Teatro (alla deriva) al giardino e Chaplin: un esordio intenso e poetico per la rassegna diretta da Meola
Teatro (alla deriva) al giardino – le quinte naturalistiche, sono quelle del Giardino dell’Orco, contraddistinte da un albero beckettiano, come lo definisce il direttore artistico Giovanni Meola,- esordisce con uno spettacolo dedicato al genio di Charlie Chaplin il cui titolo è appunto “Charlie Chaplin l’uomo dietro la maschera“.
Sin dal titolo, questo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Franco Nappi, rivela il suo intento: quello di dedicare una riflessione non solo al personaggio, l’attore icona del cinema muto, ma anche all’essere umano e alle sue fragilità.
Quest’anno la rassegna – come spiega il direttore artistico, che l’ha ideata assieme a Ernesto Colutta – si è appunto trasferita nella suggestiva location del Giardino dell’Orco a Pozzuoli, con uno skyline naturalistico che incanta.
LA LOCATION
Pozzuoli è un luogo simbolo di vera e propria rinascita, attraverso la cultura e le correlate iniziative.
Il Giardino dell’Orco è un centro di aggregazione, dove partecipare a iniziative culturali, ma anche sorbire un cocktail o cenare, chiacchierando e condividendo, digerendo leccornie, ma anche e soprattutto pensieri.
È inoltre un luogo dove incontrare animali che vivono tranquilli nel loro habitat naturale: “stregatti” variopinti: neri, pezzati o tricolore; galline felici, che possono essere adottate e che ricambieranno il favore con un ovetto fresco al dì, per ben dieci mesi; pecore dal vello d’oro e dalla faccia nera, che ricorda la maschera di Pulcinella. Uno spazio davvero adatto a tutte le età.
LO SPETTACOLO
Lo spettacolo si vale di un corredo scenico minimale, ma riesce a catapultarci con forza e immediatezza nell’esistenza di Chaplin, avvicendando varie epoche. Pocede per quadri narrativi: parte dall’accusa maccartista di essere un nemico dell’America, solo perché presunto ebreo polacco. Quest’accusa gli venne mossa da altri personaggi dello spettacolo, con in prima fila Walt Disney.
La piece ripercorre,con grande intensità e con grande efficacia, il rapporto intenso con la madre. Una figura idealizzata dal Charlie Chaplin bambino, che si figura una donna delicata e poetica, dedita al teatro impegnato (per esempio, lui la immagina ispirata protagonista de Il gabbiano di Checov). In realtà la madre, essendo rimasta sola e versando in condizioni di povertà, faceva la spogliarellista. Pagò questa vita sregolata, suo malgrado, contraendo la sifilide e anche patendo una certa sofferenza mentale che la consumò. Proprio perchè sperimenta sulla sua pelle gli effetti dei morsi del pregiudizio, la madre lo esorta a guardare gli altri con gli occhi del cuore, a osservare le azioni e a non fermarsi alle parole, sforzandosi di non giudicare.
L’amore di Chaplin per la madre rimase intatto e vivido, anche quando l’età dell’innocenza sfumò.
Con pochi artifici scenici ben congegnati, assistiamo a una tragica evoluzione della vita sentimentale di quest’uomo, nascosta dalla patina di un sorriso giocoso, che fu abbindolato e poi subito dopo abbandonato da quasi tutte le sue mogli. Lo spettacolo caratterizza le diverse donne in maniera rapida e efficace. Come in un fotogramma sintetizza l’inizio e la fine della storia. Cambio di abito e di occhiali – da sole o da vista – ma non di dinamica, che si ripete in un loop emotivamente estenuante.
Ci viene anche raccontato del rapporto, in parte simbiotico e in parte conflittuale, col fratello Sidney, che si rivelò un buon impresario, ma un attore mediocre, e visse perlopiù all’ombra del suo genio artistico. Cercò di ripudiare le sue origini, a partire da sua madre, pur se la amava, ma con un colpo di coda e riproducendo una sorta di copione familiare furono proprio quelle origini negate a inghiottirlo e a segnarne il destino e il cammino
La fortuna di Chaplin non è solo economica, ma lui attira e mantiene intatto anche il favore del pubblico.
Il teatro racconta, non analizza: ci fa vivere e sentire tutto sulla pelle. Amplifica percezioni e emozioni.
Charlie – nonostante le numerosi remore – risulta vittorioso anche nel passaggio dal cinema muto al sonoro. In controluce, però, assistiamo a una vera e proria caduta degli Dei, attraverso la figura di Buster Keaton, grande protagonista della comicità del cinema muto che non riesce a superare indenne la prova del nove dell’avvicendamento tecnologico e cade nel dimenticatoio. Chaplin decide di dare all’avversario un’occasione di rilanciarsi, ma lo utilizza anche come uno spauracchio, con una funzione apotropaica e scaramantica, perché è convinto che se lo avrà vicino riuscirà ad esorcizzare il rischio di insuccesso.
Lo spettacolo delinea la crescita emotiva e sentimentale dei vari personaggi, le prese di consapevolezza, le cadute e i dolori compromessi, ma attraversa anche alcuni cambiamenti epocali e termina con un ammonimento a restare umani e a non trasformarsi in uomini – macchina, a sentire con intensità, a condividere, a pensare, ad amare. Un pensiero ribadito dal desiderio – espresso da un Chaplin ormai aziano, ma non domo – di aprire la porta al mondo, per far entrare lo spirito del Natale, da respirare e da cui farsi avvolgere.
È uno spaccato delicato e poetico: molto intenso e commovente. Gli attori, Franco Nappi, Chiara Vitiello e Mario Autore, che interpreta proprio Chaplin, appaiono sia perfettamente integrati nel contesto naturalistico sia simbioticante fusi con i personaggi. Incredibilmente autentici. In particolare, la protagonista femmile, che interpreta tutte le figure chiave, cambiando abiti e pelle, passa velocemente dall’una all’altra con un eclettismo e un trasformismo camaleontici.
Il prossimo appuntamento, che si preannuncia imperdibile, sarà domani, domenica 13 luglio, sempre alle 19:00, con Francesca Da Rimini – un disastro comico. Riscrittura (da Antonio Petito) a cura di Francesco Rivieccio. Drammaturgia scenica e regia sono affidati a Vittorio Passaro. In scena Vittorio Passaro; Domenico Pinelli; Francesco Rivieccio; Francesco Romano.
Ph. Davide Russo













