HOMETEATRO

RECordare: il ricordo si fa totem esistenziale e simbolo del teatro stesso al Tram

Lo spettacolo RECordare, prodotto dall’associazione Mudra, di e con Francesca Frascati, con la regia di Anna Chiara Senatore tornerà in scena stasera, alle 18:00, al Tram Teatro.

Si tratta di una pièce dedicata ai ricordi con un team al femminile che è perfettamente coeso e crea un’alchimia, dove nulla è lasciato al caso: dalle scelte registiche alla drammaturgia, passando per il progetto luci e video di Victoria de Campora.

Abbiamo intuito da subito – racconta Olimpia Panariello, presidente di Mudra – lo spessore di questo spettacolo, in grado di dire e trasmettere molteplici cose al pubblico. Il tema del ricordo è particolarmente adatto a farsi teatro teatro perché di per sé un ricordo è un racconto che viene contestualizzato. Noi stessi quando raccontiamo qualcosa agli altri ci caliamo nei panni dei protagonisti, e cambiamo addirittura voce, per impersonare le diverse anime della narrazione, descrivendo, al contempo, la scena che si sviluppa intorno“.

I ricordi della protagonista si riverberano nei pochi oggetti simbolici che sono presenti nella stanza bianca e asettica. La loro eco si moltiplica attraverso i video che accompagnano il racconto.

Per D., che incarna la donna per eccellenza, come raccontano le protagoniste, la rimembranza rappresenta uno strumento necessario ad assumere consapevolezza sulla sua vita. Un flusso di coscienza relativo a tutto ciò che è stato registrato nella propria esistenza, inciso nella memoria, che oggi si dipana quasi come una serie di fotogrammi di un film che si va a srotolare per riannodare i fili e il senso del proprio passato, comprendere il proprio presente e proiettarsi nel futuro.

Lei in parte rimpiange alcune scelte fatte, altre volte le valorizza, altre ancora si autoassolve, dimostrando indulgenza verso sé stessa.

Il ricordo è anche il mezzo attraverso cui D. dialoga con il pubblico, tessendo l’ordito di malia che attiva un meccanismo di rispecchiamento e di riconoscimento reciproco. Un processo di identificazione che coinvolge chi assiste al racconto delle sue vicende, innescando la miccia dell’empatia.

D, in fondo, spera che le sue esperienze, ma anche i suoi errori e i suoi traumi, possano essere utili allo spettatore, affinché li ripeta in un drammatico loop.

La lingua utilizzata è quella napoletana, in una versione vernacolare, popolare, tipica di una piccola comunità. Essa simboleggia il forte legame con la radici, in particolare con la casa dei nonni, mentre gli elementi scenici spesso rinviano allo spazio dell’infanzia, un tempo in cui tutto sembrava possibile e il futuro da costruire faceva sperare di poter diventare chiunque si volesse.

D. abita in un basso angusto, dove filtra pochissima luce. Forse questa stanza metaforicamente rappresenta il suo inconscio ancora in parte aggrovigliato.

O la gabbia della sua solitudine esistenziale, perché lei, a più riprese, ripete che è una donna sola. O è quella pagina bianca dove sta cominciando a scrivere e a riscrivere la sua storia, giorno dopo giorno.

Quella di una donna che si è liberata dalle angherie di un uomo semaforo, di colui che decide i tempi e i modi di una relazione a singhiozzo, definibile come illegittima. E’ per questa scelta che forse la società giudicante l’ha relegata in un monolocale scomodo e lugubre, mentre gli appartamenti, le case vere e proprie, sono destinati a una famiglia, quella che lei non ha.

La incontriamo in una fase in cui sembra finalmente essersi riconciliata con sé stessa, in cui non sente più il bisogno di dare un nome alle situazioni, di etichettare necessariamente le sue scelte, di incasellarle in una categoria standard.

Non avverte continuamente la spinta coattiva a giustificare la sua esistenza e a legittimarla. E’ riuscita ad affrancarsi dai quei giudizi e da quei pregiudizi che l’hanno perseguitata per tutta la vita, spingendola a conformarsi alle aspettative altrui, a partire da quella di un padre rigido e di tutta la sua famiglia, la cui soddisfazione ha inseguito spasmodicamente per anni.

Ha accettato la sua storia e si lascia attraversare dai sentimenti e dalle emozioni che scaturiscono inevitabilmente dai ricordi, ribaltandoli sul pubblico, che è assolutamente avvinto dalla sua energia e dal carisma che promana da lei.

Infatti, lo spettacolo riesce a mantenere il pathos di questo dialogo per tutta la sua durata e lo spettatore lo segue senza staccare lo sguardo o distrarsi un attimo, neanche per riprendere fiato.

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