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Sono Simonetta: Anna Copertino trasforma il ricordo in memoria attiva

Sono Simonetta, edito da Giannini editore, scritto dalla giornalista Anna Copertino, rappresenta un un dialogo attraverso lo spazio e il tempo – che travalica l’assenza fisica – tra Simonetta Lamberti, una giovanissima vita recisa brutalmente – e sua madre, Angela Procaccini.


È la ricostruzione – attraverso un processo di identificazione dell’autrice – di quello che Simonetta era e di quello che ha provato nei suoi ultimi istanti di vita

Il recupero di un ricordo mai condiviso e di un modo di sentire e di esperire la realtà, che Anna Copertino ricostruisce attraverso la lettura di temi, poesie, annotazioni, disegni, post.

È memento di questa bambina dolce e bionda come il grano, raccontato da chi l’ha conosciuta, ma anche da chi non l’ha mai incontrata, come i fratelli Stefano e Serena, che sono nati dopo la sua morte, ma che pure con lei intessono un rapporto profondo e costante.

Come racconta l’autrice, Stefano, fino a un certo punto della sua vita, non ha mai voluto parlare di Simonetta. Inizialmente, con il suo atteggiamento, sfida la morte. Poi, con la nascita di sua figlia, riesce a scegliere un lavoro più solido e tranquillo, come colonello della finanza, ed è come se piano piano riuscisse a ricucire il rapporto con la sorella mai conosciuta. Forse, perché la sua bambina somiglia molto a Simonetta, con quei capelli giallo oro.

Il libro, come evidenzia la Copertino, racconta l’identità fusionale tra Simonetta e sua madre, attraverso una scrittura trasversale, che recupera il punto di vista di Simonetta e lo fa dialogare con quello di Angela.

Quella di Anna è una scrittura attenta e sensibile. È un atto di coscienza, di responsabilità e di corresponsabilità, per risvegliare anche la coscienza politica e istituzionale, che troppo spesso tratta determinati argomenti con leggerezza, mentre dovrebbe avere un ruolo maggiormente attivo nello scoraggiare tutti quei giovani che scelgono il guadagno facile.

È un atto doveroso, che apre le porte a un’opportunità di impegno civile, vissuta con intensità.

Anna Copertino – richiamando le sue parole – accompagna Angela nelle carceri, nelle sedi associative, in tutti quei luoghi dove possa portare il messaggio di luce e amore di sua figlia.

Angela mi ripete – sottolinea Anna – che sente che voglio bene a lei e ai suoi figli e che non si tratta di un’azione strumentale“.

Un impegno attivo che, a livello istituzionale, ha portato, vari anni dopo, a dedicare alla memoria di Simonetta lo slargo di Bagnoli antistante l’Istituto nautico.

Un luogo di riflessione, prospiciente il mare, ma anche un simbolo di riscatto e di proattività verso il futuro.

L’opera, pubblicata nella collana Sorsi, rappresenta proprio questo: un sorso di sguardi reciproci, di sorrisi, di dolcezza, di tenerezza, perché Simonetta era ed è amore.

Ora che Simonetta non non c’è più – ribadisce Copertino – noi dobbiamo essere sguardo rivolto alla vita e sorriso che accoglie e conforta. Angela ha abbracciato l’esecutore materiale dell’uccisione di sua figlia. Lo ha perdonato, perché Simonetta è amore, non odio, e rappresenta la bellezza e la continuità della vita e del ricordo“.

Si tratta di un racconto rievocativo, capace di portare luce, non di una cronaca giudiziaria.

Ho scelto di scrivere questo libro – continua l’autrice – mentre aspettavo di sapere l’esito di un’operazione molto complessa, cui è stato sottoposto il mio compagno. Proprio in un momento di estremo dolore, che rievoca un altro dolore lacerante, nella consapevolezza che la sofferenza non è solo una cosa brutta, ma può essere permeata dall’ottimismo e dall’amore. In essa può filtrare la luce della speranza“.

Anna Copertino, assieme ad Angela Procaccini, si impegna ogni giorno, affinché i giovani possano scegliere di essere dalla parte giusta. Si mette in gioco, affinché il ricordo personale, che può essere profondo e sentito, ma rimane individuale, divenga memoria attiva, continua, collettiva e costruttiva. Una traslazione resa possibile attraverso lo strumento dell’incontro scritto.

Esiste sempre un prima e un dopo rispetto al dolore – dice -. Il dolore emotivo è qualcosa che fa male come un taglio. Una ferita viva, su cui ogni volta che si toccano alcuni nervi scoperti è come se si gettasse del sale“.

Anna Copertino si batte anche per decostituire la narrativa, secondo cui le vittime sono state sfortunate a trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Le vittime in realtà – rimarca Anna – sono sempre nel posto giusto, perché hanno scelto una vita fatta di normalità, di gioie semplici, di obiettivi da perseguire, di sacrifici. Una vita piena di piccoli fiori, pronti a sbocciare per rendere migliore la propria esistenza e quella degli altri“.

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