si rivelano all’insegna dello scherno e della mancanza di empatia.
Altre volte, attraverso la rete incontrano i loro carnefici, sacrificando sè stessi sulla pira di una finta accettazione che li consuma.
Un vano tentativo compulsivo di essere all’altezza dello sguardo e delle aspettative di qualcuno. Anche se questo qualcuno è un sadico emotivo, che li porterà alla morte. Che li mutilerà, privandoli di quella capacità generativa di cui alcuni, in fondo, non si ritengono degni.
A un certo punto, però, uno sguardo fuggevole o un sorriso accennato, potrebbe avere il potere di riportarli alla e nella realtà. Potrebbe salvarli.
Ma loro rifiutano ostinatamente questa possibilità, perché non si ritengono meritevoli di altro, se non di essere oggetto muto e passivo dell’indifferenza, dello scherno, del disprezzo mascherato e della follia altrui.
Altre volte è una diagnosi medica infausta e inaspettata a restituirli al mondo. In questo caso, si crea un incrocio e una sovrapposizione insperati tra le due dimensioni: quella virtuale e quella reale.
Un incontro che diviene inaspettatamente e quasi involontariamente lo sprone a vivere, a mettersi alla prova e a sperimentare. Senza aver più paura del mondo circostante. Forse è l’idea di una vita, che va afferrata perchè fuggevole. Forse è quel respiro che diviene materialmente corto, ma intenso.
Un respiro a pieni polmoni, tipico degli ultimi attimi, che spinge a non tirarsi più indietro.
Fatto sta che, paradossalmente, una dimensione irrealistica come quella virtuale a volte contribuisce a restituire sapore, odore, colori, empatia e possibilità di contatto, all’esistenza stessa.
Le persone raccontate da Cars incarnano esseri umani che chiedono quasi il permesso di esistere e che scelgono di vivere in una dimensione transitoria, come ospiti indesiderati. Un destino che diviene accettazione rassegnata di una scelta altrui o di un’opzione casuale.
Poi arriva il momento in cui reclamano, timidamente, il loro posto nel mondo. Le loro, come direbbe Giuseppe Pontiggia, sono esistenze non illustri.
Sono rappresentanti e taciti portavoce di un modo differente – timido e scomodo – di stare al mondo.
Quello improntato alla capacità ideale e potenziale di vedersi davvero e di proteggersi vicendevolmente.
Raffaele Cars – con parole asciutte, affilate come coltelli e con una perizia chirurgica – riesce a scavare nelle emozioni dei suoi protagonisti. A volte ci restituisce storie disturbanti. Altre volte frammenti narrativi colmi di delicata speranza.
Spesso, sono narrazioni piene di un’ansia crescente. Di un rimpianto acuto, che è una lama per la mente e per il cuore, che si muove attraverso una capacità di scrittura fulminante.
Ricorrendo alle trame di questo libro breve, Cars ci parla di quella malinconia che è insieme fuga da e voglia di essere nel mondo.

