Sanremo, i flop della giuria amati dal grande pubblico

Il Festival di Sanremo ha fatto molto parlare di sé nel bene e nel male, ma c’è una cosa su cui pubblico e giuria “sanremese” non vanno proprio d’accordo: la scelta dei vincitori.

Nelle ultime decadi sono stati tanti i casi in cui canzoni bocciate sul palco dell’Ariston hanno poi raggiunto un enorme successo per plauso del pubblico, rientrando anche tra i pezzi “storici” della musica leggera italiana. Basta un titolo tra i tanti: Nel blu dipinto di blu. Ma non solo.

Era il 1969 quando Lucio Battisti cantava “Un’avventura”, classificata nona e forse fraintesa in un contest formale, come quello sanremese, per i suoi rhythm’n’blues e fiati. Ma anche Lucio Dalla fu rilegato nel 1972 all’ottava posizione per la sua “Piazza grande”, pezzo che ha conquistato i cuori di tutti gli italiani diventando un classico. E come non citare Vasco Rossi… la sua “Vita spericolata” è ormai conosciuta da tutti, fan e non, detrattori e non. Arrivò penultimo, forse anche per il gesto ribelle di lasciare il palco prima della fine della canzone facendo capire che stava cantando in playback. Ma la lista è lunga. La critica fu spietata con “Donne” di Zucchero, che arrivò penultima, ma anche con Patty Pravo in gara con “E dimmi che non vuoi morire”, altro pezzo stupendo entrato nel classico repertorio italiano.

Ma il caso peggiore, che dovrebbe far vergognare tutti, nessuno escluso, è quello di Mia Martini. Accusata di portare iella, venne ostracizzata per anni dal mondo musicale. Con la forza e la grinta che solo la Mia nazionale poteva avere, torno a Sanremo con “Almeno tu nell’universo, firmato Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio. Un capolavoro che finì al nono posto, ma che entrò per sempre nel cuore di tutti gli italiani.

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