Teatro alla deriva al Giardino punta su un gioco teatrale: è la Francesca da Rimini
Il secondo appuntamento della rassegna Teatro (alla deriva) al Giardino, svoltosi domenica 13 luglio, prende le mosse dal libero adattamento della commedia Francesca da Rimini – un disastro comico. Una “tragedia a vapore e stravesata” scritta illo tempore da Antonio Petito, che tutti ricordano come la maschera di Pulcinella.
La riscrittura è a cura di Francesco Rivieccio. La drammaturgia scenica e la regia di Vittorio Passaro. In scena: gli stessi Passaro e Rivieccio, Domenico Pinelli e Francesco Romano. La produzione è affidata a Henna Teatro e Arte.
Siamo abituati a pensare a Francesca da Rimini e a Paolo Malatesta come a due amanti infelici, travolti da passione, la cui storia passa di penna in penna: da Dante a D’Annunzio.
Ma questa è una versione comica che rimane in bilico tra rappresentazione teatrale e metarappresentazione, dove la protagonista si napoletanizza, diventando un po’ partenopea nel sottotesto e in alcuni atteggiamenti caratterizzanti.
” Antonio Petito – spiega Rivieccio – è stato il primo a parodiare questo classico del teatro, lasciandoci un canovaccio di sette pagine. Abbiamo dato nuova vita a questo testo prendendone spunto e facendolo nostro. Abbiamo trovato certamente terreno fertile perché la trama si presta tantissimo a questo ribaltone. Infatti recitiamo anche molto seriamente le battute originali del testo, parodiando in realtà una certa categoria di teatranti più che il testo e la storia di D’Annunzio. Ci siamo focalizzati molto sia sulla scrittura che sull’interpretazione a creare scene e immagini che riguardano un certo modo di recitare e di vivere il Teatro“.
L’ANTEFATTO
Una compagnia teatrale improvvisata tenta di mettere in scena un’altrettanto improvvisata versione della Francesca da Rimini.
Un bisogno che ha poco a che vedere con il sacro fuoco dell’arte e molto di più con quello di mettere insieme il pranzo con la cena.
I piani di questo scalcagnato gruppo sono ostacolati da un tradimento: quello della prima attrice bresciana, fidanzata con il capo impresario, che verrà trovata fedifragamente tra le braccia di un generico.
Questo intoppo sentimentale farà saltare tutti i piani, conducendo all’invettiva: “Non ci si può fidare delle compagnie straniere. Ecco perché bisognerebbe valorizzare solo i talenti nostrani!”.
La vicenda che vede coinvolti i protagonisti e quella narrata dall’opera paiono avere la stessa matrice e quindi si intrecciano, si fanno da specchio. Sono speculari.
“Tutta la prima parte funge da preparazione a quello che poi il pubblico vedrà rappresentato. I due mondi – continua l’artefice della riscrittura – devono per forza coesistere. Senza la compagnia scalmanata la farsa non ha ragione di essere… Così come la farsa, senza quel determinato tipo di figura descritta, non avrebbe alcun senso. Scandali, tradimenti sono sempre stati all’ordine del giorno e in qualunque parte del mondo e questo rende la trama universale. Quello che in scrittura abbiamo mantenuto è di cercare punti di ‘somiglianza’ tra la storia di Paolo e Francesca e la tresca amorosa fra la prima attrice e il generico. Il gossip si intreccia così alla drammaturgia e tutto diventa ancora più comico”.
IL METATEATRO
Per mettere in scena la sua particolarissima Francesca da Rimini , il gruppo, che peraltro non ha la benché minima conoscenza dell’opera, chiede l’aiuto di una serie di attori amici.
Anche in questo frangente, il metateatro ci fa intravedere il riflesso di ciò che accade dietro le quinte dell’allestimento di un’opera teatrale: le scarse risorse disponibili; le difficoltà spesso insormontabili, che vengono in qualche modo risolte con inventiva e buona volontà; il supporto e la condivisione amicale e intragruppo.
