Happy Sad Birthday: al Serra una riflessione agrodolce sullo strapotere dei social
Gianluca D’Agostino fino a stasera, domenica 13 aprile alle 18:00, porta al teatro Serra una riflessione sull’influenza dei social sulle nostre esistenze, che se non utilizzati con consapevolezza – come sottolinea a più riprese l’autore e attore – rischiano di peggiorare situazioni esistenziali già difficili.
“La mia non è una demonizzazione dei social – evidenzia D’Agostino. Tutto dipende dall’utilizzo che se ne fa. Ne potrebbero derivare soluzioni utiili per uscire dal proprio isolamento, ma anche derive pericolose“.
La parola d’ordine, dunque, sembrerebbe essere consapevolezza e equilibrio nel dosarne l’uso e indirizzarlo nella direzione corretta.
“La dimensione dei social ci è familare – continua l’autore -. Un’esperienza immmersiva che in qualche modo appartiene a tutti. Se per la generazione dei quarantenni esiste un prima e un dopo, per gli adolescenti, che sono nativi digitali, non esiste un termine di confronto”.
Il teatro – come sottolinea reiteratamente Gianluca – è una comunità, uno spazio di socialità, di condivisione e di confronto per eccellenza e offre una buona occasione per una riflessione collettiva sulle diverse strade da percorrere possibili.
“In questo modo – evidenzia D’Agostino – un’esperienza che ci è familiare può essere raccontata e diventare una storia, dotata di fluidità narrativa e di colpi di scena, accattivante, a tratti spiazzante, capace di far emergere tutta la complessità della persona in scena“.
In quella che il sociologo Bauman chiama società liquida in cui siamo tutti connessi, se da una parte la rete mette potenzialmente in contatto persone distanti che forse non si sarebbero altrimenti mai incrociate; dall’altra potrebbe, se ne facciamo un utilizzo sbagliato e totalizzante, creare baratri di solitudine e di isolamento. Un’atmosfera di assordante solitudine in cui ci troviamo sempre più invischiati e che poi, paradossalmente, rischia di imprigionarci in un fittizio universo virtuale, che si nutre di bisogni fattuali ed emotivi inascoltati.
Una finta prossimità fisica ed emotiva in cui si moltiplicano le interazioni sporadiche, superficiali e casuali, ma dove potrebbero soffrire le relazioni autentiche, quelle in grado di creare dialogo, ascolto attivo e intimità.
“Credo – sottolinea l’autore e attore – che il teatro rappresenti la forma d’arte che più incarna la relazione e la socialità. Occasione di incontro per tutti. In questo caso, però, il monologo si rivela particolarmente adatto a esprimere uno specifico significato artistico, semantico e relazionale“.
Il monologo del protagonista diventa dialogo, grazie all’utilizzo di numerosi effetti sonori e il richiamo a persone e cose che lui immagina siano presenti fisicamente. Una dimensione “affollata” che sottrae questa forma di rappresentazione al rischio di risultare troppo statica, conferendole dinamismo. Un ritmo che l’ha resa facilmente “metabolizzabile dal pubblico”.
“Quello che mi ha reso davvero felice – continua Gianluca – è vedere come il mio spettacolo sia riuscito ad accendere un dibattito tra il pubblico, generando una discussione collettiva condivisa. Ha intercettato e reso concreto il bisogno di raccontarsi e di parlarsi. Ha creato e dato voce a una piccola comunità che dopo e attraverso questo spettacolo ha potuto socializzare“.
Un flusso di coscienza è così sfociato in un concreto dialogo intra ed intergerazionale, che ha coinvolto le anime dei vari tempi, ognuna delle quali fruisce dei social con modalità peculiari.
“Questo spettacolo accoglie un frammento possibile di realtà. Racconta solo alcune delle prospettive possibili su un argomento che ha talmente tante sfaccettature da essere mastodontico. Il protagonista combatte con una parte di sè stesso che lo esorta ad uscire di casa, ma rimane invischiato dall’attrattiva dei social, dove fingere di essere diversi dal proprio vivere quotidiano e ‘vincenti’ sembrerebbe semplice e allettante. Il mio, però, è sempre e comunque un messaggio speranza. Perchè cambiare lo stato delle cose è possibile“.
L’utilizzo dei social rimane una nostra scelta. A noi la responsabilità di scegliere come e quanto usarli e la direzione in cui andare. Sempre.
ph. Simona Pasquale