In controluce, viene dato spazio anche alle piccole e grandi rivalità di chi ha paura di venire scavalcato, dimenticato, messo da parte, di divenire un inutile pantomima, uno sbiadito ricordo di un ruolo un tempo indispensabile.
“È uno spettacolo – ribadiscono gli attori – nel quale gli addetti ai lavori si rispecchiano molto, perché cerchiamo di portare all’attenzione quello che realmente succede tutti i giorni a chi fa questo lavoro. I caratteri dei personaggi si rifanno alla realtà lavorativa che ognuno di noi ha vissuto e vive”.
LO STILE E IL RUOLO DELL’IMPROVVISAZIONE
Si ride dall’inizio alla fine: gli attori sgusciano fuori dalla loro pelle e passano dalla persona al personaggio con grande fluidità.
Sono comunque preservati – come evidenziano gli stessi protagonisti – alcuni momenti e snodi narrativi in cui è possibile percepire tutto il pathos e la drammaticità dell’opera originaria: quella in cui Francesca, una ragazza giovane e molto ingenua, viene costretta a sposare Gianciotto o, secondo un’altra versione, vi è indotta con l’inganno, perchè convinta di andare in sposa a suo fratello Paolo.
Si avverte distintamente che i protagonisti dello spettacolo sono perfettamente calati nella parte, essendo riusciti a far propri il testo e la storia.
Questo consente loro di rendere in maniera efficace sia il registro comico sia quello drammatico, attraverso il tono, la prossemica, i multiformi cambi di postura e di espressione.
Danno vita a uno spettacolo caratterizzato da una grande fisicità, dove un ruolo fondamentale è giocato dall’improvvisazione, che tira dentro il pubblico senza che neanche quest’ultimo se ne accorga.
In questo modo, quelli che potrebbero essere fattori di disturbo o noiosi contrattempi divengono parte integrante della rappresentazione.
Per esempio, uno starnuto inintenzionale viene decodificato come una pernacchia nei confronti di un attore. Una signora che ha lasciato acceso il cellulare e riceve una telefonata improvvisa viene apostrofata dagli attori come se si trattasse di una gag concordata.
“L’improvvisazione – evidenziano i protagonisti – è parte fondamentale della messa in scena. Attorialmente, quindi, ci basiamo moltissimo sull’improvvisazione anche ascoltando le reazioni del pubblico”.
Un gioco teatrale ben riuscito che vede protagonista una compagine tutta al maschile, che coglie anche l’occasione per farsi beffe di un certo machismo dal sapore omofobo.
LE INFLUENZE E GLI EFFETTI COMICI
L’equlibrata miscellanea di questi elementi aumenta gli effetti comici, a tratti stranianti. Lo fa assieme al ricorso ai doppi sensi e alle allusioni fintamente censurate. Ai loop, alle frasi ripetute quasi parossisticamente e a tutta una serie di caratterizzazioni proprie della commedia degli equivoci.
C’è il richiamo alla maschera di Pulcinella, che pur di sopravvivere è disposto a tradire la sua vera identità e a diventare servo di due padroni.
Ricco e variegato il riferimento alla grande commedia partenopea da Totò a Massimo Troisi
In questo gruppo – che unisce le forze per necessità – c’è un che di picaresco e un riflesso delle gesta di Don Chisciotte, che combatte contro i mulini a vento, convinto che siano giganti e che indossa uno strano arnese malmesso al posto di un vero e proprio elmo.
Parimenti, questi attori lottano per rimanere a galla, con risultati molto comici. Ma è un divertimento profondamente “pensante”.
La prossima tappa della rassegna è in programma domenica 20 luglio, sempre alle 19:00, con Caivano Dreamin, scritto, diretto e interpretato da Fulvio Sacco, in scena con Christian Giroso.
Ph. Davide Russo















